Spesso la gente, me compreso, pensa al futuro con un pizzico di inquietudine. I più stupidi e superficiali pensano a come faremo quando il Grande Fratello non verrà più trasmesso? Altri, invece, pensano seriamente La mia collezione di giocattoli è troppo preziosa per essere perduta. Poi c’è la gente che si fa problemi sul lavoro (io sono tra questi) e chi pensa invece a quanti siamo sulla Terra, si fa due conti e, ad alta voce, esprime la sua paura con una semplice quanto scurrile parola: C***o!!! Possiamo preoccuparci di perdere oggetti cari, persone care, ma non possiamo sempre ignorare il destino che attende le generazioni che verranno dopo di noi.

Sembro troppo “flashato”? Forse, ma il fatto è che i nostri stili di vita sono in buona parte sbagliati e porteranno, di questo passo, ad una serie di cambiamenti in molteplici campi che rischia veramente di portare a sua volta alla morte tantissime persone, gettando nel caos le società oggi più avanzate, riducendole a terra bruciata con guerre e carestie.

L’altro ieri leggiucchiavo “per hobby” e per caso ho riletto due righe degli appunti presi a lezione, nelle scorse settimane. Effetti dei cambiamenti climatici sul settore agro alimentare. Ragazzi, c’è veramente da preoccuparsi. L’esempio che portavo l’altro giorno sul “contadino” che deve arrivare alla realizzazione di un prodotto sicuro e conforme a determinati requisiti di qualità è solo la punta dell’iceberg di tutto il lavoro che continuamente viene fatto per proteggere noi, consumatori, da autentici veleni naturali. Chi pensa che la natura sia buona e affettuosa, in buona misura sbaglia: li fuori la vita è basata su leggi che vanno al di la dei concetti dettati dalla religione. E’ sempre stato così, il leone mangia la preda e non dice Grazie Dio prima di smembrarla e ripulirla. Noi siamo l’ultimo anello della catena alimentare, abbiamo sviluppato settori della popolazione per la produzione alimentare; per il resto ci godiamo la vita lavorando nei più disparati settori, mentre nell’alimentare si batte contro le avversità ambientali per far fronte ad una domanda di beni sempre maggiore. Man mano che la popolazione mondiale cresce, ed è destinata a crescere, ancora per un bel pò secondo le ultime previsioni, la domanda cresce a sua volta, ma ciò che rende più difficile la gestione delle filiere di qualsiasi tipo è la sfida della produttività e la diffusione di specie patogene e tossigene favorite da andamenti climatici a noi sfavorevoli.

Gli immensi studi sui funghi hanno rivelato che il Regno in questione è ricchissimo: tantissime varietà, tantissime specie, ognuna con le sue peculiarità ecologiche. Fortunatamente quelle che interessano gli alimenti sono “poche”. Di quelle, le specie tossigene sono ancora meno; e di queste spesso non tutti i ceppi sono produttori. La selettività dovuta al rapporto ospite-patogeno, poi, porta ad avere problemi di una specie (al massimo due) su una determinata coltura, non di più. Ora, lasciamo perdere l’impoverimento nutrizionale e le alterazioni organolettiche che la derrata o l’alimento finito subiscono e pensiamo invece alla deposizione di tossine. Molte tossine mietono vittime nei paesi del terzo mondo nei quali, per una moltitudine di fattori avversi, non si riesce ad ottenere il tipo di controllo che abbiamo in Europa, per esempio. Le popolazioni povere sono esposte maggiormente al rischio di morire di fame, certo, e quelle poche volte che mangiano rischiano di morire avvelenate. Serve allora aiutarle a gestire meglio la produzione in campo, coordinando i vari settori della produzione e della trasformazione? Certo, ovvio. Ma cosa si fa nel caso in cui i livelli di contaminazione risultano superiori ai limiti di legge? In quel caso, purtroppo, la derrata è destinata alla distruzione. Non si può in nessun caso correre il rischio di avvelenare la gente. Ecco, mettiamo che non sia possibile abbassare i livelli di questi veleni. Basta pensarci per 3 secondi per arrivare automaticamente alla comprensione del rischio che ci aspetta nei prossimi anni.

Chi è dotato di intelletto niente male ha già capito dove voglio andare a parare. Se le temperature nei prossimi anni sono destinate ad aumentare, le stagioni a mutare in tutto e per tutto, quanto è probabile che uno scenario di questo tipo si realizzi? Perdendo quel pò di controllo indiretto che si può operare sulle produzioni vegetali in campo, si assisterà all’avvelenamento del raccolto a livelli sempre più alti e per tonnellaggi sempre inferiori. Il cambiamento climatico renderà meno produttive molte specie oggi coltivate alle nostre latitudini, renderà le specie fungine pericolose ancora più pericolose, si renderà necessario intensificare la lotta chimica, correndo il rischio di favorire l’insorgenza di ceppi resistenti. E non ci sarà più la possibilità di tornare indietro, perché scenderemo ai livelli delle popolazioni dei paesi del terzo mondo: poca produzione, insufficiente per tutti, e per giunta avvelenata. L’alternativa infatti è semplice: o si muore di fame o si mangia correndo il rischio. E badate, non sto parlando del rischio che corriamo oggi, che è praticamente zero (avete mai sentito negli ultimi anni di morti per contaminazioni del cibo? E se si… quante volte?), ma di un rischio enormemente più alto, perché l’esposizione delle persone sarebbe frequentissima.

Di lavoro da fare ce n’è, tanto. Oramai sembra di essere entrati in un’era di lotta feroce: sembra più la trama di un film di fantascienza. E’ realtà, purtroppo. Riusciremo a districarci in questa fitta rete di problemi per proseguire sulla strada che abbiamo percorso fino ad oggi?

Mmm…

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