Festività: arrivano, passano e vengono archiviate tra i ricordi, che siano belle o brutte. L’ambiente familiare non cambia mai, si conserva come una zanzara “invischiata in una goccia di resina”, sta li… fin quando non arrivo io. Questo Natale appena trascorso tra gli affetti mi ha lasciato dentro una voglia matta di terminare gli studi e andar via di qua: torna a farsi sentire, forte, quel desiderio, quella necessità di cambiare aria. Tre anni fa ero deciso a lasciarmi alle spalle il periodo universitario (e per poco non ci riuscivo) per tornare nel mio loculo lucano, tra sogni e speranze, oggi sono deciso a lasciarmi alle spalle questo periodo universitario per sistemarmi nel migliore dei modi possibili (il futuro però lo vedo un pò nero e pieno di sacrifici… staremo a vedere) stando vicino alla persona che amo. Impegno ce ne metto, ma quello che manca è la vera passione: difficile cercare l’ispirazione nelle condizioni in cui mi trovo. Quando osservo, o sento parlare, quelle persone che nel periodo degli esami arrivano a sostenere 4-5 prove, superandole tutte, un pò di curiosità mi viene. Non è gelosia (chi se ne frega degli altri), ma semplice curiosità perché il modo di pensare di certa gente è molto più vicina al “supero quanti più esami posso”, che al “supero gli esami per formazione”. Il discorso è sempre quello: immaginavo il mondo universitario come “popolato”, composto, da persone mature che sapessero individuare, nel lavoro dello studente, lo spirito della persona in formazione professionale. A me pare, sinceramente parlando, di essere in un liceo, dove ognuno cerca di dare il meglio solo per competizione e non per amore del sapere. Siamo molto più incapaci degli studenti di soli 15 anni fa, siamo buoni a perder tempo, giocare, ballare, ridere e ubriacarci, ma siamo poco capaci di ragionare: dateci un problema di matematica di poco diverso da quelli che siamo abituati a risolvere e avete segnato la nostra morte… non siamo in grado di risolverlo. Per quante lodi e per quanti elogi ci riservano i professori, in realtà siamo studenti mediocri bravi alla sola ripetizione, manchiamo di spirito critico nel 90% dei casi e nel 10% dei casi cerchiamo sempre la strada più breve per giungere ad un obiettivo col minimo sforzo. Sbaglio quando penso che l’università vissuta in questo modo insegna molto meno di quanto dovrebbe in realtà? Ci vivo, la frequento: odio quasi apertamente questo ambiente, però ci sono costretto. Mi illumina il solo fatto che tra un pò, Dio volendo, ho finito. C’è chi dice che l’incubo non finisce mica dopo la laurea… dura quasi in eterno! Ma io non ci credo: dipende molto dalle ambizioni personali, dalla disponibilità di lavoro e da tanti altri fattori. Su questo almeno, non sono pessimista.

Sono sceso a casa con la voglia di rilassarmi ma anche di non perdere di vista gli studi, visto che mi aspettano delle prove un pò dure da superare. Purtroppo, come succede ultimamente, alzarsi alle 10.30 la mattina ha tutta la dolcezza e la comodità di sempre, e l’alternativa (studiare) non è risultata neanche questa volta molto allettante. Mi sono divertito un mondo nella capitale d’Italia con la mia ragazza, ho avuto occasione di discutere con gente simpatica e veramente molto profonda; ho assistito ad una lezione di disegno professionistica, pensando di tanto in tanto ai messaggi della geometria (uno di quei momenti in cui parto per le mie strade fissando un punto… l’ho mai raccontato?), ho mangiato tanto, tantissimo. Ho aumentato il mio peso corporeo di qualche chiletto (già previsto il programma perdi peso infallibile). Sono tornato qua così com’ero partito: con la voglia di tornare a casa. Non credo sia strano. Dopo 5 anni qui la voglia inconscia di voler scappare aumenta sempre più fin quando non ti accorgi che effettivamente hai bisogno di andar via, che non è un puro capriccio ma una necessità.

Ci sono così tante cose interessanti da leggere, così tante cose belle da vedere, da apprendere, che stare qui a studiare mi pare una perdita di tempo. Uno di questi giorni butto giù una lista di libri assolutamente da leggere: sono veramente tanti e ho la paura di non avere tutto il tempo da dedicare a tanta lettura. Voglio viaggiare un pò, lavorare seriamente, avere una giornata diversa dalla solita che si ripete di alba in alba oggi. Voglio applicarmi nello studio quando la mia mente lo richiede, non sempre anche quando non ne è capace. Voglio poter uscire tranquillamente con la giusta compagnia e fare tante passeggiate; voglio sgravare la mia mente di tante preoccupazioni. Insomma, vorrei tutto questo.

Sono consapevole che le mie richieste vanno un pò oltre quelle umanamente possibili, ma tutto quello che io chiedo dalla mia vita è l’essere uno dei tanti, senza tante cerimonie. Non sono mai stato uno di quelli al centro dell’attenzione e non mi piace esserlo (sono molto umile in fin dei conti e ritengo sia la giusta via da intraprendere nella vita), vorrei solamente essere uno dei tanti numeri di questa società per poter arricchire la mia vita a modo mio nell’indifferenza totale. Basta con la competizione: alla lunga l’essere in gara mi ha stancato. Non è bello essere sempre pronti a dover dimostrare qualcosa. La vita universitaria invece vuoi o non vuoi, ti obbliga ad essere in competizione con gli altri. Noi prontamente sbagliamo ad usufruire di questo vantaggio, e i risultati sono disastrosi. E’ anche vero, però, che la competizione alla lunga rende il tutto molto odioso.

Voglio poter dipingere la mia vita coi colori che piacciono a me, con le sfumature che meglio vorrei la descrivessero. Io so che il traguardo c’è, basta solo arrivarci, e non mi tiro affatto indietro. Mi lamento solamente del fatto che la lotta – la gara – sta diventando noiosa, e io sono veramente stufo di continuare a gareggiare. Ho già dimostrato a me e agli altri che non sono inferiore a nessuno, ma non capisco perché debba ribadirlo 60 volte.

Avessi una bacchetta magica… risolverei tutti i miei problemi. Ad avercela però… 😄

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