Sembrava essermi passata del tutto e invece la paura per il mio futuro ultimamente sta tornando a tormentare i miei pensieri. Che ne sarà di me? L’Italia è un paese che mi garantisce serenità? Ahimé, purtroppo devo ammettere che l’Italia non mi da rassicurazioni in nessun campo. Conduciamo una vita basata sul lavoro: senza soldi non si vive. Non possiamo vivere di aria e di amore, perché questa società non ce lo consente, quindi è d’obbligo trovare un lavoro. Sono disposto a fare dei sacrifici ovviamente. Io non mi faccio problemi, pur di costruire il mio futuro sarei pronto a qualche sacrificio. Ma chi assicura che sacrificandomi riesca ad ottenere un qualche premio per i miei sforzi? Qui da noi sicuramente chi si sacrifica deve tenersi pronto ad una probabilissima fregatura. Per questo sto pensando seriamente di fuggire da questo paese.

La voglia mi era passata del tutto nei mesi precedenti, ma l’immortale crisi economica mondiale (capisco molto più oggi di quanto capissi 10 anni fa, oramai) e la scarsa capacità del nostro sistema governativo di fare qualcosa di più del semplice diffondere false informazioni mi stanno mettendo addosso una paura da matti. In altre parole, se il prossimo anno decidessi di trovare lavoro rimarrei sicuramente a secco per molti mesi. È inutile dire che non è così: tutti sappiamo che è proprio così. In modo particolare da noi.

Non so se ci rendiamo conto di aver preso la strada della piccolezza da ormai molti anni. Il nostro paese è in costante declino politico-economico-sociale-culturale: praticamente in tutti i campi che contano. Siamo sempre più ignoranti e sempre più fieri di esserlo, sempre meno capaci di risolvere i problemi e sempre più attaccati alla poltrona, sempre più egoisti e fallimentari, sempre meno competitivi, sempre meno fieri di essere italiani, sempre meno decisi a metterci al servizio del paese. Pensiamo solamente al tornaconto personale e ce ne infischiamo dell’insieme. Non andremo molto lontano secondo me.

È triste parlare così della propria patria, ma cos’altro fare? Parlarne bene? Le critiche necessarie devono essere fatte. Il mio futuro proprio per queste motivazioni non può essere roseo, in nessun modo. Sulle mie spalle grava la logica stupida del lavorare per vivere, ma in Italia non c’è lavoro. Quindi paradossalmente potrebbe non esserci sopravvivenza. È la stessa situazione dei paesi poveri del terzo mondo. Cosa vuole il mercato del lavoro? Niente. Io domani entrerò nel mercato del lavoro per hobby. Insomma, dovrò pur sopravvivere no? E come farò? Me ne starò con le mani in mano aspettando una chiamata che non arriverà mai?

L’unica alternativa possibile è la fuga. In fondo devo pensare anche a me stesso. Non principalmente, certo, però anche a me stesso. Se qui in Italia non mi è concesso lavorare, devo provare altrove. Gli ostacoli sono tantissimi, ma siamo tutti dotati di qualità, chi più, chi meno. Se ci si organizza, la riuscita dell’impresa dipende solo dalla voglia e dall’impegno che una persona mette. Che sia Canada, Australia, Marte, non importa. Quello che conta è stare al passo con le regole della società. Se ci fosse stata un’alternativa l’avrei sicuramente presa in considerazione, ma ahimé la vita è diventata triste per chiunque; devo cercare il modo di renderla bella.

No sacrifice, no victory. Se i sacrifici sono inutili qui in Italia, purtroppo devo cercare il successo altrove.

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