Non credo di aver mai ragionato sul perché di questo blog. Dissi qualcosa nel mio primo post in assoluto se non ricordo male, ma poi non ripresi più l’argomento. Quindi, perché io, Donato, scrivo su un blog?

Prima di rispondere alla domanda, torniamo indietro nel tempo di qualche anno. Prima che arrivassi qua a Piacenza internet era per me un passatempo che non potevo permettermi: potevo dedicare al web pochissimo tempo con una connessione 56 k, per cui non lo conoscevo affatto; intuivo le sue potenzialità, ma non essendo un “navigatore” assiduo, non sapevo con sicurezza cosa si potesse fare. Se pensiamo che durante il periodo settembre-dicembre 2005 imparai buona parte delle cose che oggi so, si riesce a capire, più o meno, che all’epoca della mia prima “villeggiatura” qui a Piacenza mi si aprì un mondo. Le tanto famose chat, alle quali non avevo mai partecipato, si rivelarono il luogo più sorprendente, strano e pericoloso: potevi parlare con persone lontanissime digitando comodamente i tasti e stando seduto a bere un caffé o magari una bibita fresca. A volte mi è capitato anche di essere preso in giro, di essere preso a parole (senza il minimo motivo), mentre altre volte ho stretto delle belle amicizie. Uno dei difetti del mio carattere è che a volte la prendo troppo sul personale; la mia indole 5 anni fa era un pò diversa da quella di oggi, per cui ogni volta che venivo attaccato sul web (è capitato due o tre volte… gli idioti ci sono praticamente ovunque e il web non ne è incontaminato) la prendevo sul personale e rispondevo a tono. Dovevo ancora imparare tante cose. Come dal vivo la gente fa e dice tante cose, sul web le persone approfittano di essere nientemeno che dei numeri per… dare i numeri. Hanno dei rimorsi per quello che fanno, o per come si comportano? Credo di no. Di tutto quel mondo virtuale la modalità di comunicazione che presto mi colpì fu il forum. Il periodo della chat sul web durò relativamente poco, due mesi o forse tre. Poi, durante un pomeriggio di chat su focus, un utente nominò la parola “forum”. Chiesi cosa fosse un forum e qualcuno mi rispose che il forum è come una chat, solo che non è in tempo reale. Capii veramente cosa fosse un forum poco dopo, quando, girovagando alla ricerca di notizie per Il Signore degli Anelli, capitai su un forum a tema al quale mi iscrissi immediatamente. Non ci misi molto a scoprire un enorme vespaio di forum, forse più grande ancora di quello delle chat. La gente parlava di tutto, c’erano forum anche sulla pasta al forno, tutti i tipi per tutti i palati. Roba da matti! Pensavo spesso che se mi fosse capitata a casa una cosa del genere sarei stato davanti al pc tutto il giorno, tutti i giorni. Presto mi iscrissi ad altri forum. Se non ricordo male ero iscritto a 4 forum. Li seguivo in modo assiduo e ben presto dimenticai il mondo delle chiacchierate in tempo reale. Una volta capito il funzionamento del forum, la chat divenne quasi obsoleta. Fu il mio primo anno che una mattina, la mattina dell’1 giugno 2006, avviando Google per trovare immagini di Isla Sorna, incappai nel forum di Jurassic Park. Mi iscrissi subito, poi scappai a lezione. L’avventura sul Jurassic Park Italia dura ancora oggi ed è una delle poche cose positive che mi ha accompagnato in questi anni, una delle poche cose belle che ricorderò in futuro.

Fu nello stesso periodo che decisi di aprire un blog. Appresi in quei mesi che c’era una terza forma di comunicazione sul web chiamata blog. Interessante, pensai. Potrei aprirne uno per farne il mio diario o una cosa del genere. L’idea iniziale era quella. Ne aprii uno su splinder. Il mio primo blog. Lo aggiornavo postando anche le più piccole cavolate, spinto dall’entusiasmo delle prime belle giornate di primavera e dal fatto di far parte di un bel gruppo di colleghi universitari coi quali stavo benissimo. Il mio benessere nella vita reale andava di pari passo con quello della vita virtuale e presto aprii un altro blog, su Libero. Il blog di Libero, sconosciuto a tutti tranne che a me, era molto scarno sia in termini di contenuti (non che questo sia chissà cosa, ma al confronto ho detto molto più qui che su Libero) che in termini di interventi: postai forse una decina di volte, soprattutto durante i Mondiali di quell’anno. L’ultimo post che ricordi lo inviai al blog durante una mattinata del tardo settembre, pochi giorni dopo aver superato l’esame di chimica organica. Da allora non postai più. L’inizio del secondo anno accademico fu una vera e propria pallonata nello stomaco, mi ritrovai all’improvviso con un mucchio di lezioni da seguire e con poco tempo a disposizione. Abbandonai il blog di Libero, ma mantenni attivo quello di Splinder. Certo, la frequenza dei post era irregolare e tutto sommato anche piuttosto bassa, però il blog c’era; era li. Anche in quel caso si trattava di avere un diario mio, personale, dove metter giu sensazioni, eventi importanti da poter ricordare un giorno. Uno spazio mio, insomma, un’area dal facile accesso che potevo arricchire di pensieri senza alzare il sedere dalla sedia (per prendere un diario vero e una penna per poi mettermi a scrivere, s’intende!). Forse sono l’unico ragazzo del collegio che scrive su un blog. Gli altri pochi che sapevo tenessero un blog in passato a quanto pare hanno smesso di scrivere. Comunque sia, a gennaio del 2007 mi decisi. Avevo spiato qualche blog dei miei amici su msn e avevo visto che permetteva un certo grado di personalizzazione. Non ci pensai su due volte ed aprii il blog che tutt’oggi sopravvive, questo. Scrissi il primo post una domenica mattina. Un post di presentazione. Anche li, si trattò di metter su un diario virtuale, senza pretese: avrei parlato delle mie poche passioni, dei miei tanti difetti. Tutto qua.

Non mi chiesi mai veramente il perché lo facessi. Perché, cioé, sentissi la necessità di rendere pubblico qualcosa di mio, ossia la mia persona. Quando si trattò di decidere se il blog dovesse essere pubblico o privato non ci pensai su due volte: Pubblico, mi dissi, così lo possono leggere e commentare anche gli altri. Confido sempre nell’intima bontà dell’uomo, come faceva la povera Anna Frank e già da allora speravo di non ricevere attacchi pirata da parte di gente dissennata che campa alla giornata insultando gli altri. Per fortuna non ho mai ricevuto insulti. Ho ricevuto diversi commenti, specie di gente che gira tra i blog e finisce sul mio. Col tempo il numero delle visite è andato aumentando sempre più. Non so effettivamente quante visite ho ricevuto da quando questo blog esiste, ma credo di aver superato le 10000.

Oggi, sfogliando le pagine del blog, trovo di tutto: momenti di entusiasmo, momenti di estrema depressione, momenti di noia. Buona parte degli interventi ha un tono nostalgico a volte molto marcato. Scorrendo velocemente tutto il contenuto ci si potrà rendere conto di come sia cambiato, di come la pensi diversamente su alcune cose e di come sia rimasto lo stesso sotto altri profili. Se si traducessero le parole in numeri sarebbe possibile tracciare un grafico. Forse una delle ragioni profonde per le quali decisi al tempo di aprire un blog era proprio questa: poter un giorno voltarmi indietro, leggendo delle memorie impresse da qualche parte. Per me non è un male, il passato è stato a lungo parte di interessi accademici e professionali, per esempio. Inoltre posso dire con sicurezza che lo stesso fatto di stare lontano da casa e di voler essere accettato per quello che sono sia stato di notevole importanza nello sviluppo del blog. Allo stesso modo poi, l’ambiente che mi circonda, soggetto a notevoli variazioni da un anno all’altro, ha a volte assunto i tratti di una zona ostile, burlona nei miei confronti, per cui il blog ha assunto a volte i tratti di terra libera dove potevo sfogarmi e urlare quanto mi pareva. Se si fa attenzione ci sono segnali piccoli e forti di questi cambiamenti di umore improvvisi. E’ il riflesso degli ultimi anni. Al pari di un diario classico dalle pagine ingiallite questo blog racconta molte cose. Che interessi una ristretta cerchia di persone è indubbio, non lo ritengo un difetto.

I blog sulla rete sono oramai una moda passata. Inesorabilmente i social network hanno preso il comando. Chi ha tempo di scrivere un blog? O meglio, chi ha la pazienza di stare a scrivere? E cosa dovrebbe scrivere, soprattutto? Oggi tutti quanti preferiscono limitarsi al saluto o alla presa in giro di Facebook. Un tempo invece c’erano romanzi sui blog. Il web cambia, evolve in modo strano. Non è facile predire come andrà perché, a differenza di quanto accade in natura, sul web è l’uomo la forza che spinge l’evoluzione della comunicazione: sono i nostri gusti a far progredire un Facebook piuttosto che un blog. Forse anche io alla fine mi farò prendere dalla mania di un nuovo stile di comunicazione e abbandonerò questo blog. Chi lo sa.

Quindi concludendo? Ho risposto alla domanda? Credo di aver dato una risposta abbastanza soddisfacente: l’idea di mantenere un blog attivo è derivata soprattutto dall’ambiente che mi ha circondato in questi anni, e non solo dalla voglia di scrivere ogni tanto quello che mi pare. Se fossi stato in villeggiatura in Brasile con la mia ragazza forse non avrei sentito il bisogno di confidare i miei pensieri e i miei timori ad una pagina digitale. Per ora vivo in un collegio a fianco all’università, sono stanco e stressato e molte cose non vanno come vorrei che vadano; a questo si aggiunge il problema maggiore, ossia che la mia ragazza è lontana.

Il blog per ora è attivo.

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