Il mio rapporto con i social network è ambiguo. Col tempo infatti sto manifestando una sempre maggiore insofferenza nei confronti di quelli troppo “in” e una sempre maggiore simpatia per quelli di nicchia o comunque di dimensioni contenute. Quindi possiamo dire che non sono totalmente contro questo mondo di condivisione virtuale. Lo dimostra il fatto stesso che da anni ho il mio blogghetto e un contatto su msn, per esempio.
Facebook, da tanti amato, da tanti odiato e da tanti sfruttato non rapprensenta quindi l’idea di social network che mi sono fatto col tempo. Anche Messenger propone un social network, eppure meglio si adatta alle mi esigenze: per esempio è dotato di una piattaforma (gli spaces, che stanno scomparendo del tutto) ben più completa, stimolante e appagante rispetto all’ormai colosso del gossip (come mi piace chiamarlo a volte).
Conti alla mano, vogliamo elencare le utilità di un social network? La prima e la più importante – lo riconosco anche io – è la possibilità di stabilire contatti con altre persone, molte delle quali non abbiamo la possibilità di vedere o di incontrare personalmente. La maggioranza delle persone alle quali domando perché hanno un account su Facebook per esempio rispondono che li, in quel sito, hanno fatto nuove amicizie ma soprattutto hanno ripreso i contatti con gente che non vedevano/sentivano da diverso tempo. E’ vero, ripeto: io l’ho vissuto sulla mia pelle, durante gli ultimi mesi di permanenza su Facebook ero riuscito a rimbalzare di amicizia in amicizia fino a trovare gente che ho conosciuto a Dublino. A questi poi si sono aggiunti gli ex-colleghi delle scuole elementari e medie, con mio grande piacere. E’ una bella cosa dopotutto.
Poi, che altro? Ah, si: il social network ci permette di essere informati su tutto quello che succede agli altri, su gentile concessione degli stessi “altri”. Se voglio raccontare cosa mi è successo lo faccio. Lo faccio su Facebook, su Twitter, su MySpace… Se devo lanciare delle frecciatine cattive verso tizio o caio che mi sta antipatico (ma che ovviamente sono inseriti nella mia lista degli amici), lo faccio attraverso la mia pagina personale. Posso sapere tutto di tutti se tutti scrivono tutto. Si crea a lungo andare l’enciclopedia della vita di una persona, costellata di alti, bassi, pensieri di tutti i tipi, fotografie e magari video. Ci si trasferisce sul web, si trasloca. Le modalità offerte dai vari social network, le offerte diciamo, sono varie: si va dal blog, che preferisco, alle modalità molto riassuntive e spoglie, come gli “stati personali” e le “firme”. Gli altri hanno accesso a quello che scrivo e possono commentarlo. In teoria possono intavolare una discussione. Anche questa è una funzione comoda, ottima per gente che non ha la possibilità di parlare di persona.
Terza ed ultima attrattiva di un social network è la pubblicità. Questo porta ad usare Facebook per un fine personale ben più materialista dell’instaurare o restaurare amicizie o del comunicare una cavolata piuttosto che un’altra. Questo aspetto ha assunto oramai un ruolo di notevole importanza nel marketing, visto che di pubblicità si tratta. Tutte le grandi aziende pubblicizzano e comunicano tramite i social network. Prima Facebook, poi Twitter, poi gli altri: è raro trovare uno spazio poco pubblicizzato nella rete.

Ora vediamo quali sono i lati complementari di questi tre aspetti.
Con il web il mondo è diventato veramente molto piccolo. Il trasferimento di informazioni è diventato semplice, alla portata di tutti e questo ne ha aumentato il potenziale. Si, forse questo è il grande vantaggio del web e i concentratori di utenza, i social network per l’appunto, ne hanno ulteriormente incrementato l’efficacia. Inizialmente si usava la posta elettronica, ugualmente veloce e facile da utilizzare, mentre oggi i servizi di posta e messaggistica istantanea sono inglobati nei social network, in modo da semplificare al massimo la comunicazione. Insomma, se vuoi qualcosa la trovi facilmente nell’offerta di un social network. La scelta quindi ricade sul quale scegliere nella lista sempre più lunga. Fino a due anni fa il colosso indiscusso in questo campo era sicuramente MySpace. Da due anni a questa parte non ce n’è per nessuno: Facebook è diventato il numero uno e non si smuoverà da questa posizione per molto tempo. La causa di questa ascesa è l’esponenziale effetto del contagio da novità: i miei amici sono su Facebook, mi iscrivo anche io. Io mi sono iscritto nei primi mesi del 2008 e all’epoca c’erano pochissimi miei conoscenti. Rimasi tranquillo su Facebook fin quando notai che il traffico era eccessivo per i miei gusti. Il mondo intero faceva parte di Facebook e allora ho deciso di abbandonare il sito. Diciamo pure che mi è dispiaciuto dover interrompere tutti i contatti che avevo ristabilito, ma cosa potevo farci? Ogni pensiero era commentato da decine di persone, innumerevoli link assurdi a giochetti, quiz e altre cavolate del genere, una chat poco utile e questa… mania di aprire la pagina di Facebook almeno una volta al giorno. Agli inizi, essendo una novità, passavo diverso tempo sul sito, cercando senza successo di personalizzare la mia pagina personale. Ho lasciato perdere quando mi sono accorto che tutti quanti su Facebook sono delle semplici facciate: tutti quanti hanno la stessa pagina, le stesse impostazioni, le stesse opzioni… Quando a questa mezza delusione si è aggiunta la rottura di dover accettare decine di richieste di amicizia alla settimana e decine di inviti a quiz e robette insignificanti (e sostanzialmente studiate per farti perdere tempo) ho iniziato a spazientirmi. Alla fine sono esploso e ho cancellato il mio contatto, anche perché non vedevo il motivo di star connesso senza modificare il mio stato personale (dopo un pò mi sono rotto le scatole), senza fare del gossip (guardiamo le foto di tizio o di caio), senza fare quiz (che due scatole!), senza poter aggiungere niente di nuovo se non pensieri brevi e su una sorta di blocco note (che brutto). Insomma, alla fine dei conti, a cosa mi serviva Facebook? A parlare di tanto in tanto con l’amico che vive a 500 km di distanza? Si. Solo a questo però. Ho pensato bene di sacrificare quei contatti che avevo ristabilito da poco e starmene col mio blog e con i miei contatti di msn, in tutta tranquillità.
Oggi non sento la mancanza di Facebook perché a me piace stare in contatto con la gente a cui tengo. Anche perché chiaramente Facebook è una fregatura bella e buona: molti contatti neanche ti hanno mai salutato in giro. Ci si aggiunge l’amicizia di tizio solo per poter dire “ho 3400 amici” e basta. Di vero in quell’amicizia non c’è assolutamente niente. Siccome non mi piace l’ipocrisia della gente non c’era motivo di rimanere li in mezzo, circondato da ipocriti. A guardar bene la pagina di questo social network pare sia stata montata su solo per comunicare quello che stiamo facendo alla tal ora: ossia a mostrare agli altri la nostra vita. Mi direte che la comunicazione in questo caso è a discrezione dell’utente. Va bene, è vero. Posso anche non scrivere niente… ma allora mi dite a cosa serve un profilo su Facebook se non faccio queste due cosette? Alla chat? Ma i servizi di chat migliori sono altrove, questo lo sanno tutti! Alle foto? Se voglio inserirle! E se per caso non voglio? Ai quiz? E se per caso non li faccio?
Potrei continuare, vedete. Emerge chiaramente che Facebook non ha utilità pratica per l’utente. Al massimo lo si può vedere come aiuto nella diffusione dell’informazione. Ma anche per questo (e soprattutto per questo) ci sono altri strumenti, di gran lunga più professionali.
E a dirla tutta l’uso di social network Facebook (e anche altri: qui sto nominando principalmente Facebook perché l’ho vissuto sulla mia pelle) elimina il classico confronto verbale anche tra persone che vivono una di fronte all’altra. Se ci sono dei confronti – di qualsiasi natura – si preferisce controllare che tizio abbia risposto al messaggio su Facebook, invece che presentarsi di persona dall’interessato e discutere. Una volta gli adolescenti mascheravano la loro vergogna nel proporsi alle ragazzine usando gli sms; oggi, 10 anni dopo, usano il computer anche per dire che vanno in bagno. E’ una delle tante cose tristi che sto costatando negli ultimi tempi.
Pare che nessuno se ne accorga: tutti gli iscritti a Facebook di mia conoscenza lo ritengono una cosa utilissima, addirittura alcuni lo classificano come ottimo strumento. Per fare del gossip, forse. Non sicuramente per altro. Se una persona aspira al meglio, cerca i servizi altrove, non su Facebook. Lo capisco, sono tutti li iscritti, cosa aspetto a ripristinare il mio profilo? Nah, perché devo uniformarmi? Viviamo in una società in cui se non sei come gli altri sei un emarginato e questo è un male. Non condivido affatto questa logica. E, coerente con le mie idee, non ripristino il mio contatto su Facebook. Non ne ho bisogno. Se la gente mi vuole, potrà avermi in carne ed ossa. Se la gente non mi vuole, amen.

Gli amici sono ben altra cosa che una lista di nomi su un social network.

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