In questi giorni ho avuto l’occasione di acquistare il confanetto della trilogia de ‘Pirati dei Carabi’ in Blu-Ray ad un prezzo stracciato (in versione speciale, che cercavo da secoli). Oggi mi sono guardato per la seconda volta il quarto capitolo di questa simpatica saga, On Stranger Tides . Chi ha amato i primi tre film troverà questo quarto capitolo carino. Niente di colossale come il secondo o (soprattutto) il terzo film, ma comunque una piacevole avventura per i mari nel mondo leggendario dei pirati. Nessun mostro gigantesco, nessuna maledizione su tesori dall’intergalattico valore: in questo film è tutto ridotto, tranne il costo di produzione (200 milioni di dollari se non vado errato).

Da fan accanito dei film di Verbinsky provo a giudicare questo film firmato da Rob Marshall. In sostanza sono poche le cose che mi convincono veramente e sono diverse le cose che mi hanno lasciato un pò interdetto. Partiamo dalla storia. L’inizio è convincente, getta le basi per un buon proseguimento. Avevamo lasciato Jack su una scialuppa e con la mappa di Sao Feng appena rubata a Barbossa (anticipando, come sempre le sue mosse) sulla rotta per trovare l’Aqua de Vida, la fonte dell’eterna giovinezza e più o meno da li riprendiamo la narrazione. Jack si trova così a deviare dal suo piano originario per recuperare un caro amico, rubare una nave e riprendere la cerca. Viene introdotto quindi il personaggio femminile di spicco di questo episodio e, finalmente direi, ci si concentra su un aspetto importante, ossia i sentimenti di questo pirata maldestro. Se qualcuno in passato aveva manifestato dubbi i gusti sessuali di Jack si deve ricredere, insomma. Il problema è che il nostro caro protagonista finisce, al pari di Will Turner qualche anno prima, per fare lo schiavo sulla nave di un altro pirata, per la precisione sulla Queen Anne’s Revenge di Barbanera. Di casini ce ne sono, l’umorismo non manca e alla fine i nostri pirati arrivano a destinazione. Nel mentre però una nutrita spedizione spagnola, parallelamente ad una nave di sua maestà re Giorgio d’Inghilterra guidata niente poco di meno che dal corsaro Hector Barbossa convergono sul posto e inizia lo scontro. Chi riuscirà a bere l’acqua dell’eterna giovinezza?

Schematicamente la storia sembra robusta. Il peccato però è com’è stata resa. Jack Sparrow ruba la scena anche questa volta, ma manca un vero cattivo e soprattutto una motivazione alla cattiveria del villain. Fortunatamente la storia è lineare e non ingarbugliata come quella del film precedente, ma nonostante questo non si capisce perché Barbanera non sia stato nominato nei film precedenti (come minimo dovrebbe essere uno dei pirati nobili), visto che qui viene dipinto come un pirata spietato alla guida di una nave dai poteri sovrannaturali. Bravo McShane a tratteggiare il tiranno. La vera sorpresa a mio avviso però, viene dal personaggio di Barbossa. Hector mi era piaciuto tantissimo già nel terzo film, dove emerge come coprotagonista importante, ma forse in questo film mi è piaciuto ancora di più e bisogna rendere merito a Rush per questo. E’ ovvio sin dall’inizio che questo spietato pirata (ora semplice corsaro) persegue obiettivi personali e che non è cambiato di una virgola col tempo: risulta difficile capire come mai sia senza la famigerata Perla Nera e chi l’abbia affondata o catturata. Quando Hector parlerà lo farà con disprezzo e con una grandissima voglia di vendetta. Anche in questo film le linee narrative si intrecciano abilmente, per quanto la ‘maglia’ in questo caso sia meno stretta del solito. Il film ne guadagna sicuramente in chiarezza…

La regia è pulita, ma a tratti un pò prevedibile. Certo, è inevitabile realizzare riprese panoramiche viste le suggestine location e lo stampo dato da Verbinsky ai film precedenti; resta però l’impressione che il regista si sia limitato a fare il compitino, senza osare qualcosa in più. La differenza rispetto ai film precedenti si sente e si vede. Musiche decisamente deludenti e questa è la vera novità in negativo. Le composizioni di Zimmer sono poche (spesso si sentono distintamente diversi pezzi scritti per i film precedenti) e cercano di introdurre temi nuovi, senza tuttavia svilupparli a dovere – una costante diciamo, oramai! Gli effetti visivi sono ovviamente impeccabili, anche se in quantità decisamente minore rispetto al passato: non abbiamo gli uomini pesce dell’Olandese Volante qui, ma solo delle affascinanti sirene oltre a qualche inquadratura digitale qui e la.

In conclusione, un film sufficiente ma non all’altezza della fama che si è guadagnata la saga negli anni passati. Spunti interessati, ripeto, ce ne sono, ma ci sono anche plot hole. Anche grandi a volte. Per esempio non viene spiegato come faccia Barbanera a zombizzare il suo equipaggio (make up un pò scialbo, a proposito), così come abbia fatto a catturare la Perla Nera e a tenersela a portata di mano: non si capisce quale potere abbia, se sia legato effettivamente alla nave o meno. Si sente poi l’assenza dell’equipaggio rincretinito dei film precedenti nel quale qualche protagonista riconoscibile c’era e funzionava anche bene. Non mancano i momenti divertenti, ripeto, ma ho trovato alcuni di questi momenti decisamente eccessivi (come la sfida con le 6 pistole, che si poteva evitare). A tratti ho avuto come l’impressione che si volesse allungare il brodo, strappando qualche risata in più. Volendo dare un giudizio tradotto in decimali, direi 6/10.

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