Una volta ero convinto che l’uomo si fermasse a riflettere sulle proprie azioni solo quando queste lo portavano all’orrore. L’orrore di Hiroshima e Nagasaki per esempio ha giocato un ruolo fondamentale nel trattenere U.R.S.S. e USA nel bombardarsi a vicenda durante la Guerra Fredda, così come l’orrore dei campi di concentramento ha portato un pò di sollievo alle comunità ebraiche in europa e nel mondo dopo il secondo conflitto mondiale. Diciamocelo, è come la favola che finisce bene. E tutti vissero felici e contenti.
E invece no. Questa favola non finisce bene. Non finisce mai. Riparte sempre dal principio, ovunque, in qualsiasi momento. La guerra. La favola degli stermini. A noi occidentali giuge l’eco molto debole delle crudeltà di paesi poveri e lontani. E pensiamo, tuttavia, che il mondo sia generalmente in pace. Non pensiamo quasi mai che in realtà il mondo è ancora dilaniato dalle guerre, in quasi tutti i continenti. Quando le forze internazionali si muovono verso un obiettivo pensiamo sia giusto e speriamo che i civili non ne paghino le conseguenze. Poi giriamo la testa altrove per vivere le nostre vite quotidiane. Quando la guerra finisce arriva il bollettino. Spesso ci accontentiamo di leggerlo e tirare un sospiro di sollievo quando tutto va per il verso giusto. Sappiamo che è morta della gente, ma pensiamo siano i cattivi. Certo, anche parte dei buoni cade, ma cade per una giusta causa. E’ così che vanno le cose, pensiamo, pace all’anima loro. E basta. Finisce qua, tutti vissero felici e contenti.
Magari fosse così.
Anche quando le guerre sembrano giuste, esse tuttavia non lo sono. Bisogna viverla una guerra per capire cosa essa sia. Qualche generazione fa l’Europa vide due guerre epocali, distruttive, che portarono diversi milioni di morti. Oggi l’Europa se deve sparare un colpo lo fa in Africa e in Asia. Non sul suo suolo: ha imparato la lezione sulla propria pelle. Noi appoggiamo questi interventi, pur sapendo che sono azioni dettate solamente da interessi economici. Le giustifichiamo così: è per il dittatore, è per la miseria, è per le stragi, è per la democrazia. Dentro di noi sappiamo che è per il petrolio magari, o per l’acqua, o per altro. Però lo diciamo sottovoce. E cosa dire dei morti innocenti? Delle conseguenze sulla popolazione della violenza spropositata delle armi che abbiamo nei nostri arsenali? Come facciamo a costruire un mondo di pace usando delle bombe?

Questo succede ad altri, oggi. Potrebbe succedere a chiunque in realtà, un domani. Anche a noi.
Riflettiamo anche su questo.

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