Tra le cose che ritengo sacrosante c’è la modestia. La adotto come uno dei miei principi fondamentali caratterizzanti. Avrei potuto cavalcare l’onda dei numerosi successi che ho riscosso, spingendomi magari oltre, arrampicandomi continuamente, cercando sempre più notorietà, provando a rimanere permanentemente al centro dell’attenzione, ma non l’ho fatto. Forse ci provai quando ero un ragazzino di 12 anni, spinto in avanti dalla complicità dei compagni di scuola. Alla fine dei conti, però, non si può dire che sia mai stato uno di quelli che vogliono essere al centro dell’attenzione.
Ora, io mi chiedo, rimanere nell’anonimato come ho fatto io in questi anni è un bene o un male? Conosco molta gente che cerca instancabilmente e quasi a tutte le ore del giorno di scavalcare gli altri – me compreso – con opere di “deprezzamento” e di snobismo, una cosa che mi urta e mi fa arrabbiare tantissimo. Sembra di stare nella giungla, dove il più forte ha il dominio sul più debole. Quelli che hanno più “appeal”, quelli che hanno sempre la loro da dire, quelli che in qualche modo cercano di comunicare la loro simpatia o la loro maggiore cultura fanno di tutto per mostrare la loro superiorità. Lo fanno in modo diretto e in modo “mascherato”, con azioni e battute sottili, difficili da capire. Bisogna essere svegli per intuire le loro intenzioni. Sono come messaggi subliminali, non ti accorgi che ci sono, ma li capti, in modo inconscio.
Nonostante questo, non rimpiango il mio modo di pormi, il mio modo di essere: non sono geloso di queste persone perché la mia è una scelta di vita, non una via obbligatoria che qualcuno mi ha obbligato a percorrere. Preferisco la compagnia ristretta alla grande massa. Ho avuto occasione di frequentare gruppi di 15 e più persone e mi sono anche divertito in compagnia di questa gente, ma riconosco che frequentare pochi amici ma buoni per me rende le cose molto diverse. Anche perché, come volevo lasciar intendere all’inizio dell’intervento, mi piace passare inosservato.
Forse alcuni pensano che la mia svogliatezza – specie quella degli ultimi tempi – sia dettata dalla mia incapacità, da una mia effettiva inferiorità in qualcosa, ma sbagliano di grosso. Ovviamente le loro insinuazioni non meritano la mia attenzione, ho ben altro a cui pensare, ma mi piacerebbe un giorno poter parlare chiaro.

Mi conosco bene, non lo farò mai: il rischio di sbottare e di litigare è troppo alto e io preferisco evitare i litigi. Non so perché, comunque mi trovo in una situazione di stallo, nel mezzo di due condizioni scomode: continuare a sopportare le frecciatine derivanti da un’ignoranza abissale – ignoranza che rasenta l’incredibile – e chiarire la differenza tra una persona che cerca di vivere la sua vita e i rompiballe che invece cercano di vivere la vita di più persone. Continuo a chiedermi se non sia il caso di intraprendere una metamorfosi e diventare lo scassamaroni di turno, tanto per far capire l’antifona, ma so che in fondo non sono tipo da fare queste cose: rischierei veramente di rovinare il già precario stato di serenità che con denti e unghie sto trattenendo da un pò di settimane a questa parte…

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