Avevo dimenticato il film “La Leggenda del Pianista sull’Oceano”, di Giuseppe Tornatore. Lo vidi per la prima volta il mio primo anno di collegio e rimasi positivamente meravigliato. L’ho rivisto in questi giorni e, ancora una volta, ne sono rimasto meravigliato: è un film veramente molto bello e profondo, con delle interpretazioni spettacolari, dei momenti veramente celebri e una storia affascinante. Avevo dimenticato che Tim Roth interpretasse il protagonista: anche questa è stata una piacevole riscoperta. Tra tutte le battute meravigliose (e assicuro che il film ne è pieno), il discorso finale del protagonista è quella assolutamente migliore. Riportata come ho fatto sicuramente trasmette molto poco, ma dopo aver visto tutto il film, ascoltarla dalla bocca del protagonista è un qualcosa di eccezionale. Ti fa riflettere molto. Il film, in fin dei conti, è una fiaba moderna, ma coinvolge molto. E il contrasto tra l’amara verità e le vicende della fiaba stessa, che ci insegnano a comprendere l’immensità e l’unicità del protagonista, lascia veramente tristi

“Tutta quella città… non si riusciva a vederne la fine… la fine. Per cortesia, si potrebbe vedere la fine? Era tutto molto bello su quella scaletta… e io ero grande con quel bel cappotto. Facevo il mio figurone. E non avevo dubbi che sarei sceso. Non c’era problema. Non è quello che vidi che mi fermò Max… è quello che non vidi. Puoi capirlo? Quello che non vidi. In tutta quella sterminata città c’era tutto tranne la fine… c’era tutto! Ma non c’era una fine. Quello che non vidi era dove finiva tutto quello. La fine del mondo. Tu pensa ad un pianoforte, i tasti iniziano, i tasti finiscono. Tu sai che sono 88 e su questo nessuno può fregarti, ma non sono infiniti loro. Tu sei infinito. E dentro quegli 88 tasti la musica che puoi fare è infinita. Questo a me piace. In questo posso vivere. Ma se io salgo su quella scaletta e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi di tasti che non finiscono mai – e questa è la verità – che non finiscono mai… quella tastiera è infinita. Ma se quella tastiera è infinita allora su quella tastiera non c’è musica che puoi suonare… e sei seduto sul seggiolino sbagliato. Quello è il pianoforte su cui suona Dio. Cristo! Ma le vedevi le strade? Anche soltanto le strade, ce n’erano a migliaia! Ma dimmelo, come fate voialtri laggiù a sceglierne una. A scegliere una donna, una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare… un modo di morire. Tutto quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce, quanto ce n’è, ma non avete paura voi di finire in mille pezzi solo a pensarla a quella enormità? Solo a pensarla, a viverla! Io ci sono nato su questa nave e vedi anche qui il mondo passava, ma a non più di duemila persone per volta. E di desideri ce n’erano, ma non più di quelli che ci potevano stare su una nave tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità su una tastiera che non era infinita. Io ho imparato a vivere in questo modo. La Terra… è una nave troppo grande per me; è una donna troppo bella; è un viaggio troppo lungo; è un profumo troppo forte; è una musica che non so suonare. Non scenderò dalla nave. Al massimo posso scendere dalla mia vita.”

Consiglio la visione di questo splendido film, soprattutto perché girato da un italiano. E’ un ottimo prodotto in antitesi ai tanto osannati (spesso esageratamente) maestri di Hollywood, che ultimamente non ne imbroccano una…

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