Ogni numero di magia è composto da 3 parti, o atti. La prima parte è chiamata la Promessa: l’illusionista dimostra qualcosa di ordinario: un mazzo di carte, un uccellino o un uomo. Dimostra questo oggetto. Magari vi chiede di ispezionarlo, di controllare che sia davvero reale… si, inalterato, normale. Ma ovviamente è probabile che non lo sia.

Il secondo atto è chiamato la Svolta. L’illusionista prende quel qualcosa di ordinario e lo trasforma in qualcosa di straordinario.

Ora, voi state cercando il segreto, ma non lo troverete, perché in realtà… non state davvero guardando. Voi non volete saperlo. Voi volete essere… ingannati. Ma ancora non applaudite perché fare sparire qualcosa non è sufficiente. Bisogna anche farla riapparire.

Ecco perché ogni numero di magia ha un terzo atto, la parte più ardua, la parte che chiamiamo il Prestigio.

Con queste parole si apre un film a dir poco spettacolare che consiglio a tutti gli scettici che, come me, non hanno mai voluto concedegli un’occhiata, anche spensierata e senza pretese. E’ il mio primo film di questo 2011 ed si è rivelato un ottimo film. Molti ne parlavano bene in passato, specialmente il mio amico Andrea, ma ho sempre rimandato la visione. Diffidavo, senza motivazione.

The Prestige presenta la storia di due illusionisti in competizione tra loro, in gara per strabiliare la gente con trucchi dai più semplici ai più sofisticati per dimostrare uno la supremazia sull’altro. Io stesso mi sono fatto trasportare dal film, guardando allibito gli spettacoli dei due rivali, i loro prestigi, i trucchi. In qualche occasione mi sono lasciato ingannare come al solito immedesimandomi nella realtà del film, pensando a come avrei reagito se fossi stato uno degli spettatori. È in questo che il film funziona, prende sul serio. Il modo in cui è sceneggiato, poi, è fantastico: l’intreccio è bello, l’incastro della storia è fenomenale e in montaggio da paura.

Per tutte e due le ore sono rimasto diviso tra il preferire il personaggio di Bale o quello di Jackman, ma alla fine, dopo 90 minuti, dopo aver avuto l’illuminazione, la chiave per la comprensione del tutto, mi sono accorto che per l’intero film ero stato vittima di una sorta di illusione: ci si consuma cercando di capire in che modo sia possibile spiegare quello che si vede sullo schermo e a 20 minuti dalla fine un’idea precisa inizia a farsi avanti quando… si capisce che si è sulla strada sbagliata, la realtà è molto più semplice e… abracadabra!

La conclusione piomba addosso mentre ancora siamo scossi dal fatto che dopotutto la spiegazione al mistero è di gran lunga più semplice di quella alla quale eravamo portati a credere…

Tu non hai mai capito perché lo facevamo? Il pubblico conosce la verità. Il mondo è semplice, miserabile, solido, del tutto reale, ma se riuscivi ad ingannarli anche solo per un secondo allora potevi sorprenderli e allora… allora riuscivi a vedere qualcosa di molto speciale. Davvero non lo sai? Era quello sguardo sui loro volti…


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