Ho mai scritto un intervento parlando di calcio?

Ebbene, per quanto non ne abbia mai parlato, se non in rarissime occasioni (al momento non me ne viene in mente neanche una), ecco che… si, anche io posso parlare di calcio. Non sono questo grande esperto, s’intenda, però il calcio lo seguo con interesse. Gli impegni universitari mi tengono lontano dalla Serie A, ma spesso guardo le partite del calcio che conta, quello continentale. Devo ammettere che, purtroppo, oramai è evidente il divario tra le squadre italiane e quelle europee (inglesi e spagnole, che in Europa fanno scintille).

Questa sera il mio orgoglio di italiano ha subito un piccolo sobbalzo, quando l’arbitro ha fischiato annunciando la fine della partita tra Barcellona ed Inter. Non sono tifoso, men che meno interista, però questa semifinale l’ho guardata con estremo interesse. L’Inter infatti è l’unica squadra italiana (di nome… di fatto non ha italiani nella rosa se si esclude qualche rarissima occasione) rimasta quest’anno in Champions ed avente un organico che meriterebbe la vittoria finale.

Questa sera il ritorno della semifinale prometteva faville: goleada e pressione da parte dei padroni di casa che alla vigilia promettevano di far pentire gli interisti di “essere giocatori”. Una frase un pò ambigua se vogliamo dirla tutta. Una mezza minaccia quasi… °-°  Grandi proclami. Alla vigilia delle partite importanti allenatori, giocatori e a volte dirigenti si divertono a lanciare sfide e frecciate all’avversario (qualche volta con un pò di veleno) per il fuoco dei media, ma le parole, si sa, se le porta via il vento. E stasera, infatti, si è visto proprio questo: il tanto acclamato Barcellona non ha trovato mai spazi per arrivare a impensierire seriamente l’Inter, orfana di un giocatore importante dopo mezz’ora di gioco (mi dicono sia stato un cartellino rosso un pò esagerato…). La partita si è messa in salita per l’Inter, i giocatori si sono sacrificati in tutte le zone del campo, non hanno mai mollato e alla fine hanno ridotto al minimo il danno. 1-0 per i padroni di casa e Barcellona a casa.

Da italiano sono felicissimo; da italiano ferito per l’Europeo di due anni fa lo sono ancora di più (perdemmo proprio contro gli spagnoli). Ora l’Inter deve vincere la coppa, a tutti i costi, considerato che l’altra finalista è una squadra tedesca (il Bayern di Monaco di Van Gaal) non irresistibile (anzi) e decisamente inferiore all’Inter, almeno sulla carta.

Tutto questo ovviamente, non perché mi interessa la collezione di coppe interista (decisamente povera, specie se confrontata con quella dei cugini del Milan), ma perché voglio che il calcio italiano possa vantare una presenza importante nelle competizioni intercontinentali anche in futuro, visto che rischiamo di essere declassati.

Forza Inter, allora.

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