Forse uno degli argomenti più controversi, complessi e intriganti degli ultimi decenni è proprio quello del riscaldamento globale.

Ne ho già parlato in altre occasioni, l’ultima delle quali mi pare fosse quella del resoconto dell’estate 2008, due anni fa. All’epoca lessi Stato di Paura del compianto Crichton e il mio punto di vista riguardo al dibattito – a quello che del dibattito era, diciamo, arrivato a me – si era arricchito di una posizione inattaccabile quasi quanto l’accusa, ossia l’impossibilità di determinare con certezza assoluta su quali spalle debba cadere la responsabilità dell’aumento delle temperature che ci stanno facendo soffrire il caldo in questi anni. E’ veramente colpa dell’uomo? Non è possibile che tutti quanti stiano prendendo una cantonata abissale?

Così come non esiste il rischio zero in alcuni campi – vedi quello alimentare, lampante esempio di come le cose possono sfuggire di mano anche nei casi in cui si prendono tutte le precauzioni per evitare problemi (mozzarelle blu?) – così esiste la possibilità che il cambiamento climatico non sia colpa dell’uomo. Per essere quanto più possibile leali, lo si deve ammettere: il 100% di una teoria equivale a dire legge e in tal caso, mi dispiace, ma non si può parlare di legge. Questo bisogna dirlo: quella del surriscaldamento è una teoria. Una teoria supportata da fatti. Lo dissi anche due anni fa e su questo non ci piove: è logica.

La dove però la questione dev’essere analizzata con maggior cura e soprattutto con oggettività, è sugli effetti dell’attività antropica. Crichton al riguardo evade in maniera "elegante" ogni tipo di accusa, diluisce le cause del caldo di questi anni tra ignoranza dell’uomo e mancanza di informazioni affidabili. Certo, anche qui… un fondo di verità c’è. Non conosciamo che poco del passato che va oltre la nostra memoria "storica", quella che riusciamo a ricostruire tramite testimonianze di varia natura e basta chiedere ad un naturalista cosa ne pensa della teoria dell’evoluzione elaborata da Darwin. Pian piano la ricerca riesce a riempire buchi temporali con informazioni importanti, ma si parla pur sempre di un lasso di tempo talmente lungo che immaginarlo vien difficile. Quando non sappiamo neanche quali e quanti sono stati i cambiamenti di temperatura che il nostro pianeta ha manifestato durante la sua lunga storia, come possiamo preoccuparci di quelli che si stanno verificando? Effettivamente le temperature sono cambiate, spesso. Valutazione indiretta di queste temperature è fatta tramite l’analisi chimica della composizione atmosferica di diverse epoche: ammettendo una correlazione lineare tra concentrazione di anidride carbonica e temperatura atmosferica, ci si fa un’idea di quello che doveva essere l’ambiente in quell’epoca. Ma qui si inciampa subito, perché alcuni non concordano con quest’equazione CO2 = caldo. E’ proprio perché alcuni cambiamenti di temperature del pianeta (medie, s’intende) non sono accompagnati da andamenti analoghi delle concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica che alcuni ipotizzano che questa relazione non vale. Ammetto che è misterioso, ma ammetto anche d’essere ignorante. Quello che voglio dire è che una risposta logica ci dev’essere sicuramente e questo porta a pensare che la questione sia veramente più complicata di quanto non sia già. La risposta a questo mezzo enigma non ce l’ho e a quanto pare non ce l’ha nessuno. Forse perché si tratta di un arco di tempo troppo breve, chissà… fatto sta che alcuni si aggrappano proprio a questo arcano per affermare che forse niente è come sospettiamo.

Ci sarebbero tantissime cose da dire al riguardo, ma ci metterei un’era, quindi mi fermo qua. La mia posizione? Nessuna. Sono contro la disinformazione dell’una e dell’altra parte, sono contro la scarsa informazione, contro gli insabbiamenti in generale e contro la maleducazione. E penso anche che l’ignoranza sia una delle bestie nere da combattere. Il bello di tutto però non sembra essere solo la disinformazione o la maleducazione, ma anche l’ignoranza.

Per combattere l’ignoranza serve l’istruzione. Quanto più possibile allargata a diversi ambiti e diversi aspetti, completa. In Italia c’è questa possibilità? Raramente. Nel peggiore dei casi non c’è proprio. Perché? Sarò ripetitivo ma la tv in Italia è spazzatura, a tutte le ore e su tutti i programmi. Noi giovani di oggi non ci rendiamo conto di quello che un domani potrebbe aspettarci. Siamo così immersi nella logica del vantaggio personale che non ci rendiamo assolutamente conto che c’è un limite di tolleranza a tutto, anche in natura. E le persone più grandi di noi? Sono in pochi quelli che alzano gli occhi al cielo e, guardando la cappa di smog della città si preoccupano per il futuro… semmai si preoccupano della propria vita. Ah, ma uno ha diritto a preoccuparsi della propria vita quanto vuole! Il problema serio è che c’è una mancanza di umanità più che abbondante (possiamo dire che non ci sfiora neanche, ecco), tanto è che la cappa di smog finisce, nelle nostre menti, per interessare solo la nostra vita e non quanto ci circonda. Come se quello strato grigio di gas debba essere inalato solo da un paio di polmoni e basta. Così si ragiona oggi. Non si fa riferimento a quanto può pesare quel gas sulle aree verdi, sulle piante, sugli animali, su quelli che verranno dopo di noi. E’ come se tutti abbiano – per citare un film – una visione d’insieme che non va oltre la mezz’ora.

Anche per questo un po’ mi terrorizza l’idea di andare a vivere chissà un giorno in una grande città. Tutto quello che vuoi, saranno comode per diversi aspetti, ma io amo il verde incontaminato e l’aria pulita, quella che ti fa venir fame dopo un po’ che stai li a godere del panorama. E sono triste ancora di più quando mi rendo conto che siamo così assuefatti da questo modo errato di condurre le nostre vite che un cambiamento radicale è da considerarsi fuori programma almeno fin quando i cambiamenti non inizieranno a fare morti a palate, dalla mattina alla sera. Sperando che non sia troppo tardi.

Purtroppo, la stupidità finisce per ottenebrare l’intelligenza. Oggi vedo gente che si preoccupa di fare 10 passi in più per gettare un sacchetto di differenziata e per questo preferisce non farla a priori, gente che non vuole percorrere quei 100 metri in più perché fa caldo e c’è la macchina col condizionatore, gente che preferisce il motorino alla bicicletta, anche a quella a batteria… gente che, magari anche quando non può, installa un condizionatore d’aria in casa e lo fa andare a palla. Gente che brucia plastica per divertimento, gente che brucia boschi per passatempo. Tutto è concesso sulla Terra. Tanto, come dice quell’esperto di mio padre mondo era, mondo è e mondo sarà.

SBAGLIATO!

È contro questo che mi batto. Non ci si può cullare sulla falsa… non è neanche speranza, è sicurezza, dannazione! Non ci si può cullare in "sapienze" vecchie 150 anni per prevedere come andranno le cose in futuro! È una squallida scusa per giustificare la fattibilità di tutte le cavolate che facciamo, da mattina a sera! Ma dico, è tanto difficile da capire? Il petrolio sta finendo! Io dico sarebbe anche ora, mio padre invece si lamenta del fatto che inventeranno un altro modo per fregarci soldi, come a dire non ti illudere che non cambierà niente. Due consapevolezze che non hanno punto in comune, ci rendiamo conto? Chi se ne frega di quanto costerà l’energia domani! Quello di cui ci si deve preoccupare per il futuro è come rimediare allo schifo che stiamo combinando oggi! Perché prendere sotto gamba tutto quello che è scomodo prendere sul serio?

Qui oggi ci sono più di 33°C. E sono le 10 del mattino. Vi lascio immaginare il picco che si raggiungerà tra qualche ora, superato mezzogiorno. Il cielo è limpido, non una nuvola. L’amministrazione comunale del mio caro paese d’infanzia pensa a chissà cosa, mentre è ovvio che per rendere pittorico questo paese serve del verde. Molto più verde. In aria non si sente un cinguettio. Non una rondine. Quando ero piccolo ricordo che la primavera e l’estate erano in un certo senso "dannate" perché ogni volta che mia mamma appendeva i panni ad asciugare prontamente c’era una rondine che lasciava cadere la popò su qualche capo di abbigliamento profumato. Oggi pagherei oro per vedere una mia maglietta cagata. E invece non posso. Non posso perché questa zona è diventata una landa desolata, arsa dal sole, gialla e marrone, squallida, mal curata, piena di rifiuti. E con la crisi che c’è la landa desolata e arsa dal sole ha ancor meno significato di una volta. Cosa ce ne faremo tra tanti anni di un paese povero, con centinaia di ettari destinati ad una produzione agricola che non esiste, abbandonata da piante e da animali, tormentata dal caldo e dalla siccità? Niente. Sarà un’altra vittima della desertificazione. E quando arriverà veramente il momento di prendere atto di questa atroce realtà, cosa faremo? Come al solito ci guarderemo indietro e prenderemo atto dei nostri errori: avremmo dovuto agire in modo diverso. E vorrei tanto esserci in momenti del genere, ad urlare e picchiare chi si permette di dire una cosa del genere. Siamo persone, non minorati mentali. Abbiamo un nostro cervello e dobbiamo farlo funzionare. Solo così possiamo meritare di vivere.

Io penso… Santo Dio, non siamo una zona turistica, non abbiamo il problema di migliaia di visitatori l’anno e non abbiamo il pensiero di gestire un volume maggiore di rifiuti rispetto ad altre cittadine della stessa grandezza. Siamo però, notoriamente, degli imbecilli. Tutti quanti, nessuno escluso. Sappiamo cosa stiamo perdendo, ma perseveriamo. Sappiamo tutto, ce ne rendiamo conto, ma come fare per cambiare le cose? È scomodo, è noioso, è inutile. Perché conservare le comodità di ieri, scomodandoci oggi? Lascia correre… oggi conta essere fighi agli occhi degli altri. Conta andare in mezzo ad una comitiva e mostrare d’essere qualcuno. D’essere… neanche di saper fare, d’essere. È quello che pensa per esempio, uno dei miei cugini. Va bene essere pragmatici, ma schifare gli altri solo perché non hanno quel tipo di vita è da gelosi. Ecco, lui lavora di giorno e gira in auto di sera. Tutti i giorni, tutte le settimane. Tutti i mesi, tutti gli anni. Un’intera vita passata tra lavoro ed auto. Senza un bricciolo di conoscenza di altro. Lui vuole apparire così e per orgoglio non cambierebbe mai in meglio la sua vita. Cosa fa di buono mio cugino? Possiamo dire niente, a parte gli interessi della sua famiglia. In relazione agli altri, produce abbondanti quantità di inquinante. Ma come faccio ad incolpare lui di quello che sta accadendo? Non posso. Sono tantissimi i titolari di automobili, la colpa va distribuita equamente. Mio cugino è un esempio, uno di quei modelli "se devo uscire di casa lo devo fare a cavallo, fosse anche per percorrere 300 metri".

Sapete di cosa mi sto accorgendo? Che io posso non far parte di questo sistema. Ho 24 anni, un cervello funzionante come quello di tutti quanti gli altri. Non mi sdegno a fare 2 km con un borsone di 20 chili sulle spalle per raggiungere una meta. Non mi faccio problemi a fare 3 km a piedi per andare in centro a guardare un film, non mi faccio problemi a fare 20 km in bicicletta per andare a Tollara. Ci metterò ore in più muovendomi a piedi ma in fondo, chi se ne importa? Perché devo andare di corsa? Chi mi corre dietro? Così facendo lego le mie capacità alla mia persona, evitando di pesare sull’ambiente come invece fanno altri. Un domani comprerò un’auto? Credo di si. Il dubbio vero però è quanto la userò. Sicuramente meno di una bicicletta (e non perché andare in bicicletta mi piace, ma perché la ritengo comoda).

Ci vuole un tipo di consapevolezza che permetta a tutti quanti di uscire fuori da questo torpore imposto dalla società, di andare oltre il semplice campare alla giornata, di andare oltre il semplice "mettere da parte i soldi", del semplice fai le cazzate oggi che domani sicuramente non ne avrai occasione. Ieri la vita era diversa da oggi e domani cambierà ancora. Lo so che non è possibile conservare per sempre quello che vediamo. Non mi ritengo un conservatore, anche se ho ammesso più volte di essere nostalgico del passato, ma riconosco di essere solamente un misero essere vivente in mezzo a tantissimi altri e che come tale non posso sfuggire alla realtà della mia natura: un domani morirò felice d’aver rispettato l’ambiente, perché questo è un dovere e l’importanza del rispetto di questo dovere crescerà col tempo. Cosa cambierò con questo stile di vita? Con molta probabilità un bel niente, ma questo non è un motivo valido per unirmi alla grandissima massa di persone che invece non rispettano niente e nessuno.

Vedrò mai cambiare le cose?

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