Finalmente l’ho visto. Era ora! Il film più atteso da un anno a questa parte… l’ho visto. Impressioni? Esattamente quello che mi aspettavo. Niente di meno: un film emozionante come pochi, diretto in modo magistrale, musicato in modo adatto e arricchito di atmosfere indimenticabili. E, quello che è uno dei suoi tanti pregi, mai noioso. Incredibilmente meraviglioso.

Conoscevo la storia, il web ne parlava da tanto. In sala però ho atteso ansiosamente l’inizio di una pellicola che rimarrà nella storia del cinema senza dubbio e, quando le luci sono calate e il sipario si è levato, è iniziato lo spettacolo. Ora capisco perché la gente torna a vedere questo film. Ti rimane dentro. Voglio scrivere due righe adesso senza prolungarmi troppo, avendo le sequenze stampate nella mia testa e tutte le riflessioni e i collegamenti che ho fatto durante la visione del film. Il mio è un parere personalissimo: Avatar è un film che fa anche riflettere. Fa riflettere me, e questo mi basta. Con gli occhi e con la mente si deve andare oltre le semplici immagini, oltre le esplosioni: si deve sviscerare qualcosa di più profondo.

Il messaggio ecologico fa da padrone, sicuramente, durante tutta la visione del film. Era proprio come avevo pensato, Avatar è una critica all’uomo snaturato, che ha rotto i legami con la sua vera natura, abbracciando la malizia invece che l’amore. Ci sono molti momenti del film che mi fanno pensare a questo dato di fatto: siamo tutto fuorché capaci di accettare il nostro ruolo in questo mondo. Abbiamo perso l’intimo collegamento tra noi e le cose che ci circondano, siamo pieni di noi stessi e dei nostri traguardi, ma siamo altamente incapaci di guardare nel complesso ai problemi gravi. Il collegamento dei Na’vi con le creature di Pandora va molto al di là di un semplice espediente cinematografico per rendere originale la storia. E’ quello il punto fondamentale: i Na’vi possono collegare la loro mente e sentire la vita, percepire la presenza di una forza superiore che governa tutto il pianeta, pensato per l’occasione come un unico, grande essere vivente. E’ anche questo che rende i Na’vi 100 volte superiori agli umani. E’ la bellezza di questo messaggio unita alla meraviglia per esseri così particolari a far amare il film: per quanto alieni, diversi, i Na’vi sono più umani dell’umano, più vicini a quel concetto di bellezza che va oltre l’aspetto esterno e che porta ad affermare Io ti vedo. E’ una chiara dichiarazione di visione dell’animo, una cosa che noi non siamo capaci di comprendere: cosa vediamo noi? Vediamo il minerale, vediamo la natura da sgomberare, vediamo la comodità, la ricchezza, la fama, una posizione sociale importante; siamo disposti a macchiarci del sangue di altri in nome di un bene che in realtà non rende felici. Quello per cui ricordo l’uomo in Avatar è l’abbattimento del grande albero, un richiamo forte alla capacità dell’uomo di distruggere Dio e di cancellarlo dalla propria mente e dal proprio cuore, per far spazio, una volta per tutte alla sua fame di potere. Altro che torri gemelle. Quello per cui ricordo i Na’vi è la disperazione che attanagliava i loro volti di fronte all’inevitabile distruzione di luoghi sacri e alla perdita di affetti cari. E’ la guerra che incombe, sempre per i soliti motivi, sempre con i soliti scopi, una storia che si ripete da millenni e che ad ogni ripetizione ci vede in prima fila a condannarla. Condanniamo la guerra, ma la ripetiamo ogni qualvolta la riteniamo necessaria: siamo recidivi, ma facciamo finta di non saperlo. La rivincita di Pandora era d’obbligo: l’intero pianeta doveva rivoltarsi contro l’invasore. Una storia vista – vissuta – diverse volte, con esiti alterni. Questa volta sono i buoni ad avere la meglio, rischiando l’estinzione in una delle più maestose battaglie che abbia mai visto al cinema. Un risultato epico e indimenticabile.

Sono tutto sommato soddisfatto delle interpretazioni. La parte umana e quella aliena si sono dimostrati di ottimo livello secondo i miei gusti. Ho odiato, come era naturale che fosse, il colonnello Quaritch, l’estremo rappresentante della razza umana che ha ridotto il nostro pianeta ad una landa desolata e che ci sta provando anche con questo satellite di un mondo lontano; mi ha fatto tenerezza la bella Neytiri, personalità forte e decisa, ma debole e bisognosa di aiuto; mi è dispiaciuto per il personaggio interpretato dalla Sigourney Weaver – Grace – nonostante fossi a conoscenza della sua fine, mentre ho osservato con un pò di amarezza Selfridge, personaggio sicuramente intelligente, ma che si è fatto travolgere dagli interessi della compagnia per la quale lavorava e che alla fine vediamo, in silenzio, deportato via dal pianeta come un qualsiasi criminale. La responsabilità di quanto accaduto ricade sicuramente anche sulle sue spalle: ad un certo punto della pellicola ho quasi avuto l’impressione che potesse arrivare a comprendere il dramma di una popolazione colpita duramente e senza motivo, ma poi il suo eclissarsi a favore di Quaritch mi ha fatto capire che il personaggio non ha avuto la forza – o la voglia – di contrastare una personalità così forte come quella del colonnello. Vedo Selfridge come quel tipo di persona che sta in silenzio lasciando fare agli altri: avrebbe l’occasione di intervenire e metter fine all’abominio, ma non muove un muscolo. Che dire del protagonista, Sam Worthington aka Jake Sully? Molto Jack di Titanic, devo ammettere: alcuni atteggiamenti mi hanno riportato alla mente il giovane poverello che si aggirava per i ponti del Titanic, convinto dei suoi pochi averi e della sua ricchezza interiore. Jake è un personaggio dalle mille risorse: riacquista in un brevissimo lasso di tempo il controllo “psicologico” delle gambe, e si diverte. Riacquistata la libertà è come un bambino che finalmente può scorrazzare in lungo e in largo nel giardino di casa. A lui il compito di trascinare il popolo alla rivolta. Compitino svolto bene, il suo personaggio non richiedeva poi questo grande impegno.

Musiche? Avevo un pò attaccato Horner per il lavoro fatto, appena ascoltai le score la prima volta, ma devo ammettere che nel film suonano molto bene. Ci stanno. Non sono il massimo, questo è vero, però c’è da dire che dopo la visione del film acquistano un loro perché. Imponente l’impatto che hanno avuto nelle parti più epiche, dalle più drammatiche alle più action. Piccola parentesi: a proposito di action confermo quanto detto da altri in altre sedi… Cameron in quanto a scene d’azione fa mangiare la polvere a Bay. Con questo film penso che chiunque riconosca che il livello tecnico del regista canadese è 1000 spanne sopra quello dell’americano. Le scene d’azione di Avatar sono quanto di più spettacolare si possa immaginare: le esplosioni immense paradossalmente non sono mai esagerate.

Effetti visivi? Pandora… che vuol letteralmente dire “un altro pianeta”, oltre ad indicare uno dei punti di forza che sarebbe un delitto non riconoscere, ossia la costruzione da zero di un pianeta intero appunto. Lo hanno fatto già altri? Ma non stiamo dicendo che Cameron sia il primo. Stiamo solo dicendo che lo studio dell’anatomia animale e della flora hanno reso fiabesco a tal punto la scenografia digitale da farmi desiderare di prendere uno shuttle e andare alla ricerca di questo pianeta. Montagne sospese mozzafiato, colori vivacissimi, di notte quanto di giorno: uno spettacolo per gli occhi. Il 3D poi ha incrementato l’impatto visivo di questa meraviglia della Weta Digital, incrementando veramente la qualità. Aspetto di vedere il film in 2D però nel frattempo consiglio a tutti di guardarlo prima in 3D.

E’ stato impossibile per me restare impassibile di fronte a tale pellicola. Va al di la di tutto quanto avevo immaginato in un primo momento. E’ un successo in molteplici campi, racconta in un modo alternativo tematiche veramente importanti che spesso siamo abituati a dimenticare nell’ultimo cassetto della nostra testa. Ci limitiamo a ripetere “è sempre la stessa solfa”, ma la prima cosa che non vogliamo ammettere è che la solfa la dimentichiamo non appena finisce la lezione. Siamo recidivi anche in questo, tutto sommato. E Avatar ha, in fondo, porta anche questa critica: la capacità di seppellire comodamente ciò che è scomodo, godendo le cose belle che ci restano, accontentandoci di un misero giardinetto quando invece potremmo godere del paradiso. Potremmo godere di Pandora.

Questo è quanto. Ancora una volta… grazie Jim.

Avatar-Teaser-Poster

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