E’ vero o non è vero che nessuno nasce cattivo… che cattivi si diventa? Ditemi che non è solo una mia paranoia. I concetti di buono e cattivo credo siano oggettivamente oggettivi… Eppure un pò tutti quanti siamo cattivi, non è vero? Tutti, indiscriminatamente, siamo un pò cattivi, con noi e/o con chi ci sta vicino. A volte passiamo per cattivi, altre volte invece passiamo per buoni pur essendo cattivi. Spesso – e questo è un errore che fanno molti genitori – si pensa di essere buoni, ma si è cattivi. E’ fondamentale saper capire quando si sta agendo male e quando invece si sta agendo bene. La linea tra l’essere buoni e l’essere cattivi è ben marcata, è evidente e ce ne possiamo accorgere facilmente con un veloce sguardo alla nostra coscienza. Se siamo cattivi lo sentiamo; se siamo buoni altrettanto. Molti cattivi, però, cosa fanno? Non danno ascolto alla propria coscienza o, peggio ancora, credono di ascoltare la loro coscienza, ma in realtà non lo fanno e, di fatto, si ingannano da soli. Il discorso è complicato perché rischia di scavare nei discorsi cosiddetti campati in aria. Per evitare questo potrei inventare qualche esempio, ma proverò a farne a meno… vediamo cosa ne vien fuori.

Quando ero piccolo – ricordo solo una piccola parte delle cose che ho fatto – ero ingenuo, come tutti quanti i bambini. Altri bambini, miei coetanei, erano più svegli. Spesso questi bambini usavano la loro furbizia per fare dispetti. Capire il perché un bambino fa dei dispetti è difficile, ma tra bambini ci si capisce alla grande, anche senza parlare e questo è forse dovuto al fatto che da piccoli siamo molto più simili tra noi di quanto non lo siamo da adolescenti e da adulti. Molti bambini facevano dispetti per puro divertimento, altri lo facevano per ripicca, per gelosia, per odio, per risentimento, così come molti adolescenti ed adulti fanno in continuazione. Da questo punto di vista, forse, non c’è nessuna differenza tra le diverse età. I bambini, però, non nascono con questi sentimenti negativi impiantati nella testa. Da dove vengono quindi queste idee (e)strane(e)?

Pensavo proprio a questo ieri, invece di studiare. Pensavo ai pochi momenti che mi restano in mente, ai tempi dell’asilo, ai dispetti che i miei amichetti si facevano a volte. Non sono giunto a nessuna conclusione ma da tempo oramai, in merito a questa cosa particolare, ho maturato un certo pensiero: da piccoli nasciamo "incontaminati". Prendiamola così, nasciamo puri. E’ il dopo che non riesco a spiegare. Come mai dopo aver imparato a camminare, a maneggiare gli oggetti, a parlare un pò, diventiamo in buona parte dei casi, un pò cattivi e maliziosi (nel senso più innocente del termine s’intenda: nessuna allusione al sesso e a porcate del genere), per poi peggiorare man mano che cresciamo, a contatto con gli altri? E’ come un contagio continuo, a contatto con gente che sta messa come noi o peggio di noi. E’ un peggiorare continuo che porta, a volte, a casi estremi che sfociano poi nelle peggio cose che si possano immaginare.

Quindi nasciamo con un animo candido e, diciamo, lo sporchiamo man mano che il tempo passa. L’educazione dovrebbe tenere a freno certe cose e rimetterci sulla giusta strada – è per questo che un genitore dovrebbe picchiare un figlio, non per altro. Quando è che maturiamo una coscienza? Io non ricordo il momento in cui iniziai a pensare seriamente al motivo delle mie azioni, alle conseguenze, non ricordo quando iniziai a domandarmi se facevo la cosa giusta, cosa volevo che succedesse, cosa fosse meglio per gli altri o cosa potevo fare per far stare meglio gli altri e per stare bene con gli altri. Può essere successo all’asilo come alle scuole elementari, non ne ho la più pallida idea. Il momento dev’essere arrivato sicuramente, in un modo o nell’altro. E’ in quei momenti – che secondo me sono fondamentali per una persona – che si decide come saremo in futuro: se saremo degli approfittatori spietati, consapevoli dei nostri errori e disposti a tutto pur di stare bene o se saremo delle persone più pacate, meno determinate, ma alla ricerca della soluzione migliore non solo per noi stessi. Purtroppo la società impone il darwinismo sociale e bisogna essere svegli per andare avanti, districarsi, sapersela cavare. La scuola, prima del mondo del lavoro, ci educa anche a questo: alla competizione, anche se spesso non viene moderata a dovere. Ci sono persone disposte a fare dispetti pesanti pur di essere al centro dell’attenzione o di essere lodato. La gelosia tra i banchi di scuola prende il sopravvento già ai primi contatti tra i ragazzi, specie quando si incontrano tipi in gamba ed intelligenti, volenterosi di mostrare le loro qualità. E’ il risultato dell’impostazione della società, dove il migliore va avanti (appunto, quello che prima ho chiamato darwinismo sociale). E’ giusta come impostazione? Direi di no… anche se non saprei pensare ad una società impostata in modo diverso, perché ci sono nato e ci vivo tutt’ora, subendone i risultati degli innumerevoli problemi.

Quindi? Dove porta tutto questo? Non vedo altra via d’uscita, se non quella dell’occultazione della voce della coscienza. Se questo è vero, questo evento deve avvenire er la prima volta abbastanza presto in quasi tutti quanti noi. Una volta fatto questo passo, si prosegue velocemente sulla strada del mettere se stessi prima degli altri e di qui si cade facilmente nel tranello della gelosia. E via dicendo. L’essere cattivi è un sunto di tutto quanto ed è uno stato aggravato in quei casi in cui la persona è cosciente di ciò che fa e delle motivazioni che lo spingono: in quel caso infatti ci si trova di fronte ad una totale mancanza di coscienza. Diciamo anche che il cattivo si abitua così tanto al suo stato che non vuole più cambiarlo per questioni di orgoglio, di pigrizia, di aspettative personali… Arrivati a quel punto ognuno può fare quello che preferisce senza rispettare vincoli di nessun tipo, e trasformando la propria vita in un semplice periodo di tempo, privo di significato.

In un certo senso è come estraniarsi dagli altri. Come la povera Anna Frank, anche io credo sempre nell’intima bontà dell’uomo, perché è parte della sua natura, come anche il male. Non parlo in termini religiosi, affatto. Anche vivendo da atei, senza mai sentir nominare parole come Dio e Chiesa, tutti quanti, potendo vivere in modo da poter crescere come meglio si crede – senza influenze di nessun tipo, una cosa teoricamente possibile, ma impossibile da realizzare – inizierebbero con l’essere buoni e tenderebbero a intraprendere la strada sbagliata. Col tempo in tutti gli individui sorge quella vena di male dall’elevato potenziale. Sono pessimista forse? E’ la mia esperienza personale, l’ho capita io, gli altri la comprendono allo stesso modo. Tutti quanti abbiamo luce ed ombra dentro noi stessi (non c’è momento più azzeccato di questo per usare questa frase!). L’unica cosa che possiamo fare è decidere da quale parte stare (cit. Star Trek).

Concludo dicendo che personalmente ritengo l’individualità degli interessi come male principale, la causa del perché la società di oggi, forse di più di quella di ieri, si compone di individui isolati in città sovrappopolate (un paradosso…). Sono troppo poche le persone che decidono di imbarcarsi in imprese dall’estremo altruismo partendo in missione per paesi del terzo mondo o dedicando le proprie capacità nello sviluppo di tecnologie per combattere la fame nel mondo e per la preservazione dell’ambiente che ci ospita e che garantisce la nostra sopravvivenza (ma questi sono solo esempi: oltre alla stupidità dell’uomo c’è un’altra cosa infinita ed è la fantasia).

A molti questi pensieri possono sembrare stupidi, lo so. Penso soprattutto agli accademici che vedono nella razionalità del pensiero l’unica strada per la comprensione del tutto. Quelli che leggeranno queste poche righe riterranno che io sia una persona dalla chiusura mentale alimentata da fanatismo cristiano, ma non è vero. Pur essendo credente ho scritto non riferendomi a nessun tipo di passo biblico o di dogma. L’ho fatto perché io sono così, penso così. E spero che prima o poi arrivi un giorno in cui tutti quanti ci rendiamo conto di quale dono sia l’essere qui, di quale sia la bellezza di quello che ci circonda e di come potremmo migliorarlo, di quanto sia appagante fare qualcosa che non è per noi stessi e farla con piacere.

Attendiamo pazientemente…

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