Si, lo so, è scontata come cosa. E’ un pensiero che dovrebbero fare tutti. Oddio, ora che ci penso, tutti quanti sanno cosa vuol dire, ma ben pochi pensano se effettivamente applicano il concetto alla vita di tutti i giorni.

Dare valore alle cose che si fanno.

Al tenersi in forma, agli impegni, al divertimento… Vero? Sacrosanta verità, giusto? Ovvia, no? Ecco, io guardo l’ambiente che mi circonda e mi accorgo che le persone non danno valore alle cose che fanno. Anzi, dai, non voglio essere cattivo: danno valore solamente alle cavolate. Mai alle cose serie. Questo vale nella maggioranza dei casi.

Sono seduto alla scrivania, sottolineo dal quaderno degli appunti. Appunti inevitabilmente incompleti, insufficienti al fine di ottenere una preparazione universitaria completa e sufficiente per una specialistica. Mi chiedo come mai sono finito in questa situazione, come mai da altre parti la gente ha una montagna di libri da leggere per preparare un esame e io invece mi baso su appunti incompleti e scritti frettolosamente. Mi chiedo come sia possibile concepire il mio percorso di studi “universitario”, mi chiedo cosa abbia imparato stando qua. Mi chiedo a cosa mi porterà l’essere laureato alla Cattolica senza avere le conoscenze necessarie per rendermi “competitivo” nel mercato del lavoro a livello europeo. Mi chiedo perché devo essere sempre in carenza di tempo per studiare un esame, perché devo ficcarmi le cose a forza nella testa con tempi insufficienti. Mi chiedo perché i professori danno raramente materiale didattico e perché danno questo materiale sempre, inevitabilmente poco tempo prima dell’esame.

Perché…

E non trovo una risposta. Il massimo che riesco a pensare è che qualcosa non va nel sistema.

Dev’esserci qualcosa di sbagliato.

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