Dio non è necessario a spiegare la creazione dell’Universo. In un certo senso mi fa male un pò il cuore, visto che a dirlo è stato una persona che nel 1998 aveva affermato che, nonostante viviamo in un mondo governato da leggi fisiche e dalla matematica, non era giusto scartare a priori Dio: Stephen Hawking. Secondo lui, ci può essere un Dio, nonostante tutto. Era quanto di più sensato avessi mai letto:

Ma quand’anche ci fosse una sola teoria unificata possibile, essa sarebbe solo un insieme di regole e di equazioni. Che cos’è che infonde vita nelle equazioni e che costruisce un universo che possa essere descritto da esse? L’approccio consueto della scienza, consistente nel costruire un modello matematico, non può rispondere alle domande del perché dovrebbe esserci  un universo reale descrivibile da quel modello. Perché l’universo si da pena di esistere? La teoria unificata è così cogente da determinare la sua propria esistenza? Oppure ha bisogno di un creatore e, in tal caso, questi ha un qualche altro effetto sull’universo? E chi ha creato il creatore?

Fino ad oggi la maggior parte degli scienziati sono stati troppo occupati nello sviluppo di nuove teorie che descrivono che cosa sia l’universo per porsi la domanda perché? D’altra parte, gli individui professionalmente qualificati a chiedersi sempre perché, essendo filosofi, non sono riusciti a tenere il passo col progresso delle teorie scientifiche. Nel Settecento i filosofi consideravano di propria competenza l’intero sapere mano, compresa la scienza, e discutevano problemi come: l’universo ha avuto un inizio? Nell’Ottocento e nel Novecento la scienza divenne però troppo tecnica e matematica per i filosofi o per chiunque altro tranne pochi specialisti. I filosofi ridussero a tal punto l’ambito delle loro investigazioni che Wittgenstein, il filosofo più famoso di questo secolo, disse: «L’unico compito restante per la filosofia è l’analisi del linguaggio». Quale caduta dalla grande tradizione della filosofia da Aristotele a Kant!

Se però perverremo a scoprire una teoria completa, essa dovrebbe essere col tempo comprensibile a tutti nei suoi principi generali, e non solo a pochi scienziati. Noi tutti – filosofi, scienziati e gente comune – dovremmo allora essere in grado di partecipare alla discussione del problema del perché noi e l’universo esistiamo. Se riusciremo a trovare la risposta a questa domanda, decreteremo il trionfo definitivo della ragione umana: giacché allora conosceremo la mente di Dio.

Ecco, insomma, ho condiviso questo pensiero sin dalla prima volta che l’ho letto, perché in parte ero giunto ad una conclusione, seppur più generale, dello stesso tipo, dello stesso orientamento. Ora però, a quanto pare, vi è una possibilità che il creatore in tutto quello che ci circonda non vi abbia mai preso parte… è come annunciare che siamo abbandonati al nostro essere terreno e basta.

Molti scettici tireranno un sospiro di sollievo. Non so come reagirono alle parole di Hawking su Dio, 12 anni fa. Ho imparato che, più per moda che per altro, tutti gli scienziati sono atei, quindi probabile che le parole di Hawking suoneranno nella mente di queste persone come Lo sapevo, avevo ragione, dopotutto!. Dice Hawking nel suo ultimissimo libro, The Grand Design, che La creazione dell’universo è stata semplicemente una conseguenza inevitabile delle leggi della fisica. Considerando che è altamente probabile che esistano non solo altri pianeti simili alla Terra ma addirittura altri universi, Hawking sostiene che se Dio avesse voluto creare l’universo allo scopo di creare l’uomo, non avrebbe avuto senso aggiungere tutto il resto.

Cosa replicare? Poco… niente. Sono cristiano, sono cresciuto da cristiano. Non perfetto, s’intenda. Però credo. E non lo faccio perché sento la necessità di sperare in un domani, né perché spero nella vita infinita, affatto. Credo perché c’è qualcosa dentro di me che mi spinge a farlo. In un certo senso mi rivela che non riesco a vedere tutto quello che mi circonda. Il perché non lo capisco, non potrò forse mai capirlo. Non so perché non riesco a vedere tutto e non conosco lo scopo della mia vita – non ancora perlomeno. La domanda è, lo è sempre stata, perché? Semplicemente ritengo che non siamo capaci di sondare la mente di Dio, né di comprenderne i progetti. Ovvio che a noi sembra illogico l’aver creato noi e l’antinoi, noi e altri infiniti universi. Potremo dire di aver capito Dio, solo quando avremo raggiunto l’apice della comprensione e della consapevolezza del tutto. Non prima.

Andromeda Galaxy

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