Si ritrovava di nuovo nella stessa stanza, grigia, cubica, spigolosa, oscura. Senza finestre. C’era luce, ma a ben vedere era impossibile stabilire da dove venisse. Un veloce pensiero lo attraversò: luce gassosa? Impossibile, va contro tutte le leggi della fisica. Allora? Allora boh. Strano. Ora la luce divenne più intensa e l’intensità ben presto divenne insopportabile per gli occhi e se li coprì con le braccia, accecato da tanta energia.

Riaprì gli occhi. Poggiava i piedi su un suolo nero, piatto come una tavola. A pochi metri da lui di alzava un albero verde. Vive su cosa? Su questo suolo nero? Un suono familiare squarciò l’aria ed un attimo dopo un treno velocissimo passò a piccolissima distanza dall’albero. Pensò: Potrebbe colpirlo! Ma vide subito che il treno, lunghissimo, grigio e spigoloso, sfrecciava tranquillo senza toccare l’albero. Guardando il vegetale, immobile, pensò che lo spostamento d’aria non aveva mosso neanche le foglie. E pensò all’aria. Provò a respirare, ma non sentiva nessun flusso entrargli nei polmoni. Era una condizione strana, come se lui vivesse senza bisogno di aria. Tuttavia sentiva una sensazione strana, come se qualcosa effettivamente inspirasse: qualunque cosa fosse aveva un gusto strano. Ma non ci pensò a lungo. Dove si trovava? Solo adesso ci faceva caso: a distanza poteva vedere montagne verdi, dopo una lunghissima pianura. Nera.

Si avvicinò all’albero, alzò lo sguardo verso la cima frondosa e si accorse che un venticello ne agitava i rami. Allora c’è vento in questo posto. Chiuse gli occhi e inspirò ancora. Niente. A lui l’aria era negata. Riaprì gli occhi, lo sguardo triste verso il cielo, nero anche quello. Poi abbassò lo sguardo verso il tronco dell’albero, a pochi centimetri dalla sua faccia. E allora vide la bellezza dell’albero, la regolarità della superficie del tronco e poi degli stessi rami. Iniziò a sentire uno strano calore provenire dall’albero, un calore avvolgente, ma non eccessivo. Decise di arrampicarsi sull’albero.

Con fatica si aggrappò ai rami, scavalcandone diversi. Aveva faticato molto, ma lo aveva fatto senza riprendere fiato. Nonostante la mancanza di aria, sentiva la necessità di respirare. Pensava tra se Ma a cosa serve? Tanto non potrei respirare aria. Una brezza leggera all’improvviso gli accarezzò la faccia. Istintivamente aprì la bocca ed inalò profondamente. L’aria era fresca e ora poteva sentirne la bellezza ed il profumo riempirlo a fondo. Respirò ancora e ancora. Sorrise. Chiuse gli occhi, si concentrò sul respiro. Il profumo era bellissimo e disegnava nella sua mente immagini colorate. Riaprì gli occhi e guardò verso il basso: il terreno era verde, ora, e fertile, e ben presto macchioline bianche ne uscirono – capì che erano margherite – e cespugli crebbero sotto i suoi occhi, mentre la brezza continuava a diffondere quel bellissimo profumo… Com’è diverso il mondo visto dall’alto! Ora si ricordò dal cielo e alzò lo sguardo. Con sorpresa vide il celeste prendere il posto del nero in modo veloce e spietato. Guardandosi intorno vide venir fuori animali di tutti i tipi, dalle lucertole alle farfalle: lepri dal manto marrone, volpi rossastre, lucertole veloci e serpenti striscianti in un mondo lussureggiante emerso dal nero. Si aggrappò ad un altro ramo, spostando il suo peso per poter vedere meglio le meraviglie che lo circondavano e si accorse in quel momento che la chioma dell’albero aveva cambiato colore, che era ora più bella di quanto non fosse in precedenza e che poteva sentirne la ricchezza e la vitalità: le foglie erano ora di un fantastico colore dorato, erano morbide e profumate, come l’aria che le lambiva. Accarezzò un ramo giovane che cresceva a quell’altezza e venne colpito da un raggio luminoso, forte e caldo. Da un punto preciso la luce inondava l’ambiente, un disco bianco accecante, potente e persistente. Il sole – pensò – colui che tutto muove. Dove aveva sentito quelle parole? Con gli occhi chiusi non se lo chiese due volte. Aveva poca importanza. La grazia, la bellezza di quello che aveva visto erano talmente grandi che il suo cuore era colmo di gioia. E la gioia era così grande che spostandosi verso l’estremità di un forte ramo pensò che non sarebbe stato male cadere in tutto quel verde profumato e addormentarsi beato, sfiorato dal vento.

Chiuse gli occhi e i suoi piedi abbandonarono il forte ramo dell’albero dorato. Cadde per poco e subito sentì il soffice tocco dell’erba e dei fiori del prato. Sospirò, rilassandosi, desiderando di stare là per tutta la sua vita.

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