A volte ritornano…
Visto che in questi giorni non si fa altro che parlare di fantasy, tra Lo Hobbit ormai avviato definitivamente (non ne ho ancora parlato paradossalmente per mancanza di tempo… sono troppe le cose da dire e non so da dove iniziare) e Harry Potter e I Doni della Morte Parte I all’opera per racimolare milioni in tutto il mondo, l’unica cosa che posso concedermi è l’ascolto del lavoro di Desplat e il riascolto dell’ultima fatica di Hooper, fatica che tra l’altro ho rivalutato negli ultimi mesi alla luce soprattutto del risultato finale all’interno film in antitesi al “prodotto” ascoltabile su disco.
Tra le poche tracce che saltano all’occhio e che tutto sommato accompagnano bene un film soporifero qual’è Harry Potter e il Principe Mezzosangue, Inferi in the Firestorm è da mettere in evidenza, in un momento particolarissimo della storia del film, la tanto attesa (per chi conoscendo la storia guarda per la prima volta il film) parte della caverna. Dopo averci teletrasportati sulla scogliera maledetta (in tutti i sensi) con Journey to the Cave (altro lavoro fantastico, il migliore di Hooper), il compositore spara un’altra cartuccia con Inferi in the Firestorm. Le due cartucce di maggior calibro di tutto il lavoro del sesto film: il resto è di calibro inferiore, spesso insufficiente.
Ascoltiamo Inferi in the Firestorm:

Per guardare la sequenza, che non è possibile incorporare nel post, cliccare qui.

E’ breve, vero? Tra i vari rimpianti per questo film c’è anche questo aspetto: i momenti importanti sono fin troppo brevi o mal gestiti e questo fa perdere moltissimo alla qualità finale.
C’è da dire però che gli ultimi minuti, anche se sembrano campati in aria per quelli che non hanno letto i libri e non conoscono benissimo la storia, attirano l’attenzione: l’atmosfera si fa seria tutto ad un tratto, ci si trova catapultati in qualcosa di veramente serio e pericoloso, una caccia al tesoro della quale non avremmo mai sospettato.
Così, nelle pellicole, vengono introdotti gli Horcrux, che tanta importanza hanno nel sesto e nel settimo libro.

Vedete, mi dispiace parlare male dei film di Yates. Se lui fosse capace di gestire produzioni del genere e fosse in possesso dell’abc del regista (cosa della quale neanche io sono in possesso… ehi, io non sono regista di professione), avrebbe messo il film sul giusto binario sin dall’opening. Anzi, diciamo anche che l’opening promette benissimo (cliccare qui)

Forse è l’opening più bello che sia mai stato fatto per la serie, però il merito è da dividere tra regista e sceneggiatore! Non posso neanche dire con certezza che sia stata tutta una splendida trovata di Yates: la mano di Silente a rappresentazione dell’affetto verso Harry, del suo nuovo ruolo di “padrino” possiamo dire, del grande che si prende cura di lui ancora di più che in passato e ancora l’oggetto che si vede nella mano di Silente, chiaro riferimento a quello che vedremo nel settimo ed ottavo film; l’aria distrutta di Harry, in chiara contrapposizione all’Harry della fine del quinto film (irritante oltre ogni dire il suo essere disinvolto pochi giorni dopo la perdita dell’unica persona che gli era veramente vicina oltre ai suoi inseparabili amici); il sonoro e la musica che si fondono benissimo con le immagini… Poi dopo questo, una cagata di film che si riprende con la già citata scena della caverna, dove lo spettatore si desta da quel sonno profondo fatto di prevedibilità, battute stupide e scene da adolescenti e si trova davanti belle scene e bella musica.
Troppo tardi però: a quell’ora lo spettatore è talmente intorpidito che non capisce neanche cosa ci fanno Harry e Silente su uno scoglio in mezzo al mare in tempesta, cosa è quella grotta, cosa stanno cercando e perché ci sono dei cadaveri in acqua. Troppo tempo è stato sprecato per mostrare gli sbaciucchiamenti, le gelosie e, in disparte, un Malfoy gestito malissimo ma che rende bene l’idea (almeno quello, sia lodato il mitico Tom Felton) del ragazzo sotto terribile pressione, col terrore di essere trucidato assieme alla sua famiglia, diviso in fondo tra il lo faccio e basta e il no, non posso farcela da solo.

Questa è l’ennesima review che faccio di questo film. Portiamo pazienza… la bellezza delle scene che ho citato e linkato non possono lasciarmi indifferente. D’altronde io con questi libri ci sono cresciuto…

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