Da quando ho sentito che gli Eiffel 65 si sono riuniti – tecnicamente il progetto Eiffel 65 è ripartito : ricordiamoci che dietro un nome si nascondono cooperazioni di diversi artisti i quali possono anche contemporaneamente lavorare a progetti dai nomi diversi – sono rimasto con l’orecchio teso, cercando di carpire news riguardo al rilascio del loro prossimo singolo e, soprattutto, del loro prossimo album. Ci hanno lasciato con il terzo album “Eiffel 65”, del 2003, una produzione a mio avviso interessante seppur inferiore rispetto all’album d’esordio “Europop”. Le sonorità che gli Eiffel 65 hanno proposto negli anni sono cambiate e basta un solo ascolto della loro discografia dal 1999 al 2003 per capire in quale senso si è evoluta la loro esperienza musicale.

Dal 2004 in poi non ho avuto più loro notizie. Devo dire con un pò di vergogna, che mi ero dimenticato di loro. Nessun disco, nessun album in programma, niente sulle radio, niente sulle compilation. Sono scomparsi dal panorama in modo quasi improvviso. Poi, neanche due anni fa, lessi la notizia che il progetto Eiffel 65 era terminato nel 2005/2006. Mi tornarono in mente allora i tre maghi che avevano sfornato uno dei pezzi che hanno fatto la storia della dance di fine anni ’90, la tanto canticchiata Blue (da ba dee): Jeffrey, Maury e Gabry. Con Blue catturarono la mia attenzione su questo genere musicale. Furono loro a farmi avvicinare alla dance. Non è successo solamente al sottoscritto: l’impatto di questo pezzo fu epocale. Praticamente tutte le radio la trasmettevano, continuamente, per tutta la primavera, l’estate e l’autunno del 1999. Anche il festivalbar invitò il trio. Anche a mia madre piaceva. Anche ai miei amici. Avevo trovato finalmente un qualcosa di diverso che poteva riempire i miei pomeriggi, la musica. Non ero mai stato attratto particolarmente dalla musica. Con Blue mi sentii attratto in modo maniacale dalla dance.

Vivevo, senza saperlo, un periodo di transizione importante della dance. Gli anni ’90 erano al termine e con essi andava via il genere di dance che aveva imperversato dal ’92 in poi, un genere molto diverso da quello che pezzi come Blue (da ba dee), Tanzen, Tell Me Why e via dicendo stavano delineando. Gli anni successivi videro la realizzazione sia di pezzi interessanti che di pezzi di bassa lega quest’ultimi la causa che etichettò definitivamente questo genere musicale come adatto solamente ai parchi giochi, alle macchine da scontro e via dicendo. Non a caso durante la festa patronale del mio paese, di anno in anno, approfittavo di questo aspetto per ascoltare un pò di musica dance ad alto volume. Etichettare questo genere in questo modo superficiale è ingiusto e riduttivo, da l’idea che basta avere un pc e un pò di fantasia per realizzare un pezzo dance. Non è così. E’ stato possibile col tempo, magari, ma non era così agli inizi del 2000. Ancora si potevano trovare dei pezzi notevoli nel panorama discografico. E poi, ovviamente, ci sono i gusti della gente, che sono il fattore preponderante nelle scelte, specialmente di chi pone il successo prima della qualità artistica (Poker Face ha avuto successo? Il disco seguente sarà la sua fotocopia: chi se ne frega della mancanza di idee, basta che vende!). Insomma, il quadro era questo.

Gli Eiffel 65 continuarono con la dance a produrre pezzi interessanti. Dopo Blue venne Move Your Body e dopo questo Too Much Of Heaven, tanti remix, poi Lucky (In My Life) e via dicendo. Dopo l’attrazione fatale che esercitò sulla mia mente Blue, così come anche Move Your Body, i dischi successivi mi delusero un pò. Devo ammetterlo, mancava qualcosa a questi pezzi. Al di la delle mie considerazioni personali, comunque, il successo del trio non poté che confermarsi. Too Much Of Heaven, che oggi ascolto spessissimo, era una delusione su tutti i fronti, mentre Lucky (In My Life) passava senza lasciare traccia (un pò anonima). Il problema era che mancava un pò la cassa e questo mi dispiaceva tanto. Mi piacquero i remix fatti in quel periodo, da Toro Loco a La Vita E’, passando per The Bad Touch, tutte produzioni un pò troppo simili tra loro, ma che comunque erano orecchiabili, melodiche e dance quanto mi bastava. Poi arrivò Back in Time e li gli Eiffel 65 “tornarono grandi”, tanto che il disco era parte fissa del repertorio di casa. Da quel momento in poi i dischi marchiati dal trio non mi interessavano poi più di tanto. 80’s Stars era sufficiente, non era un brutto pezzo, ma non mi faceva impazzire, Cosa Resterà (In A Song) si faceva ascoltare tranquillamente. Poi venne il 2003, con i pezzi in italiano. Come detto altrove il 2003 si caratterizzò un pò per questa mania di cantare in italiano un genere che, tranne alcune parentesi in spagnolo, era cantato quasi esclusivamente in inglese. Quelli che non hanno età in questo rimane secondo me il loro miglior pezzo dance degli ultimi anni: ricordo che con questo pezzo parteciparono al Festival di San Remo, rimediando un deludente 18° posto che venne riscattato neanche un mese dopo da un successone stratosferico a livello discografico (per la serie veniamo ad esibirci dove nessuno ci capisce, prendiamo gli insulti che ci lanciate ma restiamo tranquilli per il fatto che voi non comprendete la nostra musica). Il disco successivo, Viaggia Insieme a Me, è pop e non dance, eppure fu un successo ugualmente. Al trio della BlissCo non interessava con quale genere si scalasse la classifica, purché la si scalasse. Effettivamente si deve apprezzare questo loro tentativo di spostarsi dalle posizioni iniziali e tenetare di esplorare nuove strade. Per il povero ignorante che vuole ascoltare solo cassone pesante e cantato in inglese, Viaggia Insieme a Me rappresentava un disco al massimo caruccio, ma che non avrebbe mai ascoltato più di 2 volte al giorno. Il discorso cambiava con il remix di Molinaro. Lo stesso dicasi per il pezzo successivo Una Notte e Forse Mai Più, che apprezzavo maggiormente per il testo, ma che amavo ascoltare con il volume a palla solo nella versione remixata da Molinaro. Dopo questo disco si deve segnalare il lancio di Tu Credi (anche questa poi remixata da Molinaro con uno stile decisamente Hard Dance) e, durante la primavera del 2004 di Voglia di Dance All Night, un disco fantastico che, seppur sulla linea pop amavo alla pazzia. Dopo di questo, per quanto mi riguarda, gli Eiffel 65 scomparvero dalla mia discografia. Il solo Gabry Ponte (in ascesa costante dal 2002) dava notizie di se, con tante serata in giro per l’Italia, con il suo secondo album e con programmi radio a Radio Deejay e successivamente ad m2o.

Dal 2004 avevo completamente dimenticato gli Eiffel 65. Poi venni a sapere che il progetto era morto nel lontano 2005 e che dal 2006 Jeffrey e Maury avevano “fondato” il duo dei Bloom 06. Interessato dalla cosa, decisi di ascoltare uno delle loro produzioni. Trovai “Crash Test 02”. Al termine del primo ascolto sapevo di trovarmi di fronte un lavoro insolito, un proseguio parallelo di quello che gli Eiffel 65 stavano diventando col tempo. “Crash Test 02” è un gran bell’album, ha riscosso consensi su larga scala. E’ un album complesso, difficile, dove l’elettronica è avvertibile ma non eccessiva, dove la lirica è più complessa e propone chiavi di lettura che nella dance degli anni scorsi mai si era incontrata. E’ una via di mezzo tra l’elettronica e la musica d’autore. Ai campionamenti vengono aggiunti strumenti convenzionali, il tutto in un incastro che rende tutte le tracce… sopraffine? Uniche? Accattivanti? Interessanti? E’ il successo del duo, sicuramente. Un successo meritato.

Oggi, ascoltandolo per l’ennesima volta, mi trovo a sorridere. Si era partiti con un progetto dalle sonorità techno e si è arrivati a qualcosa di completamente differente. Sicuramente i fan in parte hanno deciso di rivolgere le loro attenzioni altrove, ma moltissimi sono coloro che invece hanno accettato di buon grado questo cambiamento che dagli Eiffel 65 ha portato ai Bloom 06 e che oggi cantano a squarciagola Reaching for the Stars, Between the Lines, Un’altra come Te e via dicendo. Credo che la scommessa più grande sia stata vinta. Noi che ci affezioniamo ad un progetto spesso non pensiamo all’estro di un artista, alla necessità degli artisti di sperimentare, di cambiare strada. No, spesso ci fossilizziamo sulle nostre posizioni: avremmo preferito 100 dischi uguali a Blue, piuttosto che un cambiamento di questo tipo. Siamo troppo sentimentali forse…

Da oggi in avanti però si parla di Eiffel 65, ancora una volta. Chissà quali sorprese ci riservano i mesi di lavoro nei loro “laboratori musicali”. Il ritorno di Gabry Ponte potrebbe apportare qualcosa di positivo. Uso il condizionale, perché ultimamente il buon Gabry si è lasciato trasportare un pò troppo dalle circostanze, regalandoci dischi di lega molto bassa, nel campo della house elettronica e di tutte le varianti che sono cicciate fuori come funghi nel sottobosco negli ultimi anni, soffocando qualsiasi ricordo di quello che era la dance anni fa. Non so cosa aspettarmi perché non so quale approccio stiano seguendo: potremmo trovarci di fronte ad un album “pensato”, molto complesso, sulla falsa riga di “Crash Test 02”, seguito magari da una versione contenente i remix di Gabry, oppure potremmo trovarci di fronte direttamente a proposte per il panorama House (in quel caso sarei curioso di ascoltare cos’hanno combinato). Chissà! Potrebbe venir fuori anche qualcosa in linea con “Contact!”, decisamente di marca più dance. Noi fan non possiamo far altro che aspettare pazientemente notizie.

Il solo fatto che gli Eiffel 65 siano tornati deve mettere il sorriso sulle facce di tutti! 🙂

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