Visto che l’anno solare sta terminando e che sicuramente non andrò a vedere altri film al cinema, mi appresto a riassumere brevemente cosa per me sono stati alcuni dei grandi film attesi per questo 2009. I pareri espressi sono personali, critiche che ad alcuni potrebbero dare anche fastidio, ma il giudizio personale in merito ad un’opera è libero, e io mi sento libero di dire cosa va e cosa non va, cosa piace e cosa non piace.

Il 2009 lo attendevo con ansia: tanti film da vedere, tanti blockbuster da ammirare, tanti momenti magici al cinema. Si è rivelato al di sotto delle aspettative in linea generale, ma non ha mancato di stupirmi positivamente in alcuni casi.

Partiamo dal film che mi ha più deluso, il sequel di Transformers intitolato La Vendetta del Caduto (Revenge of the Fallen). Lasciai la sala del cinema mezzo deluso: questo film non mi aveva colpito come il precedente, c’era troppa confusione, troppa carne al fuoco, troppa banalità, troppe cose già viste. Niente di nuovo, insomma. Le visioni successive hanno evidenziato gli enormi limiti di un film che si vociferava fosse migliore del precedente ma che, nonostante gli incassi da capogiro, è talmente vuoto da essere indescrivibile… L’arma delle pellicole di  Bay, si sa, sono gli effetti speciali (esplosioni) e gli oggetti digitali aggiunti (o le estensioni digitali): su questo piano non ci sono dubbi, la ILM ha lavorato benissimo realizzando qualcosa sicuramente colossale, esprimendo un potenziale notevolissimo e conferendo ad ogni modello un realismo invidiabile. Sotto questo profilo, il film è perfetto. Peccato, però, che si salvi solo in questo ambito. Il resto è veramente scandaloso. Prima di tutto il linguaggio: ho odiato, e odio sempre di più, le parolacce in un film che non ne sente il bisogno, e non riesco a spiegarmi perché rovinare i già scadenti discorsi tra i personaggi con battute scurrili. Secondariamente la storia: si può mai prendere in giro lo spettatore con una dose così alta di cavolate? Andammo al cinema per staccare il cervello guardando un film divertente, va bene, ma non per essere presi in giro. La gente si lamenta delle cavolate degli altri film di Bay, ma questo, davvero, le supera tutte. E menomale che partimmo con le rassicuranti parole di Spielberg “questo è il miglior film di Bay”: davvero, una delusione sotto tutti gli aspetti. Terza cosa, la durata: a cosa serve inserire venti minuti e passa di battaglia finale tra esercito anglo-americano e robottoni ai fini della storia? Assolutamente a niente, visto che tra comparse, esplosioni, personaggi sconosciuti inseriti tanto per spender soldi, insulse battute che vorrebbero creare tensione e trasmettere un certo tipo di dramma ma che falliscono miseramente (una su tutte la morte del protagonista con la fidanzata che urla “Fate qualche cosaaa!”, patetica oltre ogni limite), e resurrezioni go-go con velocissimi capovolgimenti di fronte, trasformano lo spettatore in un povero drogato d’azione che all’uscita dalla sala imbocca la porta del bagno pensando sia l’uscita. I venti minuti finali sono segno di quanto la storia non avesse molto da raccontare, di quante idee mancassero agli scrittori o di quanto sia stato il danno del regista allo script finale: si inserisce la battaglia ma non si racconta niente, poi quando c’è da raccontare il vero finale, il tutto si risolve in una semplice scazzottata in cui il buono le suona al cattivo… Troppo semplice, mr. Bay. Veramente troppo semplice. Per ammaliare il pubblico devi sempre mostrare qualcosa in più… Infine la questione che più stride: il target. A chi era “dedicato” questo film? Ai ragazzini, o agli adulti? Purtroppo non è possibile chiarirlo. Se avesse mirato per un pubblico giovane avrebbe sicuramente evitato un certo tipo di linguaggio, oltre agli innumerevoli riferimenti al sesso (e la cosa ha infastidito molti genitori…); se avesse mirato ad un pubblico adulto non avrebbero inserito personaggi come i gemelli che tolgono la parte ai robot del primo film (a tutti tranne Bamblebee e Optimus), occupandoci con inutili azzuffate e battute da compagnone afro-americano che potrebbero far divertire i bimbi e che invece a me che ho 23 anni sinceramente dopo un pò stancano. In altre parole è un ibrido che non accontenta tutti. Non è neanche godibile alla prima visione. Che dire del montaggio? Sommario in molti punti, ma questi sono errori che si notano alle visioni successive. E le colonne sonore? Anche qui, si poteva far meglio: il film manifesta qualche nuovo pezzo interessante, a partire dal tema di “The Fallen ” e quello sui Prime, appunto denominato “Prime ”; il tema degli autobot è ripreso in qualche traccia e ci ricollega un pò al primo episodio, ma tutto sommato questa score è qualitativamente inferiore. Spiccano, per i miei gusti, sicuramente “The Fallen’s Arrival ” e “Precious Cargo ”, la prima in antitesi alla dolce “Arrival to Earth” con la quale nel primo film Jablonsky “descrisse” l’arrivo dei buoni, la seconda per i toni sicuramente apocalittici ad accompagnare una sequenza molto testosteronica e confusionaria: ritengo che renda di più l’ascolto fuori dal contesto del film. Concludo dicendo che, con molta probabilità, lo sciopero degli sceneggiatori all’inizio del lavoro di pre-produzione (al quale aderirono Kurtzman e Orci, gli sceneggiatori del film) e il poco tempo a disposizione, unito a poche fantasie e all’intervento negativo in molti punti sia del terzo sceneggiatore che del regista, abbiamo abbassato notevolmente la qualità del film, trasformandolo in un immenso giocattolo, tutte esplosioni e poca coerenza. Ci sono tante di quelle domande senza risposta anche alla sola prima visione, che c’è da rimanere sconcertati. Come spettatore non pretendo mica la perfezione da un film del genere, però se siamo a questi livelli…

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Voto alla prima visione: 6/10
Voto maturo: 4,5/10
 
Saliamo di un gradino con una premessa: a me Yates non piace per niente il lavoro fatto con il quinto film di Harry Potter (L’Ordine della Fenice), per cui prima di guardare questo sesto film, diretto sempre da lui, mi sono messo l’anima in pace. E’ come rassegnarsi ad un risultato con tutta probabilità scadente. Le ragioni di questo mio disappunto riguardo a questo regista, ripeto, sono sempre le stesse: nonostante alla prima visione L’Ordine della Fenice mi sia piaciuto (e lo scrissi anche qui sul blog), in seguito (abbastanza presto) ho capito che invece il film era gravemente insufficiente… e non solo per i miei gusti.
C’è una differenza abissale tra il lavoro di Yates con il quinto e il sesto film e i lavori di Columbus, Cùaron e soprattutto Newell con i film precedenti. Ho amato Il Calice di Fuoco, ho apprezzato nonostante i tagli, lo stile di Cùaron e le sopraffine realizzazioni ne Il Prigioniero di Azkaban e mi ha appassionato l’approccio molto fedele ai libri adottato da Columbus, ma questo sesto film di Harry Potter non sta né in cielo e né in terra. Non si può neanche pretendere di chiamarlo Harry Potter, nonostante i personaggi non lascino dubbi al fatto che si tratti delle vicende del maghetto più famoso di tutti i tempi. Il problema maggiore in questo caso sta nel modo in cui si narra la storia, nelle scelte che sono state fatte e ahimé, nelle musiche. Partiamo dal modo in cui Yates narra la storia.
Nessuno nega che il saper tenere incollato alla sedia una platea che conosce già la storia e che quindi è prevenuta su quello che si vede sullo schermo sia difficile, ma nel caso di Harry Potter, a ben guardare, il problema non è neanche quello di saper sorprendere: anzi, a dirla tutta, il voler sorprendere la gente è rischioso, essendo i fan ansiosi di vedere la più rispettosa delle trasposizioni possibili. Quindi la bellezza del film si basa, in prima analisi, sulle emozioni che suscita la pellicola. In questo film si ha la morte di uno dei principali personaggi della saga, un uomo che il lettore – giovane o adulto, è lo stesso – ha seguito con un misto di curiosità, simpatia, amore fraterno, per ben 6 libri. Per dare il giusto lustro ad una figura talmente importante nel corso della saga è obbligatorio – obbligatorio – portare lo spettatore al massimo della tensione per poi farlo letteralmente scoppiare a piangere. Chi ha pianto per la morte di Silente nel libro? E chi ha sentito qualcosa smuoversi nel profondo del suo animo nel film? Bastano queste due domande per capire quanto sia fallimentare anche la seconda pellicola di Yates: si arriva al culmine del film e non si prova niente. Figurarsi cosa succede allo spettatore durante le due ore precedenti! Credo sia legittimo chiedersi quindi come sia possibile mancare un’occasione così facile per suscitare emozioni… dovrebbe essere naturalissimo il fatto che il fan senta la morte di questo personaggio come l’abbandono di un amico di lunga data (un pò come quando Frodo lascia la Terra di Mezzo, ma a livello più profondo) e che inevitabilmente la sua morte lo turbi. E’ come mettere il punto ad una frase scritta interamente da altri (che siano film precedenti o libri della Row), eppure il regista è stato veramente incapace di rendere la scena indimenticabile. C’è veramente da rimanerci male ad una cosa del genere, soprattutto perché poi si legge in giro che il plot principale di tutto il film, secondo il regista, è la serie di scappatelle e tormenti amorosi che occupano una buona metà della durata totale. E’ chiaro che il regista non conosca affatto la profondità, la complessità della storia di partenza e il suo incredibile potenziale e si diverta a realizzare qualcosa che sicuramente incasserà più di 700 milioni di dollari, ma non grazie al suo tocco, ma al tocco della scrittrice. Forse serve qualcuno che dica a Yates che “il quinto film di Harry Potter è veramente brutto”, per fargli capire l’indice di gradimento e che “il sesto film di Harry Potter è anche più deludente del quinto” per fargli pensare che forse, prima di dire “Action!” dovrebbe imparare un pò di cose. E’ chiaro che poi si parli di squilibrio: quando un regista denigra aspetti importantissimi per il plot (il passato di Voldemort) per concentrarsi sulle scappatelle amorose, sulle situazioni divertenti e assurde, in un film che porta alla tragica morte di un personaggio fondamentale, qualcosa sicuramente non funziona. E non funziona neanche qualcosa in fase di montaggio, con queste scene accettate (con l’accetta) quando meno te lo aspetti, dialoghi ridotti all’osso e spesso privi di significato e importanza che ti fanno rimpiangere il sopracitato Revenge of the Fallen. Prima che guardassi il film qualcuno mi riferì che quanto a montaggio Yates era migliorato, ma non ho trovato alcuna differenza rispetto all’Ordine della Fenice. La storia in questo modo procede velocissima, mostrando veramente poco delle cose che contano e che conteranno in previsione dei prossimi film: se a questo aggiungiamo che più di metà del film mostra cose veramente poco importanti, si arriva alla conclusione che ho anticipato in apertura: questo film non si può neanche pretendere di chiamarlo Harry Potter.
Cosa dire delle musiche? Beh, con tutto rispetto, ho odiato quelle realizzate per il quinto film… odio anche quelle per questo sesto film, con un’attenuante: almeno quelle per Il Principe Mezzosangue sono meno fuori luogo di quelle realizzate per l’Ordine della Fenice. Non sono fuori luogo ma sono sicuramente inerti: non trasmettono niente, non presentano un tema principale, non si fanno ricordare; come a dire che sono piatte, prive di fantasia, frutto del lavoro di un uomo disturbato mentalmente oppure messo a lavorare in condizioni impossibili. Molti pezzi di quelli che si ascoltano nel cd (se ci si mette d’impegno qualche pezzo si riesce ad ascoltare a stento dal cd: sono talmente poco musicate che sembra di ascoltare il silenzio) nel film si sentono appena: roba da pensare di aver problemi di udito. Arrivati a dure ore di film ci si sveglia di soprassalto, visto che, finalmente, si ammira una scena diversa (panoramica) sotto un cielo tetro, in mezzo ad un mare burrascoso e “Journey to the cave ” ad accompagnare. Di tutto il lavoro di Hooper per questo film questa è l’unica canzone sufficiente. Le altre sono veramente – ma veramente – tristi. Non tristi per l’atmosfera che ti fanno respirare, ma tristi perché un lavoro del genere è talmente scadente che mi meraviglio abbiano deciso di incidere un cd di colonne sonore come questo. Qualche traccia tenta di elevarsi su questo mare deprimente di suoni così poco vari: Opening, In Noctem e Inferi in the Firestorm sono le uniche apprezzabili… le altre sono il nulla. Chissà come mai la Warner ha confermato un regista incapace ed un compositore così scadente per un film di una tale portata: quello che mi vien da pensare è che la casa di produzione sia solo interessata all’incasso, ma non al risultato artistico.
Ultima nota per quanto riguarda gli effetti digitali: l’unica cosa che non interessa direttamente il regista se non per alcuni aspetti fondamentali, e forse l’unico elemento che si salva veramente. Nel precedente film al ben realizzato volo sui Thestral si opponeva la scandalosa sequenza in volo sul Tamigi, mentre in questo film ci sono degli ottimi effetti digitali. A qualcuno è dispiaciuto il vedere gli incantesimi un pò tutti uguali, ma la scelta è stata fatta per meglio adattare questo effetto alla cupa fotografia (un altro elemento positivo); bella la sequenza realizzata nella caverna, dall’ingresso all’uscita (l’anello di fuoco è molto realistico). Purtroppo, come era valido per Revenge of the Fallen, anche in questo caso, non bastano delle belle sequenze in digitale a salvare il film dai problemi citati.
Il risultato è un film di due ore e passa sfruttate che peggio non si può: narrazione scialba di temi si presenti nel libro ma poco importanti; film di per se lento (non accade sostanzialmente nulla se non negli ultimi 20 minuti), montato male, musicato peggio, con interpretazioni dei personaggi neanche sufficienti; cattiva gestione dei momenti cruciali; mancanza di emozioni: in parole povere un film di Yates. Dio ci scampi, siamo di nuovo nelle sue mani per gli ultimi due film…
 
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Voto alla prima visione 5/10
Voto maturo 5/10
 
Saliamo ancora di un gradino e troviamo, in questa mia personale classifica 2009 un altro blockbuster promettente alla vigilia, ma realizzato male e quindi deludente: Terminator Salvation. Al contrario di Yates, non odio il regista, in questo caso. Non odio McG sostanzialmente perché non ho ancora ben compreso quale sia il suo reale coinvolgimento in certe scelte di cui parlerò più sotto. Questo vuol dire che, nel caso venga fuori che le robacce che si vedono nel film sono colpa sua e solo sua, inizierò a maledirlo come maledico Yates. Quello che va in questo film è poco in confronto a quello che non va. All’uscita dal cinema ero contento, il film non era così male come lo avevano descritto altri. Gli diedi addirittura un 8,5. Discutendone con altri ho dovuto prendere atto di alcuni elementi a sfavore di questa pellicola e la cosa mi intristisce, a dirla tutta. Ci tengo alla saga di Terminator perché è forse quella che più mi ha terrorizzato fin da quando ero piccolo. La freddezza dei T-800 mostrati in T2-JD è di un livello insuperabile: terrorizzano, nella sequenza dove compaiono, al solo pensare a cosa rappresentino con il loro scheletro metallico, i loro occhi e la fredda mente calcolatrice. Non mi aspettavo un risultato superiore andando al cinema per questo Terminator Salvation. Mi ero preparato alla visione acquistando il “romanzetto” “Dalle Ceneri ” che ho trovato molto carino e sono andato al cinema con la convinzione di passare una serata sicuramente divertente.
L’inizio del film è promettente, c’è la guerra, finalmente vediamo il mondo del post-JD: un sogno per tutti gli appassionati dei primi film. Sono inoltre convinto che imbarcarsi in un’esperienza del genere sia sempre rischioso: è come camminare su un terreno minato dove se sbagli di un passo sei finito. McG – il team dei realizzatori – ha sbagliato più di una volta, e non sorprende che il film sia stato un completo flop nei cinema. Quello che emerge durante queste settimane di commenti a caldo sulla versione HV del film è che, nonostante tutto, la direzione artistica sia stata lacunosa nella preparazione di una storia solida e con scelte ben motivate. A volte, infatti, la trama di questo film sembra non essere né carne né pesce. Mi spiego.
Quello che fondamentalmente bisogna capire, senza far giri inutili nei paradossi temporali, è se il futuro raccontato in questi film è o non è cambiato rispetto a quello raccontato nei primi due film. Non consideriamo per ora il terzo film. Se il futuro è cambiato, allora il film diventa fattibile, ma se il futuro non è cambiato, allora la storia soffre di buchi ad ogni battuta e ad ogni sequenza. Gli sceneggiatori sono sicuramente tra i responsabili di questo massacro: il franchise di Terminator può mostrare letteralmente il mondo, è fantascienza dura e pura, basta solo saperla sfruttare. Ma, ancora una volta, ci si trova di fronte ad idee poco chiare, buttate li per realizzare un film di cui effettivamente si può fare a meno. Ho capito solo nelle settimane successive a cosa si riferissero le più severe recensioni: quello che si vede in questo film effettivamente è solamente un giorno di guerra in un mondo desolato dalla devastazione nucleare. Un giorno di guerra in cui padre e figlio si incontrano in circostanze ben diverse rispetto a quelle cui eravamo abituati a pensare. E’ questo quello che fa urlare allo scandalo quasi, tra i fan: la mancanza di un legame con la trilogia precedente. Si potrebbe pensare che effettivamente il futuro è cambiato (“This is not the future my mother told me about” dice Connor ad un certo punto), ma a questo punto non ci si spiega un mucchio di altre cose. E la cosa si complica, come ho detto, quando si presume che il futuro non sia cambiato affatto. Insomma, una trama che soffriva di seri problemi ancor prima di essere terminata e che Nolan non poteva riscrivere di nuovo partendo da zero.
Il resto del film è godibile, anche se qualcuno ha lamentato l’assenza di violenza nuda e cruda (un pò splatter, con tonalità horror tipiche del secondo film), ma questi sono aspetti a mio avviso poco importanti. Dove McG paga molto anche, oltre alla storia che potremmo definire assurda viste le incongruenze con quello che ci aspettavamo, è nella gestione di Skynet, del villain, che tutto sembra fuorché intelligente. Non starò qui ad elencare tutte le cose inspiegabili che si vedono nel film, ma basta solo dire che se vuoi veramente eliminare un obiettivo a cui tieni in modo particolare per la tua sopravvivenza, allora gli mandi contro tutte le tue risorse possibili ed immaginabili; nel film si vede ben altro, e non basta la scusa dello Skynet ancora non in assetto di guerra…
L’interpretazione di Bale è sufficiente, mi è piaciuto come Connor; Worthington è stato anche lui molto bravo, forse la migliore interpretazione nel film; Yelchin nei panni di Kyle da l’idea di un ragazzo intelligente e capace che è sulla strada per diventare un ottimo soldato: credo sia la cosa più importante per il suo personaggio, vista la figura che ammiriamo nel primo film; il resto dei personaggi è di contorno: ci sono interpretazioni piatte, scarne e opportunistiche. Niente di speciale.
Sulla fotografia devo dire che mi è piaciuto il lavoro svolto: uno dei tanti strumenti a disposizione di McG era proprio questo per trasmettere quel senso di distruzione che caratterizza il mondo dopo il JD. Gli effetti digitali in alcune parti soffrono un pò (veramente poco, però per un occhio allenato la differenza si nota già la prima volta), ma per il resto le animazioni dei Terminator sono fenomenali. Il lavoro alla score di Elfman lo apprezzo comunque, nonostante sia distante anni luce dal capolavoro fatto da Fiedel per il primi due film. Anche gli effetti sonori sono ben curati.
Alla fine dei conti, Terminator Salvation sa di occasione perduta per risollevare le sorti del franchise. Era stata pianificata una trilogia ma, a parte i vaneggiamenti di McG, sicuramente il franchise è morto in modo definitivo. Noi fan rimpiangiamo sicuramente un film che poteva essere realizzato – pianificato – in modo molto migliore rispetto a quello che in realtà è stato, ponendo i punti cardine sui quali sviluppare un plot coerente con le origini (ciò che tutti si aspettavano), strizzando (ma non troppo come invece è stato fatto) l’occhio ai film di Cameron e aggiungendo anche materiale avvincente per una storia che valesse la pena raccontare.
Peccato.
 
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Voto dopo la prima visione: 8,5/10
Voto maturo: 6/10
 
Un passo più su in questa mini-classifica, ma un deciso gradino più in alto troviamo un altro attesissimo film, Watchmen. Non conoscevo l’opera di Alan Moore prima di guardare questo film di Zack Snyder, già regista di 300. Lo vidi in HV quando uscì e mi rapì già alla prima visione. Su Watchmen hanno parlato tutti e tantissimo: c’è chi ha apprezzato il film, chi invece lo ha odiato, ma nessuno che lo abbia amato. Dopo aver letto il fumetto devo dire che in effetti il film non rende come la storia originale, ma non per colpa del regista. In giro su internet si trovano recensioni ed opinioni che accusano addirittura il regista di aver usato poca fantasia e di aver seguito troppo alla lettera l’opera originale: non oso immaginare i commenti dei fan nel caso in cui invece avesse deciso di cambiare qualcosa rispetto al fumetto!
Il film mi piace così com’è. Ho adorato le musiche scelte in quei momenti particolari (forse ho un pò storto il naso durante la scena di sesso… si poteva anche evitare, non aggiunge niente) e non ho trovato fuori luogo le musiche composte da Tyler Bates. Mitici i titoli di testa: cinque minuti di Storia, con la S maiuscola, incastonati alla perfezione coi credits e con la musica.
L’insuccesso di questo film credo sia in parte imputabile alla sorpresa degli spettatori di fronte ad un film che, erroneamente, pensavano fosse un normale action-movie con effetti speciali da urlo e che invece si è mostrato essere un film più rispettoso del fumetto di quanto si potesse immaginare inizialmente. Due ore e mezzo, sono in effetti, tante (e menomale che sono stati tagliati diversi minuti) e ai più delusi sicuramente non saranno passate facilmente: immagino la noia di una buona fetta di spettatori all’uscita dalla sala cinematografica. Io l’ho visto in due parti, per mancanza di tempo: alla fine ero super esaltato, il film mi aveva colpito. La mia mente ritornava al gentile quando superbo piano di Adrian per salvare il mondo, alle parole di Manhattan, ai monologhi memorabili di Rorshach, alla figura impacciata di Dan e a quella affascinante e irritante allo stesso tempo del Comico. Gli attori si calano bene nella parte, anche se avrei preferito un Dan più grasso e meno muscoloso, una Laurie più bella, e un Adrian più simile a quello del fumetto (diciamo in generale, più massiccio). L’attore che ritengo perfetto per il ruolo è Jeffrey Dean Morgan nei panni del Comico.
Il film risulta equilibrato, divertente a tratti, sorprendentemente realistico per i fondali realizzati in green screen e sostanzialmente diverso rispetto a tutti i film sui supereroi che siamo abituati a vedere. Diverso, ma proprio per questo bello. Ho apprezzato, alla luce della storia originale, la scelta del regista di cambiare leggermente il finale: a mio avviso da un maggior senso del perché Manhattan decide di abbandonare la Terra rispetto a quello che si vede nel film.
Avrei preferito guardare anche l’extended cut, ma a quanto pare in Italia non la vedremo mai (chissà perché).
Bello!
 
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Voto dopo la prima visione: 8,5
Voto maturato: 8,5
 
Salendo al secondo posto di questa top six, troviamo Angeli e Demoni. Il film di Ron Howard mi è piaciuto tanto alla prima visione e tantissimo a quelle poche visioni successive. Non ero sicuro di andare al cinema a vederlo, ma poi ringraziando il cielo ci sono riuscito, e me lo sono goduto in dolce compagnia (con la mia tenera paperotta). Dopo Il Codice da Vinci non mi aspettavo un capolavoro, ma devo dire che, nonostante i romanzi di partenza condividano essenzialmente lo stesso schema narrativo e, nel caso specifico, riguardino lo stesso protagonista, i rispettivi film prodotti sono completamente diversi l’uno dall’altro. Personalmente ho trovato il Codice molto lungo, a tratti anche lento, e un pò noioso; per contro con Angeli e Demoni mi sono invece divertito: il ritmo è molto maggiore, Roma è fantastica, la storia è più interessante. E’ come se fosse stato un grande film italiano, ho adorato praticamente tutto. Per realizzare un film non eccessivamente lungo gli sceneggiatori (Goldsman e il mitico Koepp) hanno dovuto tagliare molto: personaggi, eventi e condizioni nel film sono diverse in parte rispetto al romanzo. Chi ha letto il romanzo ha poco sopportato queste modifiche; io che all’epoca non avevo mai letto l’opera di Dan Brown invece, l’ho apprezzato interamente, sotto tutti gli aspetti. Il ritmo frenetico che accompagna lo spettatore tra tutti gli enigmi, unito ad una musica martellantemente zimmeriana e ad una storia interessante con gran finale mi hanno rapito! All’uscita dal cinema ero veramente entusiasta, come non capitava da tempo!
Le grandi difficoltà per la produzione erano soprattutto relative al solito – telefonato – divieto del Vaticano di girare un film all’interno delle sue mura. Si è stati costretti così a realizzare parte delle sequenze in CG: risultato strabiliante! Aspettando di guardare la versione estesa del film, per ora mi godo quella cinematografica!
 
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Voto dopo la prima visione: 8,5
Voto maturo: 9
 
E quindi si arriva al film a mio avviso numero uno tra quelli che mi sono gustato in questo 2009! Non mi sarei mai aspettato – come spesso avviene – un tale livello da un film appartenente ad un mondo che ho sempre snobbato (vuoi per prigrizia, vuoi anche perché chi mi circonda negli ultimi anni riesce a farmi passare amore e passione praticamente per tutto). Star Trek prometteva d’essere un film spettacolare, e lo è stato. Non prometteva per me d’essere interessante, e invece è riuscito ad appassionarmi: è qua la differenza tra l’ultimo in classifica (Revenge of the Fallen) e questo primo. JJ Abrams mostra d’essere un regista con le palle che sa gestire bene tempi, modi e materiali: il gioco delle luci e la splendida architettura della USS Enterprise rendono il film realistico e convincente (siamo, in fondo, in un lontano futuro). Gli attori scelti sono quanto di più azzeccato si potesse desiderare credo: Chris Pine è strepitoso nella parte di Kirk (testardo, furbo, malizioso… menefreghista… insomma, giovane e capace, ma molto maleducato), Zachary Quinto è molto vulcaniano (anche uno come me che non aveva mai visto neanche 5 minuti della serie classica lo ha trovato somigliantissimo allo Spok leggendario del passato), Karl Urban è simpatico nel suo ruolo; bravi anche i restanti personaggi: Zoe Saldana (che a gennaio vedremo nei panni della Na’Vi Neiytiri), Anton Yelchin, John Cho, Simon Pegg… tutti bravissimi. Ne vien fuori un film di 2 ore adrenalinico, divertente, spettacolare. Mai noioso insomma. Le musiche non sono quanto di meglio si possa ascoltare, ma nel film rendono bene (ascoltando il cd un pò perdono) e quindi sono più che sufficienti; gli effetti visivi sono perfetti come già detto; la regia molto abile e “furba” (il trucchetto di far vibrare la telecamera a mano per rendere le riprese movimentate e dare così l’effetto realistico di un vero duello spaziale o di una vera e propria caduta verso l’abisso è semplicemente da oscar), mai confusionaria, ma ordinata. La storia è veramente intelligente e, quel che salva di più, semplice. Ora l’unica cosa che spero accada è il bis col secondo film, già messo in cantiere!
 
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Voto dopo la prima visione: 9
Voto maturo: 9,5

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