Oddio il diavolo! Datemi l'acqua santa! Ah, no... sono ateo!

 

L’interrogativo di oggi è semplice. E’ giusto condannare chi approccia un determinato argomento/campo di studi con romanticismo e con grande interesse? E’ giusto approcciarsi alle proprie passioni con freddezza e distacco, quasi per paura di commettere degli errori dettati da quelli che possiamo chiamare sentimenti?

Ma forse è meglio spiegarsi. Molto probabilmente quello che dirò sarà incomprensibile per quelli che casualmente si troveranno a “passare di qua”. Mi impegnerò per esprimere chiaramente quello che penso.

Ho detto almeno 45 volte che da piccolo il mio sogno era quello di diventare paleontologo. Dopo un periodo di incertezza e confusione capii che era quello che volevo fare da grande, il mio grande obiettivo. Questo avvenne prima di guardare per la prima volta il tanto elogiato Jurassic Park di Spielberg. La mia passione non è nata con Jurassic Park, ma decisamente prima, sulle pagine della prima enciclopedia che i miei genitori comprarono quasi 19 anni fa. E voglio dire che non deriva da nessun tipo di nuova ideologia new age o cose del genere. Il mio amore era sincero, era puro. Lo sentivo, lo provavo giorno dopo giorno. Era una curiosità immensa, alimentata di continuo dalla mia volontà. Il mio grande svantaggio fu uno solo: non avere gli strumenti che ci sono oggi. Internet all’epoca non era a portata di tutti e le condizioni economiche della mia famiglia non erano generose (non lo sono mai state). Quanto avrei voluto ampliare la mia conoscenza della materia in quegli anni! Quante volte mi mettevo a fantasticare sulla preistoria, sul pianeta dopo la sua formazione, sulle forme di vita che si evolvevano e lottavano per la sopravvivenza! Era in quei momenti che riuscivo a percepire quel sentimento molto profondo e indescrivibile… appunto, indescrivibile. È così complicato che neanche riesco a spiegarlo. Non era possibile per me non confrontare la natura che mi circondava con quella incontaminata che occupava i miei pensieri. Avevo poche illustrazioni (datate già all’epoca) e soprattutto pochissime letture, ma avevo afferrato il concetto di una natura incontaminata, abitata da specie mai viste e affascinanti.

Alla prima visione di Jurassic Park l’effetto fu devastante: il desiderio di saperne di più era diventato esasperante. Siamo chiari: Jurassic Park “arrivò nella mia vita” quando passione e curiosità erano già a livelli molto elevati. Non fu il fattore scatenante, fu piuttosto un catalizzatore. Non la base di partenza. È per questo che a volte, quando leggo certe cattiverie sul web, ci sto male. Magari sarei stato anche un ottimo paleontologo e la mia vita sarebbe stata meno stressante e magari più ricca di soddisfazioni. Con un po’ di fortuna avrei visto i miei sogni di bambino diventare realtà. Purtroppo le cose non sono andate così e leggere le cattiverie gratuite di certe persone mi riempie di tristezza.

Alcuni sul web amano infatti snobbare motivazioni come la mia. Alcuni, nell’estenuante quanto inutile lotta per rilegare Jurassic Park all’universo che gli spetta ossia quello del cinema e quindi della finzione (a cui appartiene senza dubbio), non vogliono sentire ragioni: romanticismi come quello che da piccolo mi hanno travolto non sono degni della paleontologia “seria”, ma sono solamente un modo sbagliato per approcciarsi alla materia. In altri termini, sono un pericolo per la scienza. Il romanticismo porta ad attaccarsi a determinate figure e stereotipi e questo non porta a divulgare scienza, ma fantascienza o fantasy, che è ben altra cosa. La figura dello studioso dev’essere quella dell’uomo distaccato, indubbiamente ateo, stronzo, opportunista e arrogante.

Purtroppo non condivido questo pensiero, perché è stupido. Sono membro di una community che riunisce gli appassionati di Jurassic Park, parliamo più o meno di tutto, ci scambiamo informazioni cercando di essere quanto più possibili “leali” e “fedeli” alla divulgazione scientifica. Non lo facciamo per notorietà, lo facciamo perché è giusto farlo, nei confronti nostri e di chi ci legge. A quanto pare non abbiamo il diritto di discutere di paleontologia, perché il sapere deve rimanere nelle mani degli amici, della confraternita sacra del professionista rincitrullito, del maniaco della notorietà. Come nella migliore tradizione italiana, per questa gente deve restare tutto “in famiglia”; hanno diritto di parola solamente gli addetti ai lavori, nessun altro. L’elite deve sollevarsi dalla massa degli ignoranti che barcolla su questo pianeta. Bambini ignoranti e romantici non hanno diritto di informarsi, non possono interessarsi di argomenti di questo tipo.

Negli ultimi tempi sto assistendo a un promettente cambiamento: si raccolgono, infatti, i primi timidi risultati di una “politica” volta alla rivalutazione della figura che i dinosauri evocano nelle nostre menti: fino a qualche anno fa le ultime generazioni erano vittime di stereotipi errati, ai quali erano più o meno affezionate. Un errore ovviamente cui confidiamo si possa porre rimedio. Riconosco che purtroppo c’è ancora fin troppa disinformazione in giro per la rete: molti rendono disponibili informazioni errate relative a concezioni oramai superate. Il flusso delle informazioni necessita a mio avviso di una regolamentazione di qualche tipo, ma non so se questo sia veramente possibile. È vero anche che molti ragazzini di oggi pagano per il successo che i film di Spielberg hanno avuto negli anni ’90 (un successo che si è spinto anche fino ai margini della cultura di quegli anni ed è questo il vero problema) e l’immagine del dinosauro bakkeriana che è alla base degli stessi film, ma l’arma migliore contro la disinformazione è la campagna di informazione, non la diffamazione. Visto poi che certe persone si divertono a diffamare un gruppo di ragazzini dall’età media di 13 anni, credo che il problema della disinformazione mediatica sul web debba essere notevolmente ridimensionato e non preso veramente sul serio.

Io non mi azzardo a scrivere un bel niente su questi argomenti: purtroppo, così come non si vive d’amore, non ci si istruisce vivendo un indescrivibile desiderio di informazione non esaudito. Per questo motivo quando ho finalmente avuto accesso a quell’immensa banca dati che è la rete, mi sono ritrovato sostanzialmente a zero in un campo dove avrei voluto essere molto informato. E non ho un’immagine mia del dinosauro: Jurassic Park fa parte della mia videoteca, propone delle atmosfere fantastiche, ma rappresenta praticamente il nulla paleontologico per me. La verità però è troppo deludente per il diffamatore medio, quindi viene da questo tranquillamente ignorata. E così anche chi cerca di informarsi seriamente, non potendo fare diversamente, perché guidato dal grande interesse per il Mesozoico, viene etichettato come maniaco, come a dire che è un idiota senza cervello. Mi chiedo il perché di un tale atteggiamento.

Se si deve parlare di romanticismo, si deve fare una distinzione necessaria: c’è chi ancora oggi testardamente insiste nel rifiutare i dinosauri piumati perché ancora legato alla figura dei Velociraptor di Jurassic Park e chi invece approccia le nuove scoperte in campo paleontologico riconoscendone l’importanza, al di la della coincidenza o meno delle nostre fantasie con la realtà. La prima categoria di persone va istruita, non insultata e diffamata, mentre la seconda va distinta e rispettata perché in fondo molte scoperte importanti nel campo è arrivata proprio grazie al lavoro di semplici appassionati. Perché quindi riunire le due categorie in un’unica classe di ebeti imbecilli?

Io oramai sono cresciuto, dedico buona parte del mio tempo ai campi più disparati, dallo studio alle letture. Ogni tanto, specie durante le belle giornate, mi tornano in mente quei momenti di riflessione, magari quei pomeriggi passati a tirar fuori fossili di bivalvi dal terreno, col caldo asfissiante, il sudore sulla fronte, la polvere, gli uccelli canterini e tutto il resto… e mi torna un po’ di malinconia pensando alle mie fantasie da bambino: andare negli Stati Uniti, affermarmi come paleontologo e scrivere un libro, passare intere giornate a scavare. Indagare su di un mondo scomparso, affascinante anche nelle sue brutalità (si, la natura è bella anche in questo). Rimarranno i sogni di un bambino, purtroppo.

Non sono stato abbastanza fortunato.

Advertisements