Le crisi di natura non economica che negli ultimi anni, quando si manifestano, mettono in ginocchio il coraggio delle popolazioni, quella italiana soprattutto – e spesso senza motivo – sono state anche per me motivo di timore. Non timore che porta alle crisi di panico, fortunatamente. Però un pò di timore c’è sempre e penso sia naturale. La prima che ricordi fu quella della “mucca pazza” che provocò diversi morti negli anni ‘90 (e anche prima mi pare): una sera mangiando una scatoletta di carne chiesi a mia mamma se c’era pericolo di contrarre la malattia e lei mi rispose un pò male: forse era nervosa, non so; certamente non mi rispose male perché era spazientita da una paura senza motivo d’essere. Forse è stata quella la crisi alimentare più importante degli ultimi decenni. Io ero piccolo e la paura degli altri si rifletteva anche su di me, che non conoscevo minimamente l’agente eziologico che causa la malattia (prioni, frammenti proteici). Poi fu la volta della SARS, l’epidemia orientale che ammazzava senza guardare in faccia a nessuno e immediatamente dopo, sempre dall’oriente, fu la volta del virus aviario. Nel caso della SARS ero un pò impaurito, certo, ma quando fu il caso dell’aviaria… mi veniva da ridere al solo sentire le notizie in tv. La comunicazione del rischio avviene sempre in modo distorto, le informazioni vengono trasmesse in un modo pessimo e la popolazione finisce sempre col percepire un problema in modo molto più amplificato di quanto in realtà non lo sia: in altre parole, ci si fa sempre problemi per niente. In Italia però il settore dei prodotti avicoli subì un calo verticale delle vendite, decretando una crisi con risvolti drammatici (che arrivavano anche al suicidio per disperazione dei poveri che dalla sera alla mattina si trovarono senza lavoro)… senza motivo. Qualcuno, di fronte all’isteria di massa, cercava di far capire che non c’era alcun pericolo di contrarre la malattia se la carne infetta veniva in cotta a dovere, ma niente: quando si tratta di rischi per la salute, anche in assenza di pericolo, la gente ha paura. Il rischio e il pericolo sono due cose distinte, anche se correlate: per la precisione, il rischio è la probabilità di avere il pericolo, mentre il pericolo è legato all’azione di una particolare sostanza, o una specie batterica o un’entità virale o di altro tipo, di indurre malattie. Ne deriva che, mancando il pericolo, non c’è rischio per la salute. Nel caso dell’aviaria cuocendo la carne infetta si eliminava il pericolo (il virus), per cui non sussisteva nessun rischio di contrarre la malattia. I casi di aviaria nell’uomo erano ristretti a quelle persone che vivevano a stretto contatto con gli animali (mi chiedo quanto stretto), non c’erano mai stati casi di malattie assunte da nutrizione con carne cotta. Come si capisce quindi, fu un’isteria del tutto inutile quella che colpì tutti. Dopo l’aviaria, a parte qualche caso di contaminazione del latte con sostanze del tutto estranee (oltre che pericolose) come la melamina (non la melanina, che è un’altra cosa), e di contaminazione di carne suina con diossina (il caso irlandese che rischiava di mandare a monte i pranzi di Natale e capodanno per niente), non ci sono state altre occasioni per vendere giornali con notizie in gran parte false e disorientanti. L’unico caso di spessore è stato quello recente dell’influenza suina.

Mi sono poco documentato su questo virus, so solo che può passare da umano ad umano e che risulta quasi sempre mortale per quelle persone che sono messe molto molto male (in condizioni di salute molto precarie, oppure persone in particolari stati di salute: i più esposti sono bambini e vecchi), quindi non mi allarmo per niente, perché se sono nella categoria a rischio, al massimo me la prendo e la supero (con l’aiuto sempre di chi mi vuole vivo, s’intende!). Ecco, credevo che il virus fosse veramente poco diffuso in Italia, essendo i casi accertati, che sono poi quelli che portano alla morte, una ventina, non di più. “Siamo a novembre e ci sono stati 20 morti” – pensavo sempre – “Questo virus passerà così com’è arrivato”. E invece ho capito che forse non è così semplice. Mi spiego: che il virus sia in giro è assodato, ma il fatto che siano solo 20 le persone che lo hanno contratto è sbagliato. Ci sono migliaia, se non decine di migliaia di casi, molti dei quali però non sono noti. Quando si va dal dottore a fare il test credo che nella maggioranza dei casi i medici evitino di dire che si tratta di influenza suina – per non scatenare il panico, vista la fama di questo virus. Gira e rigira, praticamente posso ipotizzare di averla sofferta anche io questa influenza. Come posso affermarlo? Beh, lo affermo leggendo il foglio informativo sul virus H1N1 diffuso dall’Educatt agli studenti del collegio oggi:

Caro studente,

in considerazione della diffusione dell’influenza H1N1 e per una corretta informazione che ti renda possibile gestire la quotidianità del vivere in collegio e affrontare con tranquillità anche un eventuale stato influenzale, pensiamo utile fornirti alcuni brevi suggerimenti relativi al nuovo virus.

Seguono quindi i sintomi. Stamattina mentre leggevo bevevo il mio the caldo a colazione. Ad ogni sintomo successivo mi veniva da ridere: “febbre” e pensavo ce l’ho avuta anche io, fino a 38,5!tossece l’ho avuta eccomeanzi a dire il vero ce l’ho ancora!mal di golaavuto anche questo e bello forte!altri sintomi quali mal di testaoddio santo, ne ho avuti di pazzeschi quando stavo male!debolezzaoh oh…malessere generale”… oddio…raffreddore”… miseriaccia (con la voce di Ron Weasley), “dolori muscolari”… ma… ma… allora anche io ho avuto il virus della suina!!!

Ecco, questa conclusione, ammettendo sia giusta – perché comunque sono i sintomi che presentano tutte le influenze tranne forte il mal di testa che non è obbligatorio (e a quanto pare tutti quanti i malati in collegio in questi giorni l’hanno manifestato) – mi ha dimostrato ancora una volta che le paure della gente riguardo a malattie o contaminazioni chimiche di altra roba sono inutili. Certo, avrei preferito star bene e andare a lezione, ma non è stata un’influenza mortale! E’ stata un’influenza più fastidiosa delle altre, questo si (per il mal di testa abnorme), ma per il resto è stata la stessa, la solita influenza che si soffre di anno in anno. Nessun motivo per allarmarsi. Anzi, ritengo che soffrire un’influenza di tanto in tanto non sia neanche così negativo: il rinforzo del sistema immunitario è un vantaggio e un pò di “sofferenza” per ottenere questo vantaggio non credo sia un regalo troppo pretenzioso! XD

In conclusione, quindi, volevo dire: state tranquilli, se per caso doveste ammalarvi di suina, l’unica cosa di cui dovete preoccuparvi è di stare al caldo, bere molto, mangiare normalmente e controllare la febbre. Il resto scivolerà via in meno di 3 giorni!

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