Se c’è una cosa che sto imparando in questi anni è che si deve sempre andare piano in qualsiasi considerazione facciamo. C’è sempre da imparare e non raggiungermo mai la conoscenza suprema. Quando si parla di energie verdi, rinnovabili, tutti quanti (io il primo) aguzziamo la vista e l’udito, perché nelle nostre menti si profilano subito immagini catastrofiche alternate a verdi campi e natura incontaminata. In poche parole, i due opposti della natura, quella che immaginiamo sia senza l’intervento umano e quella che invece immaginiamo mutilata proprio dalla presenza dell’uomo.

Negli ultimi tempi gli incentivi economici dell’Unione Europea riguardo agli investimenti nelle energie rinnovabili hanno provocato un aumento importante del mercato del solare e dell’eolico, anche in Italia. Il potenziale energetico della nostra penisola, soprattutto riguardo al solare, sarebbe importante: c’è da dire, però, che piantare pannelli solari a terra è poco intelligente. Quello che sta succedendo non è affatto positivo e sottolinea la realtà dei fatti: quando si parla di sostenibilità tendiamo a vederne solo uno degli aspetti, tralasciando tutti gli altri. Anzi, per mettere i puntini sulle “i”, vediamo solo uno degli ambiti di uno degli aspetti*.

L’articolo del corriere.it Contadini e imprenditori: tutti stregati dal business dei kilowatt «verdi» dice proprio questo:

Il paradosso delle energie rinnovabili trova la sua plastica rappresentazione in Lombardia: nati per bilanciare i consumi di combustibili fossili, spinti dalla generosa erogazione di incentivi statali senza pari in Europa, i kilowatt «verdi» fanno i conti con la sostenibilità e l’impatto determinato sull’ambiente.

Ma come, le energie rinnovabili non sono l’alternativa che ci permette di avere impatto zero sull’ambiente? Certo, se sono sfruttate nel modo giusto.

«Occorre ridiscutere subito le regole altrimenti per l’ambiente montano sarà un vero e proprio scempio: fiume e torrenti rischiano di rimanere asciutti con gravi danni idrogeologici perché sfruttati da aziende private sostenute dagli incentivi statali»

Molti dei contadini che fino a pochi anni fa si dedicavano ad allevare suini, a seminare mais e foraggio adesso si sono chiamati fuori dalla catena alimentare. Molto più redditizio, sempre per il meccanismo degli incentivi, trasformarsi in produttori di energia. Secondo stime dello Slowfood, in buona sostanza confermate dal consorzio dei produttori del biogas, il 25% dei suoli destinati al mais oggi serve solo ad alimentare le centrali a biogas. «E’ un danno enorme alla filiera agroalimentare» denuncia Claudio Rambelli di Slowfood. Una stima di Coldiretti sostiene che per produrre un solo megawatt di biogas è necessaria la produzione di 200 – 300 ettari di mais.

Sembrano molti, in realtà in base a un calcolo di Regione Lombardia questa «foresta» di pannelli produce all’incirca 348 megawatt di potenza: l’equivalente del consumo di una piccola lampadina per ogni lombardo. A che prezzo? Al prezzo che l’affitto dei terreni è balzato da 600 euro a 2mila euro per ettaro.

E’ ora di chiedersi come mai si è giunti a tale punto. La risposta in realtà è abbastanza semplice. Senza girarci troppo intorno, sono venute a mancare valutazioni globali, complessive del problema. Nessuno sa cosa si intenda per sostenibilità. Il termine infatti viene inteso solo nella sua accezione ambientale, senza considerare che la sostenibilità è anche economica e sociale. Punto. E’ ovvio che quando non si tiene in considerazione la fattibilità di una cosa si commettono errori madornali. Per questo motivo ritengo che l’approccio stesso dell’Unione Europea sia stato sbagliato: dare soldi per l’installazione di questi sistemi, al di la delle modalità o della posizione, della resa dell’impianto e della zona, è errato. E’ sempre sbagliato dare soldi così, alla rinfusa. Certo, la cosa positiva è che è stato installato un potenziale energetico valido, ma le ripercussioni negative ci sono, sono tante, basta leggere sopra. Il settore agroalimentare ne risente perché a tutti conviene (così sembra) produrre energia piuttosto che alimenti. In realtà la convenienza di un agricoltore sta nel perseguire strategie di differenziazione del proprio prodotto, cosa possibile tramite la produzione all’interno di circuiti della qualità a marchio. Non sta nel produrre energia. Su chi pensate che peserà domani l’aumento dei prezzi dei terreni? Ovviamente sul consumatore! Si creerà un aumento generalizzato dei prezzi che gonfierà il valore dei prodotti agricoli e degli alimenti. Alla fine per questa politica ambientalista mal calibrata, andremo tutti a perdere benessere sociale.

Sembra ancora sostenibile il solare, sotto questa prospettiva?

Questo mi fa ricollegare alla questione dell’eolico. La zona intorno al mio paese è stracolma di pale eoliche. Quando ci passo in macchina però non faccio che notare come di tutte le torri installate solo alcune girano e lo fanno in modo decisamente insufficiente a produrre energia. Insomma, prendiamo i soldi dei finanziamenti per installare qualcosa che alla fine non produce energia? Che senso ha installare l’eolico in zone dove non tira vento?

Siamo i solti italiani. Eh, no, non è questo. E’ la politica del settore che è sbagliata. Quando gli incentivi saranno tagliati, nessuno troverà conveniente installare il solare, per esempio. Come faremo a raggiungere livelli di produzione sufficienti a garantirci una sempre minore dipendenza dai combustibili fossili?

Anche in questo, come in altri casi, l’ignoranza può costare caro. L’installazione dei pannelli solari a terra distrugge suolo coltivabile, una ricchezza ben maggiore dell’energia ottenibile catturando i raggi della nostra stella. Se togliamo terreno all’agricoltura domani avremo ben poco da mangiare. E pensare che finalmente a livello europeo si era compresa l’importanza delle produzioni di qualità a marchio e si stava pensando di valorizzare questo aspetto prettamente europeo per innalzare gli standard qualitativi degli alimenti! Rischiamo di tornare indietro di decenni nel caso in cui il consumo di terreno privi seriamente l’agricoltura dei suoli più fertili: torneremo a sentire la necessità di produrre a sufficienza, non più a produrre bene e gli effetti non sarebbero dei migliori.

Oggi che si è capito che questo approccio è sbagliato, quindi, come possiamo rimediare? Dal mio punto di vista c’è un solo modo: aumentare la complessità del meccanismo, introdurre delle regole. Niente più solare a terra. Se gli incentivi devono esserci devono essere per la costruzione e l’installazione di pannelli solari sui tetti. Si devono condurre degli studi di fattibilità per capire se sia conveniente da un punto di vista economico installare un impianto in una zona piuttosto che in un’altra. Si devono considerare eventuali ricadute sociali, di qualsiasi tipo. Solo la positività in questi tre ambiti può permettere di parlare di sostenibilità.

Quindi d’ora in poi, quando parliamo di sostenibilità non pensiamo solamente alle emissioni di anidride carbonica…

*facciamo in modo da ridurre le emissioni di anidride carbonica non prendendo in considerazione le ricadute sull’ecosistema degli stessi impianti del solare: assorbimento di acqua, smantimento delle acque, assorbimento dell’anidride carbonica dei terreni e via dicendo. E questo è solamente un esempio.

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