Lo attendo da tanto di quel tempo, che non ci sto nella pelle. Dopo la delusione di lunedì la voglia mi era scesa, ma leggere in giro che è viene visto e rivisto dalla gente, in 3D o in 2D (consigliano la visione di entrambi) mi fa tornare quell’ansia da visione che mi prende ogni volta che al cinema viene proiettato un film interessante. Più interessante è il film, maggiore è, ovviamente, l’attesa che ho nei suoi confronti. Avatar è attesa, curiosità e voglia di vedere qualcosa di veramente coinvolgente dopo il lavoro che lo stesso regista ha svolto per Titanic, per esempio. E, sull’onda delle emozioni che in ogni film James Cameron riesce a trasmettere, volevo provare anche io questo Avatar. L’idea di una storia semplice, l’ho detto e lo ripeterò tutte le volte che posso, non necessariamente deve portare a pensare ad un film in cui il pretesto sia quello di dar sfoggio di effetti speciali all’americana. Avatar, non lo metto in dubbio, sarà anche questo, ossia un’occasione per mostrare al mondo dove la Weta si è spinta con la performance capture, ma non si limiterà solo a questo.

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Conoscendo un pò Cameron, ci sarà da qualche parte, più o meno nascosto, un qualcosa che farà sentire lo spettatore coinvolto nella vicenda: nel trauma dei buoni e nelle difficoltà del protagonista, forse. Storie trite e ritrite al cinema possono fornire inoltre uno stimolo sentimentale a seconda di come ci vengono proposte. La decisione di raccontare questa storia in performance capture, con scenografie digitali che aumentano l’incredibilità delle atmosfere e ti fanno pensare sembra il paradiso della natura, e la decisione di raccontare soprattutto una storia semplice, sono ben mirate ad uno scopo, ossia proprio quello di emozionare. Chi guarda non dev’essere preso tanto dalla storia, quanto dalle emozioni, che saranno variegate e andranno dall’odio alla solidarietà, alla pietà, alla voglia di riscatto, al divertimento, alla commozione (anche se quest’ultima non sarà sempre raggiungibile, anche se ho sentito di una persona che è uscita dalla sala piangendo). Gli scettici continuano a scavare dove non ce n’è bisogno, dichiarando che un prodotto del genere, seppur ben confezionato, è vuoto: togli gli effetti speciali e cosa rimane? Una storia vista al cinema migliaia di volte. Ok, nessuno lo mette in dubbio, ma la prima cosa che il regista ha detto su questo film è che la sua non era una storia innovativa. E a questo punto non ci si può neanche meravigliare del fatto che Avatar incassi così tanto: ha conquistato la gente e la gente torna al cinema a vedere il film. Se fosse stato un successo dettato solo dalla martellante pubblicità, i suoi incassi si sarebbero esauriti nel giro di poche settimane. Invece gli incassi proseguono con un insolito ritmo, il film incassa di settimana in settimana, ripetendo, seppur in modo un pò diverso, quello che si era visto per Titanic. Basandoci su questi concetti, se alla gente piace Avatar è perché fondamentalmente è un film sopra le righe: è di molto superiore rispetto ai blockbuster che si sono visti negli ultimi anni, e forse è anche uno dei migliori lavori visti ultimamente. Non sarebbe un buon lavoro un film che, all’uscita dalla sala, viene immediatamente dimenticato: a quanto pare invece c’è gente che va in depressione, dopo la visione di questa pellicola. Forse Cameron ha saputo “distillare” e condensare poi in questo film i desideri più nascosti di molta gente, ossia quello di vivere in un mondo diverso da quello nel quale viviamo, in cui siamo liberi molto più di quanto non siamo oggi, e nel quale la vita è immersa nella natura più spettacolare? Il film non sarà un capolavoro sicuramente, perché in primis presenta una storia, appunto, scontata. Ma non è neanche quel pessimo film che alcuni vogliono far intendere, denigrando anche le parti più interessanti…

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Io non l’ho ancora visto. Ho capito qualcosa, informandomi. Leggendo qua e la ho inteso che, a ben vedere, questo blockbuster si pone l’elevato obiettivo di intrattenere e coinvolgere lo spettatore con messaggi che saranno anche triti e ben conosciuti, ma che mira per di più al cuore, come Titanic all’epoca mirava (anche se molti non lo hanno capito) alla tragedia, riflettendola nella storia dei due protagonisti. Ovvio quindi che guarderò i Na’Vi, pensando che l’uomo, in fondo, avrebbe potuto rassomigliare più a loro che a quello che è diventato oggi.

Se veramente saprà coinvolgermi non esiterò a dichiararlo come uno dei più bei film che abbia mai visto. E non ci sono Kubrik che tengano. Il cinema è anche soggettivo, va analizzato per quelli che sono gli elementi che ci convincono e per quelli che invece consideriamo mediocri. Gli esperti di cinema sono, in definitiva, inesistenti.

Se a me Avatar piacerà lo sarà anche per gli effetti speciai, ma non principalmente per quelli.

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