Non ho ancora espresso il mio parere riguardo all’eliminazione dell’Italia dal mondiale sudafricano. Se non mi sono pronunciato è perché l’amarezza era troppa.

Il successo di 4 anni fa è stato del tutto cancellato dalla mia testa: un pò perché sono passati 4 anni, un pò perché non ho mai visto, negli ultimi due anni, un’Italia come quella, un pò perché ho visto coi miei occhi la Nazionale di calcio andare, consapevolmente, incontro al tracollo. I segnali allarmanti erano anche tanti ed erano venuti a galla più volte durante le amichevoli. Perché diavolo non correre ai ripari?

Il primo vero campanello d’allarme suonò un anno fa, durante la Confederations Cup. L’Italia non riuscì a convincere se non in superiorità numerica contro gli USA. Era la prima volta che giocavamo una Confederations Cup, l’occasione non andava sprecata, si doveva collaudare la squadra, su questo non dico che Lippi sbagliasse. Era fin troppo evidente, comunque, che non avevamo assolutamente gioco. Eravamo già allora lenti e macchinosi, prevedibili. Arrivavamo pochissime volte a concludere in porta. Rimproveravamo Donadoni per il carattere offensivo che cercava di dare alla Nazionale, eppure quella squadra sembrava più esuberante, più frizzante, seppur soffrisse molto a centrocampo (e la partita contro l’Olanda in apertura di mondiale è un esempio). Con l’arrivo di Lippi ci si aspettava un ritorno ai “vecchi” fasti, ma oggi possiamo dire che eravamo tutti quanti dei poveri illusi, perché effettivamente il calcio in Italia ha subito un calo drastico e questo si riflette sulla squadra nazionale, indipendentemente dall’allenatore. In Confederations subimmo gol da tutte le squadre (la tradizione italiana ci insegna che la nostra difesa si è sempre comportata in modo esemplare, subendo pochissimi gol): dagli USA, dal Brasile (ben 3), dall’Egitto addirittura. Alla fine dell’ultima partita Lippi disse che i giocatori a disposizione erano quelli visti fino a quel punto e che non ci dovevamo aspettare nessun miglioramento… nessun miracolo. Insomma, come dire accontentatevi perché questo passa il convento. Colpa sua? No. Non ancora, almeno.

Ci qualifichiamo al Mondiale con una gara d’anticipo (non che il nostro girone fosse difficile), ma mostriamo un gioco poco convincente contro squadre modeste. Non siamo mai stati il Brasile ma uno spera sempre di vedere una bella Italia, anche contro il Liechtenstein. E invece niente. Pazienza. Al Mondiale si vedrà, pensavamo. Al Mondiale ci presentiamo con una squadra quasi vecchia (una delle squadre con l’età media più avanzata), con giocatori reduci da prestazioni insufficienti in campionato (contro Siena e Atalanta…) e con un mister che dice ai microfoni di fidarsi del gruppo. Ok, mister, mi fido del gruppo, se lo hai preparato tu allo stesso modo di 4 anni fa. Se è così stiamo tranquillissimi.

Inizia il Mondiale: prima partita contro il Paraguay. Inizio carino. Poi subiamo gol alla prima palla pericolosa. Uno pensa e che culo, un tiro un gol, poi si rende conto che Cannavaro si è perso il suo uomo come un pollo e pensa tu guarda come stiamo messi. Cerchiamo di riprenderci, ci proponiamo in avanti, ma subito si vede che dopo la tre quarti campo non abbiamo idee. Ahia. Un attacco che non attacca, che non crea occasioni non è un attacco. E infatti pareggiamo grazie ad un centrocampista, su calcio d’angolo, grazie ad una dormita della difesa avversaria. Titolo della Gazzetta “De Rossi para guai”. E di guai ne sarebbero arrivati prestissimo nel caso avessimo perso la prima partita.

Chissà cos’hanno pensato le altre squadre europee quando hanno visto i gironi. Arrivati al girone dell’Italia avranno pensato: tu guarda che culo gli italiani! Avranno imbrogliato per avere la vita così facile. Eh, facile dire così quando si è l’Olanda o il Portogallo, la Spagna o l’Inghilterra. L’Italia soffrirà anche contro la Slovacchia, vedrai, dicevo ai miei amici. Uno ha detto anche no, vedrai che contro Hamsik perdiamo proprio. Tirapiedi? Macché. E infatti le cose sono andate proprio così, ma non perché l’ho detto io… perché l’Italia è così.

Dopo la prima prestazione – mi aspettavo di peggio a dire il vero – non ero così pessimista. Si poteva passare come primi nel girone ancora, visto che le altre due compagne, Slovacchia e Nuova Zelanda, si erano annullate a vicenda con un noioso 1-1. La seconda partita era contro la Nuova Zelanda. Chi? La Nuova Zelanda, squadra composta da perfetti sconosciuti che militano nelle serie minori di campionati europei. Eh si, Italia, la vita è facile per te: giocare contro la Nuova Zelanda è come giocare contro l’Albinoleffe. Forse persino più facile. Inizia la partita, neanche il tempo di fare 2passaggi2 che, su calcio piazzato, osserviamo questa palla proiettata al centro dell’area. Cannavaro liscia e l’attaccante avversario segna comodamente. Ancora questo culo maledetto, pensiamo tutti. Ancora Cannavaro che dorme, pensa qualche altro. Diavolo, siamo l’Italia! Andiamo a sfondare il cranio alla Nuova Zelanda. Tutto il mondo credo stesse guardando quella partita. Tutto il mondo ha visto la figura di merda di una squadra campione del mondo che non riesce ad andare oltre la tre quarti campo e creare un’occasione da gol nitida alla Nuova Zelanda. Confusione, passaggi sbagliati, nervosismo: non si passa. Quei 4 ciabattoni neozelandesi non sono minimamente preoccupati dai nostri attaccanti. Poi il miracolo! De Rossi cade in area (fallo dubbio) e Iaquinta insacca il rigore concesso dall’arbitro. Gol. Facilissimo. 1-1, adesso ribaltiamo il risultato. Si, avoja. La partita procede noiosamente con questi cross maldestri in area dove ci si aspetta qualcuno che salti. Ma cosa vuoi saltare con dei difensori tutti sopra i 190 centimetri di altezza? Mettiamo Di Natale! Cavoli, se non sbroglia lui la situazione! E’ veloce e bravo coi piedi! Ma Di Natale è lo stesso Di Natale dell’Europeo di 2 anni fa? Purtroppo si. Anzi, ora ha anche 2 anni in più nelle gambe. Dopo 10 minuti è sudato e stanco, non ha fatto un dribbling e non ha impensierito i fortissimi difensori avversari. Finisce 1-1. Ahia, Italia, così sei costretta a vincere contro la Slovacchia (sconfitta 2-0 dal Paraguay, intanto).

Lippi tranquillizza: Il mondiale inizia ora. Eh, le ultime parole famose. La Slovacchia sarà anche una squadretta, ma vuoi vedere che la squadretta tira fuori l’anima che non ti aspetti? Chi lo dice che non hanno carattere per farti male, Lippi? Ti fidi della notorietà dei giocatori avversari (praticamente nulla, se si toglie Hamsik)? Eppure la paura si sente: si rischia di uscire al girone, contro tutti i pronostici. No, non è possibile, contro la Slovacchia dobbiamo vincere per forza. E’ la Slovacchia, non la Spagna. In allenamento il mister urla di far girare la palla, di buttarla dentro. I giocatori capiscono? Non lo sapremo mai. Sappiamo solo che si cambia modulo: 4-3-3, per fare gol (perché non tenersi Donadoni a questo punto?). Così poi dopo aver fatto gol ci chiudiamo in difesa per salvare la qualificazione. Furbi, eh. E chi ha mai dubitato della furbizia italiana?

Arriva la grande giornata, la resa dei conti. Ora vediamo cosa hanno combinato in allenamento. Si parte: 4 secondi di tempo e già il primo tiro. Di Di Natale, da centrocampo, cercando di sorprendere il portiere avversario. Chissà se lo ha fatto per disperazione prematura. Sarà l’unico tiro dell’Italia. Alla mezz’ora segna la Slovacchia. Volevo dire Mah, che novità, andiamo sotto contro una squadra di cessi! ma mi sono trattenuto. L’Italia non c’è, non c’è mai stata. Ora meno che mai: Gattuso fa quel che può, corre, fa fallo, spezza il gioco degli avversari… salva quei quattro incapaci della difesa dalle incursioni dei centrocampisti avversari meglio che può. Ma non dura a lungo. Alla fine del primo tempo è sostituito. Inutile Italia, non funzioni neanche sotto di un gol e virtualmente fuori dal Mondiale. Nel secondo tempo si assiste al secondo gol Slovacco. E’ la fine. E invece no. Accade quello che non ti aspetti. Triangolo in area, Quagliarella riceve e alla velocità della luce dirige in porta: il portiere respinge, Di Natale raccoglie e segna. 2-1. Avanti Italia! Finalmente hai fatto un gol su azione. E’ un record per la squadra campione del mondo, che ora gode del vantaggio psicologico, contro avversari stanchi e impauriti dal gol. Dopo qualche minuto Di Natale crossa in mezzo, Quagliarella anticipa il difensore e insacca: 2-2. Tutti saltano di gioia, non si capisce più niente, ma Quagliarella è fermo in mezzo al campo e si lamenta con il guardalinee: fuorigioco, Italia. Millimetrico, ma c’è. Chi lo avrebbe mai visto? Se solo il guardalinee fosse stato 2 metri più indietro sarebbe stato convalidato. Eppure, purtroppo c’è. La squadra è un tantino delusa. Mancano 10 minuti, c’è tempo per fare un altro gol. Tutti in avanti. Poi tutti indietro, nella nostra metà campo. Fallo laterale per gli slovacchi. Batte uno sconosciuto, un altro sconosciuto inizia a correre da centrocampo, si infila negli spaventosi buchi della difesa, prende la palla e la butta sotto la traversa. 3-1, Italia. Sembra di rivedere Ungheria – Italia di quell’agosto 2006 quando, da freschi campioni del mondo le prendemmo da una squadra senza identità. L’Italia accusa il colpo ora. Demoralizzata, a poco più di 5 minuti dal termine. Ma non è finita. Gran lavoro di Quagliarella e botta violenta, sotto l’incrocio. 3-2, siamo qui, non ce ne andiamo. In pieno recupero i giocatori avversari si buttano a terra piangendo: chi si fa male da solo, chi si ferma per stanchezza e chiede l’aiuto del preparatore atletico, chi vuole la mamma. Vecchi trucchi per perdere tempo in pieno recupero. Ultima azione. Punizione nella loro metà campo, la palla sorvola l’area piccola e si ferma sui piedi di Pepe, che maldestramente tira di destro, buttandola fuori, a pochi passi dalla porta. E’ finita Italia. Fai le valigie e torna a casa che è meglio.

Ahie ahie ah eheh, waka waka aeae!!

Questo mondiale, Italia, era meglio se lo guardavi dalla tv di casa.

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