La vita da studente mi ha stancato. Lo noto alla fine di ogni santo anno universitario. Alla fine del primo anno ero ancora carico. Un pò stanchino dopo tutti quegli esami: sapevo già allora che non poteva durare in eterno, che sarei crollato prima o poi. Il secondo anno è stato un altro dispendio energetico impressionante ed ora, alla fine del quinto anno, sono letteralmente con la lingua di fuori. Una volta la preoccupazione di un esame mi obbligava a stare incollato sulla sedia, ma ora… neanche più la paura mi fa stare sui libri. Non è così che mi piace studiare. Per questo oggi pomeriggio sono così discontinuo. Per esempio, dopo un breve ripasso di quella buffonata di Valutazione Nutrizionale, sto ascoltando il lavoro di Mansell per Moon.
A proposito, cos’è Moon? In una parola: Moon è un gioiellino. Metto "ino" perché è un film senza grandi pretese, con un budget sicuramente bassissimo, ma che vale 100 volte i milionari transformers e via dicendo. Solo un altro film mi aveva messo apprensione come Moon e si trattò, lo scorso anno, del tanto chiacchierato e criticato Sunshine di Boyle. Sunshine assume a tratti aspetti da horror, cosa che non lo accomuna a Moon, però Moon ha il vantaggio di essere più claustrofobico. Vediamo un solo attore, per tutti i 90 minuti. Un solo interprete, Sam Rockwell, che non ti fa pentire della scelta del noleggio o del biglietto del cinema (a proposito, ma in quanti cinema è uscito questo film? 1? 2?) e tutta una storia dietro.
Il film può sembrare lento, ma non lo è: in 90 minuti dice molte più cose di quanto si pensi e lo fa con arte. Il regista è sconosciuto (io non lo conosco, non so voi), ma il lavoro è egregio, tanto che vorrei comprarlo originale questo film, perché merita. Nessun polpettone spaziale, nessun combattimento tra navicelle alla deriva, solo la Luna e Sam Rockwell (nel film col nome di Sam Bell).
Chi è Sam Bell? La domanda trova subito risposta, ma col tempo la risposta è obbligata a cambiare. Sam Bell è un comune "lavoratore" della Lunar, azienda leader nella produzione energetica di Elio3. Il suo contratto è di 3 anni e tra 15 giorni tornerà a casa. Non vede l’ora di riabbracciare la sua adorata moglie e la sua splendida figlioletta. Vive solo e lavora da solo. Sulla Luna il suo solo contatto è il robot Gerty, gentile intelligenza artificiale costruito per aiutarlo e proteggerlo. Dopo 3 anni di solitudine, però, la mente inizia a fare brutti scherzi e il suo stato di salute si aggrava: alcune strane cose iniziano a impensierirlo, a turbarlo. Chi è la ragazza che improvvisamente appare seduta alla sua poltrona, davanti alla tv? Cosa sta succedendo nella stazione lunare di Sarang? E’ davvero tutto come sembra?
Lo spettatore assaggia la verità pillola dopo pillola. Inizia a sospettare di tutto e tutti, anche di Gerty e della sua gialla faccetta animata e delle sue risposte ripetitive.

Ho pensato molto a questo film, non potendo non collegarmi alla crudeltà che siamo capaci di esternare; allo schifo che ci caratterizza sempre, alla voglia di sfruttare, schiavizzare gli altri per un nostro tornaconto personale. In Moon ho visto anche questo, mascherato dietro le parole di incoraggiamento dei direttori della Lunar.
Gli scenari sono realistici, l’ambiente lunare è ovviamente desolato, grigiastro in cospetto al nero più profondo dello spazio siderale. Sullo sfondo, in una grande inquadratura nel momento più importante del film (commovente a dirla tutta, perché la disperazione del protagonista è massima e la musica di Mansell nel modo più semplice possibile, dipinge una quadro di note unico a mio modo di vedere), la Terra, distante e mai vicina, blu e verde.
Per risparmiare sul budget è stato d’obbligo l’uso massiccio di modellini, ma il risultato finale è perfetto: nessuna sbavatura e il tutto è realistico. Un altro punto a favore di questo film.
Sam Rockwell si conferma attore di talento: il compito era difficile e sia lui che il regista hanno superato la prova di realizzare un film con un solo attore protagonista senza mai annoiare. Grandissimi!

 

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