Speriamo non si tratti del solito “Ritenta, sarai più fortunato”. Gli ultimi disastri ambientali, tra i quali è obbligatorio aggiungere anche Fukushima, sono stati a dir poco apocalittici. Ancora una volta rimproveriamo certe pratiche per poi rinnovarle e riproporle sotto salsa diversa. “Ritenta, sarai più fortunato” è una formula che si adatta a contesti diversi, non al contesto della catastrofe ambientale. Eppure dopo il disastro della Deep Water Horizon continuiamo a trivellare e mentre Fukushima emana plutonio, centinaia di centrali nucleari continuano a fare il loro lavoro (anche se, in questo caso, si spera per poco).
In Italia si dice che le centrali nucleari di nuova generazione sono sicure, poi ci si accorge che il nostro vicino francese ha più del 50% delle sue centrali in uno stato che potrebbe portare facilmente a criticità preoccupanti, per esempio, eppure parliamo ancora di programma nucleare, come a dire che noi, a differenza degli altri paesi del mondo, se facciamo qualcosa la facciamo sempre bene. La nostra impronta sull’ambiente è immane, signori, non so se ce ne rendiamo conto. Ha ragione chi dice che quando tra 1 milione di anni qualcuno andrà a studiare la geologia dei suoli, riscontrerà i segni della nostra presenza tra gli strati sedimentari.

Fukushima

Trivelliamo anche dove è pericoloso, pensando di poterlo fare e bene e nascondendo anche a noi stessi gli elevati rischi di quello che stiamo facendo. La Deep Water Horizon è un esempio lampante. Ma non è l’unico: ci sono altre piattaforme sparse per il mondo, piattaforme che operano in condizioni difficili per poter succhiare l’oro nero, il risultato di ere di lente trasformazioni chimiche che rappresenta oggi il sangue della nostra civiltà e del nostro sviluppo.

La Deep Water Horizon

Siamo dipendenti dall’energia come drogati. Senza energia non possiamo neanche prepararci da mangiare, quasi. Provate a chiedere a qualcuno come organizzerebbe la sua giornata in previsione di un problema all’impianto elettrico: una noia, senza tv, senza computer, senza radio, senza… senza niente. Mi guardo indietro e penso ai secoli scorsi quando l’energia elettrica non era stata ancora scoperta e gli stili di vita erano molto diversi da oggi. Si sta meglio oggi o si stava meglio prima? Ovvio che si sta meglio oggi risponderebbe un ragazzo oggi. Ovvio, ieri c’erano le galline a cui badare, il campo da coltivare, il raccolto da curare… c’era da farsi il mazzo. Oggi ci sono persone che lo fanno per noi, e possiamo dedicarci a preoccupazioni del tipo Quello stronzo non mi ha aggiunto tra gli amici di Facebook senza mettere in conto che ieri, a prezzo di tante fatiche, si respirava aria pulita, si mangiava cibo più sano e c’era una minore varietà di malattie mentre oggi abbiamo Facebook e un mondo inquinato.

Forse dovremmo pensare seriamente di più a come ci stiamo comportando. Ci comportiamo come il tossico dipendente che proprio non riesce a smettere di assumere droga: sappiamo che è sbagliato, ma non riusciamo a farne a meno.

E quando ci accorgeremo che è troppo tardi per tutto… cosa faremo?

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