Dove trovare un pò di pace e un motivo per sorridere quando intorno a te succede tutto quello che non avresti mai voluto succedesse? La risposta a questa domanda è arrivata ieri sera, quando Alberto, uno dei miei amici più vicini, mi ha confermato la prenotazione del campetto da calcetto per venerdì sera, ossia domani. Non vedo l’ora di prendere a calci qualcosa di sferico per sfogare ulteriormente il mio stress interiore e la mia tristezza. Ci sarà da divertirsi? Forse si. Avrei preferito una sfida “seria”, ma a quanto pare la precedenza è stata data ad una partitella mista, ragazzi più ragazze. Non si potrà fare sul serio, sarebbe anche inutile. Ogni squadra ha due ragazze, non possiamo permetterci di fare i fenomeni, anche perché vorrei testare la mia resistenza fisica prima di iniziare a fare sul serio e mettermi alla prova con gli altri ragazzi.

Lo so, sarò in una condizione fisica pietosa. Mi fa rabbia questa cosa. Sono due anni che non “scendo in campo”, sicuramente soffrirò tantissimo. Chissà i miei piedi come sono messi: riuscirò ad inquadrare la porta avendo l’occasione di fare gol? Riuscirò a colpire con forza sufficiente e a mirare l’angolino alto, come facevo sempre quando ero a casa? Riuscirò a sprigionare scatti in velocità come quelli di una volta? E, domanda più importante, riuscirò a resistere per un’ora? Tutte domande che richiedono una risposta immediata, ma che per ora non posso dare. Su una cosa sono sicuro: sarò insoddisfatto della mia prestazione. Una cosa quasi ovvia, non sono soddisfatto di me da un bel pò di tempo. Però ricordo che una volta, pazzia per pazzia, riuscivo a fare delle belle partite, altroché. Andavo a fare bella figura anche in mezzo agli sconosciuti. Ricevevo complimenti dai ragazzi più grandi di me. Ero spericolato, provavo fin quando non riuscivo. Insomma, un altro tipo di giocatore. Oggi pretendo tutto e subito.

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