Bene! Prima giornata di lezioni terminata ancor prima di iniziare!

Questa mattina si trattava di trascorrere 4 ore dalle 8.30 alle 12.30 con due professori. Di questi due ero particolarmente curioso di conoscere Cocconcelli, che ci guiderà nei meandri profondi della Microbiologia degli alimenti; Trevisan lo conosco fin troppo bene e so che sarà un incubo.

E’ stato strano un pò tornare a lezione. E’ un anno e passa che non mi sedevo ad un banco a prendere appunti. A parte la mia grafia peggiorata in modo allarmante negli ultimi anni (sospetto ci siano diverse cause, ma proprio non riesco a correggere il mio modo di scrivere), la lezione è stata piacevole. Oddio, a dire il vero è stata anche breve. Il prof Cocconcelli è un bel tipo, molto poco professore e molto più amico di molti altri che siedono dietro una cattedra cercando di inculcarti nella testa dei concetti astrusi e incomprensibili. Insomma, un professore col quale sarebbe bello collaborare per la tesi. Il pensiero m’è passato per la testa, ma poi l’ho rigettato prontamente, perché voglio evitare di collaborare con l’Istituto di Microbiologia. Niente di personale eh, solo ritengo che sia più interessante far qualcosa nell’Istituto di Processi. Vedrò al più presto di parlare con De Faveri. Voglio lui per questa tesi.

La seconda notizia bella è che Trevisan ha sospeso la lezione per oggi. In questo momento sarei dovuto essere seduto a prendere appunti di chimica, invece il tizio ha pensato bene di prendersi un “impegno d’ufficio”, rimandando la lezione a data da destinarsi. Mi chiedo per l’esercitazione di laboratorio di domani pomeriggio cosa ci sia da fare a questo punto, visto che non abbiamo neanche assistito ad un minuto di lezione. Si vedrà domani.

Ritornando a quello che ci ha detto Cocconcelli oggi. Molte cose sono risapute, alcune sono un misto tra il piacevole e l’inquietante. Mi spiego: fin quando si parla di leggere studi e documenti in inglese sono pur disposto, visto che non è una cosa nuova per me (che spesso mi trovo a leggere materiale scientifico in inglese… ok è tutt’altro, non c’entra niente con la tecnologia alimentare, ma è pur sempre inglese!); oppure quando si parla di partecipazione attiva degli studenti in classe concordo: è anche giusto che mostriamo quello che sappiamo, anzi che mostriamo d’essere curiosi, che chiediamo ripetizioni di concetti particolarmente difficili. Lo studente dev’essere sempre guidato dalla voglia di comprendere. Il professore ha detto infatti che il corso deve dare informazioni approfondite, certo, ma che deve aiutare a ragionare, a imparare a capire come funziona una cosa (“Sai quanti bulloni ci sono in una macchina, ma se poi non la sai far funzionare…”). Spero però che non siano parole sparate al vento, perché finalmente assisteremmo ad un corso in cui si impara veramente qualcosa. Il segno di quanto poco io abbia imparato durante la triennale è il fatto che ricordi solo molto alla larga gli argomenti che abbiamo trattato e sui quali sono stato così tanto tempo. Alla domanda “Quale pH Clostridium botulinum viene inattivato?”, io non sapevo quale numero pensare. Sapevo certo che il pH dovrebbe essere acido. Ma il quanto acido dovesse essere lo avevo completamente dimenticato e in quel momento non mi veniva in mente niente nessun valore. Dopo qualche secondo di silenzio da qualche parte si è sentito un “4 e mezzo”. Il botulino viene inattivato intorno a valori di 4.6 per la precisione. Ma non lo ricordavo mica. Avrei potuto sparare un 5, ma per quanto numericamente parlando passi poca differenza tra 4.6 e 5, effettivamente bisogna stare attenti. Per questo spessissimo io sono vago sulle misure da dare ad un pH piuttosto che ad altro. Nel caso specifico il pH è l’antilogaritmo della concentrazione idrogenionica. Un errore di 1 corrisponde a variazioni di 10 volte della concentrazione degli H, perché è in scala logaritmica… è esponenziale. Qualcosa di inquietante nel fatto che siamo quasi tutti dottori in scienze e tecnologie alimentari e che nessuno sa a che pH il botulino viene mandato in paradiso c’è. Non so veramente se dare la colpa solo al modo in cui si studia e si è studiato alla triennale, o anche a me stesso. Eppure ho sempre sottolineato che nello studio di una materia ci si deve sforzare nell’imparare, non nel ripetere mnemonicamente. Come mai questi concetti mi sono passati dalla testa? La mia più grande paura è proprio quella di prendersi un titolo di studio per poi essere del tutto incapaci, disinformati e ignoranti. Preferirei a quel punto non indicare in un curriculum vitae che sono laureato, ma dire che dopo le scuole medie ho terminato gli studi e mi sono dato all’ippica. Effettivamente fino alle scuole medie le cose le imparavo nel vero senso della parola, forse perché c’era da studiare di meno, forse perché la scuola media era in effetti un ambiente stimolante lo studio. Dopo le scuole medie per me è stato un continuo buttar giù rospi studiando materie che in effetti mi attraevano poco.

Con questa specialistica però devo cercare di impegnarmi ancora di più, in tutte le cose che faccio. Spero non siano anche queste parole al vento!

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