Si può ammettere senza riserve che gli istinti sono tanto importanti quanto la struttura organica ai fini del benessere delle sole specie nelle condizioni attuali di vita. Se le condizioni di vita cambiano è quantomeno possibile che leggere modificazioni dell’istinto possano essere vantaggiose per una specie. E se si può dimostrare che gli istinti variano, anche così poco, non vedo perché non debba essere difficile per la selezione naturale conservare ed accumulare continuamente le variazioni dell’istinto che possano essere utili in qualsiasi modo. Secondo me è proprio così che si sono formati gli istinti più complessi e ammirevoli. Le modificazioni della struttura corporea nascono o sono accentuate dall’uso o dall’abitudine e si riducono o perdono in seguito al disuso, e così credo che sia per gli istinti! Però io credo che gli effetti dell’abitudine siano di importanza del tutto secondaria rispetto agli effetti della selezione naturale di quelle che potrebbero essere chiamate variazioni accidentali degli istinti, vale a dire di variazioni prodotte dalle stesse cause ignote che producono leggere deviazioni della struttura corporea.

Nessun istinto complesso può essere prodotto dalla selezione naturale, se non tramite il lento e graduale accumulo di molte variazioni, tenui ma giovevoli. Quindi, come nel caso delle strutture corporee, in natura non dovremmo trovare gli effettivi gradi intermedi, attraverso i quali è stato acquisito ciascun istinto complesso – perché questo si troverebbe solo negli ascendenti diretti di ciascuna specie – però dovremmo trovare qualche segno di tale gradazione nelle linee di discendenza collaterali.

C. Darwin – “L’origine delle specie

 

…forse c’è veramente qualcosa che non va

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