Con questo mio post non voglio stare a discutere minimamente gli errori compiuti in passato da talune persone riguardo a certe questioni di vita collegiale. Mi limiterò ad elencare i maggiori punti di contrasto, attrito, e quindi descriverò in breve la situazione del più grande collegio dell’Università Cattolica d’Italia oggi, nel 2009.

Quando mi giunse la notizia del cambio della direzione, lo scorso inverno, non posso dire di non aver gioito. Parte di me era triste, non lo nego, per la partenza del precedente direttore, col quale sia io quanto gli altri abbiamo un legame di amicizia molto profondo e, oserei dire, anche affettivo. Ma d’altra parte esultavo pensando “finalmente si cambia”. Non sopportavo più quel clima di lassez faire che negli ultimi anni regnava sovrano. Oddio, non che mi sia più comoda di ieri la situazione, che sia chiaro. Ieri potevo anche far finta di non vedere l’esterno uscire dalla camera del tale alle 8 di mattina. Chi se ne fregava se il direttore non aveva problemi a gestire autonomamente la situazione. Oggi purtroppo non è così. Spesse volte negli anni passati ero a conoscenza dell’utilizzo frequente di sale disparate, come la sala pianoforte, quella DVD e la sala musica, per lo studio: nobilissima la causa, ma la situazione era un po’ senza senso, visto il numero di sale studio e, soprattutto, la disponibilità di una camera personale che ognuno di noi vanta qui dentro. E non finisce qui: quante volte siamo stati costretti noi aiuto-direttore, ad ascoltare le sfuriate interminabili delle signore delle pulizie per il caos (e lo schifo) lasciato dagli studenti (oddio, studenti, per quanto studiano è dir tanto) che nelle zone comuni fino alle 5 di mattina festeggiavano i 20 anni di un pinco pallino, vomitando dappertutto e lasciando i locali in uno stato pietoso la mattina seguente? E vogliamo parlare della questione degli esterni che vengono a dormire qui, senza neanche pagare? Il Collegio ha un regolamento interno: veramente nessuno lo sapeva? E se sapeva della sua esistenza, perché ieri sera ci sono stati così tanti problemi a far capire che quest’anno le cose cambieranno? In altre parole: è così tanto difficile accettare le condizioni imposte da un direttore di collegio (vista la sua autorità, ha tutto il diritto ad apportare le giuste modifiche per rendere questo ambiente un posto migliore secondo il suo concetto di ordine)?

Proverò a rispondere a queste semplici domande.

Punto primo: non è vero che il collegio è una realtà complessa. Il collegio è una realtà molto meno complessa del mondo di fuori, quello del lavoro. Siamo coccolati come bambocci qui dentro, ma ne vogliamo di più. Vogliamo tutto. E più abbiamo, e più chiediamo. Forse è questa la cosa più sbagliata di noi. Nella società vige una Costituzione e tutti devono rispettarla; qui dentro vige un Regolamento. A me le regole hanno fatto sempre schifo, nel senso che non ho la minima capacità di sfornarne di nuove e né tantomeno di discuterle… ma non mi sono mai fatto problemi nel rispettarle. Quindi sarei un buon cittadino ma un pessimo legislatore. Le regole si rispettano che piaccia o no. I casi particolari sono meritevoli di ascolto, certo. Ma sta al direttore dire quando una regola può essere ignorata e quando no. Vogliamo mettere in discussione l’operato di un direttore? Non vedo perché se lo scorso anno l’operato del direttore non era minimamente discusso riguardo ai permessi, mentre quest’anno debba invece essere messo in discussione, visti i non permessi. Lo si doveva considerare un favore lo scorso anno, un’eccezione alla regola. Un’eccezione che provocava un precedente e se il precedente diventava noto nell’arco di 2 mesi ognuno dei 160 qui dentro chiedeva almeno una volta la stessa eccezione “perché quello lo ha fatto e posso farlo anche io”. Solo in questo caso a quanto pare, la legge è uguale per tutti. O meglio, l’eccezione è uguale per tutti; di leggi (meglio dire regole) qui dentro nessuno ha mai sentito parlare. La complessità del collegio è legata in modo quasi proporzionale al numero di studenti che ci vivono. Siamo in 160, siamo, ripeto, il più grosso collegio della Cattolica d’Italia e ognuno ha i suoi vizi. E più siamo viziati più diventa difficile convivere. Il difficile, mi sono reso conto negli ultimi tempi, non è tenere gli studenti a bada, ma educarli, perché la maleducazione è l’H1N1 di questo collegio: quante persone sono entrate qui dentro con la paura anche di dare del tu al direttore e dopo qualche mese a contatto con gli altri più grandi si è presa anche il lusso di non salutare la gente più grande che incontrava in giro? Tante. Troppe forse. Roba da prenderli e chiuderli in un bagno a cantare “Anima mia ” dei Cugini di Campagna per tutta la notte. Evitiamo però di cadere in errore: il collegio non è una fabbrica. Di qua non devono uscire persone tutte uguali, automi educati pronti ad entrare nel mondo del lavoro. Il collegio è una casa a tutti gli effetti dove studio, divertimento e crescita devono proseguire in parallelo. In quanti lo ricordano? Ritornerò in seguito su questo punto.

Punto secondo: nessuno impone a nessuno di vivere qui dentro. La riammissione dev’essere condotta con un’ottica proiettata al futuro della struttura. Si devono scegliere gli studenti per il successivo anno un po’ come la selezione naturale sceglie gli animali da destinare ad una determinata nicchia ecologica; gli inutili vanno eliminati. I meritevoli vanno premiati, perché qui dentro più siamo simili e meglio è. I parametri educativi devono avere il loro valore, perché innumerevoli sono i casi di persone che brillano negli studi, ma sono poi così poco propensi a rispettare le regole da non essere adatti alla vita di collegio.

Punto terzo: è meglio approfittare delle occasioni di riunione generale piuttosto che parlare alle spalle di qualcuno. Il coraggio nella gente manca semplicemente per il fatto che, trovandosi di fronte a gente con le palle (passatemi il termine), non sa cosa dire. Forse sa che le motivazioni possono essere discusse con gente più alla portata, come me o un altro, oppure forse hanno paura di essere presi per scemi (anche qui… ritornerò in seguito a discutere su questo punto).

Credo che siamo tutti concordi in quello che ho scritto. Sono punti che richiamano a valori fondamentali quali il rispetto e a modi di vivere in modo impegnato la vita collegiale, quale occasione per accrescere la propria cultura e formare la propria persona.

Il Regolamento del Collegio è stato realizzato nel 2000. La norma vorrebbe che esso venga applicato alla lettera in ogni suo punto, ma con gli anni questa abitudine è venuta meno per cause estranee alla mia comprensione. Negli ultimi tre anni si è assistiti al collasso delle regole, tanto è che in pochi sapevano dell’esistenza del Regolamento (non dico della sue norme). Ora che il Regolamento è fatto circolare tra gli studenti, come doveva esser fatto anni fa anche (a me non fu dato, per esempio), tutti quanti iniziano a farsi dei problemi e il perché è semplice: nessuno ha mai rispettato tutte le regole e più gli studenti leggono più si rendono conto che, se veramente il direttore ha intenzione quest’anno di seguire alla lettera il Regolamento, molte delle loro libertà verrebbero meno. E si ribellano, o almeno vorrebbero farlo, avanzando un fantomatico diritto alla flessibilità di trattamento, cosa che aveva caratterizzato fino al danno il direttore precedente, ma che a quanto pare, con il nuovo direttore, non sarà fattibile tutelare in tutti i casi.

Prima di tutto, una questione di rispetto: dalle 11 di sera in poi si deve evitare il chiasso. Cito testuali parole del Regolamento: “Dopo le ore 23, per il rispetto delle personali esigenze di riposo e studio, va rigorosamente osservato il silenzio”. Certamente una persona può fare in camera sua quel che ritiene opportuno, con l’accortezza di applicare alla lettera il concetto di libertà e di rispetto degli altri: se ascolto musica ad alto volume mi munisco di cuffie e basta. Avrei voluto registrare l’audio delle battutine ironiche e velenose che giravano ieri sera tra i collegiali presenti alla riunione indetta dal direttore, in presenza del Direttore di Sede e dell’economo del Collegio: parole e frasi che delineano abbastanza facilmente il contorno del degrado collegiale di questi ultimi anni. Nel Regolamento non c’è scritto che dopo le 23 gli studenti devono provvedere a tapparsi la bocca e non muoversi al fine di non infastidire i vicini di stanza. C’è scritto che bisogna far silenzio, perché il giorno dopo, alle 8.30, con molta probabilità qualcuno ha lezione in università o, peggio ancora, deve studiare per preparare un esame. In fondo siamo un collegio, non la casa del Grande Fratello. A tal proposito infatti lo stesso articolo cita che “vanno evitati rumori molesti ai piani, dove sono ubicate le stanze, con particolare riguardo alle cucine”. L’isidoriana gente della notte potrà mai accettare un’imposizione del genere? Il direttore poi, fa parte di una generazione che faceva dello studio uno strumento utile e non una bella scusa per evitare il mondo del lavoro e infatti è un ricercatore dell’università Cattolica, non un semplice laureato in Giurisprudenza: la sera la passa in modo differente rispetto all’isidoriana gente della notte, che, se proprio non può aver contatti col mondo femminile, almeno deve passare il tempo a giocare alla play station 2 fino alle 5 del mattino (e chi se ne frega delle lezioni, tanto siamo qua oramai…). Il discorso che ha fatto ieri sera, infatti, non è stato ascoltato per niente. Per niente. Lui auspicava un utilizzo del tempo più efficiente, mirato alla cultura generale, sicuramente di profilo maggiore rispetto agli abituali passatempo della gente di oggi. Il suo messaggio a tal riguardo non è stato per niente percepito.

Poi c’è il problema maggiore, quello che renderà impossibile la vita di un collegiale. Voglio discuterlo scherzosamente per evitare di insultare qualche eccelsa mente (forse tale crede di essere). All’art. 14 è candidamente scritto che “è vietato, salvo permesso dato di volta in volta dal Direttore o da un suo delegato, l’accesso alle camere da parte degli esterni del Collegio”. Madonnasantoddio!!! Cos’è, una dichiarazione di guerra? Il collegiale infatti pensa “Con chi mi intratterrò a parlare di donne allora?” oppure “Con chi fumerò canne in camera?” (considerando che, all’art.11 si specifica che nessuno deve portare sostanze stupefacenti in camera), oppure ancora “E la mia ragazza dove dorme?”, o ancora “E se i miei mi vengono a trovare dove li faccio dormire?”. Non mi piace sempre prendere in considerazione il passato, perché rischio di diventare veramente noioso come mio padre… vorrei far presente che il mio primo anno si doveva chiedere il permesso all’entrata degli esterni anche di giorno… al direttore… e che una sola volta mi sono permesso di portare una mia collega di corso in camera per uno scambio di materiale di lezione e sono stato rimproverato. Basta, non dico altro. Oggi il sant’isidoriano medio fa quel cavolo che gli pare e senza chiedere il permesso. Anzi, se proprio vogliamo essere fiscali le richieste del nuovo direttore sono anche morbide in confronto al Regolamento, perché lui non pretende che di giorno venga chiesto il permesso all’entrata di esterni nei dormitori: “Tutti coloro che non sono interni non possono rimanere in Collegio dalle ore 22.30 alle 8.00 ”. Ecco, cambiate 22.30 con 23.00 ed il gioco è fatto. E’ tanto per un interno chiedere che dopo le 11 di sera questi maledetti esterni vadano via dalle balle? Fastidio o non fastidio è il Regolamento che lo impone, mica lo impone uno sconosciuto di nome Alfonsino. E poi lo si fa anche per una questione di sicurezza, perché se l’esterno rompe qualcosa è l’interno che lo ospita che risponde dell’azione. A tal proposito ultimamente, per punire in modo esemplare le persone abituate a prendere in giro la gente, il direttore ha ben pensato di multare coloro che ospitano di notte colleghi non collegiali nelle proprie camere. Ci sono stati diversi casi di persone che hanno dormito qui in collegio senza chiedere permesso, e soprattutto senza pagare. Il direttore a tal proposito ieri sera ci ha tenuto a spiegare le sue motivazioni, volte alla sicurezza e alla comodità… ma… cosa vuoi che gliene importi al sant’isidoriano della comodità e della sicurezza? “Tanto viene la mia ragazza a dormire, stiamo sullo stesso letto”. Letto ad una piazza. Perché se non si scopa in collegio non si scopa per tutta la vita eh. Oppure l’isidoriano si scopre d’un colpo cristiano credente: “L’ho fatto per fare un favore ad un amico”. Mi viene da pensare che quelli che vivono in Collegio invece siano suoi nemici, visto che l’isidoriano medio si lamenta del silenzio dopo le 11, che se non osservato è una completa mancanza di rispetto. Come vedete ci sono delle incongruenze evidenti. Genitori e fidanzate, come da copione, devono pagare il posto in Collegio come lo si paga in un albergo. Per gli esterni il Collegio funziona essenzialmente da B&B. Anzi, solo da B, visto che per l’altra B devono pagare la colazione se la vogliono. Ah, ma al sant’isidoriano medio la cosa non va giu: “Perché deve pagare anche la stanza se la mia ragazza dorme con me?” ha chiesto un ragazzo (un babbeo se mi permettete) ieri sera. A parte la figuraccia di fronte al Direttore di Sede… ma in un Hotel si è mai visto che pagando una singola si dorme in due? In un letto ad una piazza? Una quota per due persone? Penso che fallirebbe anche il più piccolo degli ostelli con questa politica. Il nuovo direttore non vuole vedere cose di questo tipo, punto. Non ci sono ma e non ci sono perché che tengano. In passato non era così e non dev’essere neanche ora. Negli ultimi anni ovviamente c’era un via vai incredibile di gente, e penso che per qualsiasi notte in collegio c’erano almeno una decina di persone in più a dormire rispetto alla norma. Allora era tutto normale, perché se il vecchio direttore lo permetteva a tizio doveva anche permetterlo agli altri 160 qui dentro. Immaginate per gli interessi personali cosa potrebbe diventare una struttura come questa in quelle condizioni: la calma che dovrebbe regnare sovrana lascerebbe il posto al caos più completo, per il via vai di gente sconosciuta. Quindi è necessario porre un paletto: dopo le 24 infatti gli esterni devono uscire dal Collegio, così ha deciso il direttore. Non mi pare uno scandalo. Se un giorno la mia ragazza verrà a trovarmi le pagherò la stanza come va fatto e se alloggerà fuori rimarrò con lei fino a mezzanotte, non vedo dove sia il problema. Per il sant’isidoriano medio invece il problema c’è, perché non riesce a trovare la causa di tanta rigidità da un anno al successivo, quasi che ora il direttore debba dar conto a qualcuno delle sue decisioni. E non importa se è questione economica o no… o anche. Si ignora una Regola, la cosa è sbagliata. Ma la gente non vuole capirlo o non vuole ammetterlo: è tanto comodo far dormire mamma, papà, mia sorella, mio fratello e la mia ragazza in una stanza di 10 metri quadri! Uno sul letto, uno sulla scrivania, uno nell’armadio, uno a terra, uno nel bagno, che ci vuole? L’importante è che si risparmi. Ma allora è l’Ente di diritto allo studio che ci tiene ai soldi… o sono gli studenti che vogliono farla in barba al Regolamento per risparmiare 35 euro/notte/persona? Anche qui la cosa stona… E non mi soffermo su tutti i se e tutti i ma che alcuni hanno avanzato durante la riunione. Chiariamo una cosa: erano tutti dei se e dei ma derivanti dal solito ragionamento “ma se l’anno scorso non si faceva così, perché quest’anno si?”, con divertenti varianti in merito all’argomento. Proprio non va giù questa decisione del direttore di punire i furbi. Forse ci sono troppi furbi in questo Collegio.

Capito come funziona da queste parti il convivere con gli altri? Volendo tirare le somme a queste osservazioni (non ci sono mie opinioni nel mezzo eh… è tutto vero quello che ho scritto), possiamo riassumere la condizione del Collegio ad oggi in questi punti principali:

  • mancanza di volontà nel rispettare il prossimo;
  • mancanza di volontà nel rispettare il Regolamento;
  • indisposizione nei confronti dell’ente per il diritto allo studio;
  • livello culturale penoso;
  • testardaggine nel voler imporsi sulle opinioni della Direzione;
  • determinazione nel voler fare i furbi a tutti i costi.

Il direttore ieri invano si è sforzato di far capire il suo punto di vista riguardo al tempo libero serale. Spendo due parole, ma ovvio che molto dipende dagli interessi personali e dal modo in cui un/a ragazzo/a è cresciuto/a. Il direttore, come detto, è ricercatore in università: in ogni modo è un accademico. Con lui si può ragionare di tutto e di più, perché ben disposto a parlare e a conoscere. Le serate le passa in modo sicuramente diverso da quello di Andrea (che legge Fo, Tex, eccetera) e mio (che leggo Darwin, Crichton, eccetera) che siamo due mangiatori di libri, figuratevi in confronto a chi in camera ha solamente La Gazzetta dello Sport (per giocare al fantacalcio, mica da leggere!): a lui piace l’astronomia, ed è un mostro in botanica; non riesce a capire come possano i giovani passare le serate ubriacandosi o giocando alla consolle fino a tardi, senza un minimo di preoccupazione per gli impegni del giorno dopo e soprattutto senza in minimo interesse per la cultura: “Siamo all’università, cavolo, che volete diventare? ”. In effetti mi verrebbe da dire che più che in una università studiamo in un liceo. Il perché lo sanno tutti e l’ho ampiamente denunciato altre volte. E’ chiaro che gli studenti in collegio ci tengono ben poco alla cultura e quindi non le dedicano neanche 4 minuti oltre il tempo che dedicano allo studio. Quindi la sera devono passarla in qualche modo, perché l’università oramai in Italia è uno status symbol. Ci vanno i modelli, le veline, come la cara tv insegna. Quando al profilo culturale insufficiente si aggiunge una cattiva educazione si ha il peggio che ci si possa augurare: studenti senza obiettivi, che vagano come dispersi nel deserto, che dormono di giorno e vivono di notte. Ah, dimenticavo: e che poi pretendono di fare chiasso e ubriacarsi ad oltranza e utilizzare la camera in cui alloggiano per far dormire persone che invece dovrebbero pagare. E quando una persona che se lo può permettere dice “ora basta” ecco che scatta la protesta, perché a loro modo di vedere le cose “non è giusto”. Come si capisce in modo evidente c’è molta maleducazione. A mio avviso, ma magari sbaglio, la maleducazione di oggi è diretta conseguenza delle troppe concessioni del passato. A questo punto chi è ostile alle prese di posizione del direttore rimarrà tale. Ma chi deve piegarsi, lo studente maleducato che non riesce a dimostrare come le sue pretese siano legittime (e ci mancherebbe… non lo sono!!!), o il direttore che cerca di mantenere nel collegio quella parvenza di comunità sotto più profili digregata e danneggiata da comportamenti stupidi e da maleducazione?

Il futuro non è roseo. Concordo con chi lo dice, sia studente o direttore. Ieri, al ritorno dalla riunione uno mi ha detto “quest’anno non si può andare così” e un altro mi ha detto “Donato pensaci tu”. Ma io che posso fare? Purtroppo io non posso fare niente, concordo con le regole e sono sulla stessa linea di pensiero del direttore. Non ci sarà alcun cambiamento nel mio carattere, non mi imporrò in nessun caso. Sostanzialmente sarò lo stesso dello scorso anno, ma devo dar conto del mio operato ad una persona che persegue un obiettivo: in fondo io lavoro per il bene della comunità e che piaccia o no questo bene non corrisponde purtroppo alle pretese della stessa comunità. Strano caso questo del nostro collegio.

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