Quando parliamo di surriscaldamento del pianeta siamo tutti quanti ambientalisti motivati, convinti delle nostre parole, decisi nell’affermare che lo scempio ambientale dell’uomo in questi decenni stia portando non solo l’uomo, ma l’intero pianeta, verso la catastrofe. Ho espresso la mia idea alla luce dei contenuti di Stato di Paura di Michael Crichton, contenuti che molti definirebbero “macchinazioni degli industriali”, falsità diffuse dai capitalisti per continuare indisturbati nella loro opera di arricchimento ai danni dell’ambiente e dei paesi poveri. Lo sapete tutti, non sono d’accordo con queste affermazioni: di verità ce ne sono tante e vale sempre la pena ascoltare tutte le campane prima di emettere un verdetto. Quindi, riassumendo la morale di Crichton riguardo alla situazione ambientale, possiamo dire con certezza che molte cose noi umani siamo ancora troppo indietro per poterle capire e spiegare (Tolkien direbbe che siamo ancora troppo giovani): le conoscenze devono progredire ancora per poter dire con sicurezza “si, è l’incremento dell’anidride carbonica che ci sta facendo trasformare in Venere – il pianeta ovvio”. Tutto ciò che consegue ai cambiamenti climatici, è doloroso dirlo e forse apparirò come il tipico anti-ambientalista (ma non è così), è solo un risultato naturale: gli ecosistemi non sono mai stati statici, anzi talvolta sono cambiati a ritmi molto veloci, avvantaggiando alcune specie, provocando l’estinzione di altre. I cambiamenti dell’uomo (punto fermo è che sono cambiamenti in peggio) hanno esattamente lo stesso effetto però spesso non ci chiediamo quali siano i costi ambientali da sostenere quando un ecosistema viene a perdere una o più specie. Per un approfondimento sulla questione vi propongo una visita a questo interessantissimo sito internet che mostra come l’isola che oggi ospita i grattacieli di Manhattan sia cambiata nel tempo a causa dell’antropizzazione. L’intervento dell’uomo è inevitabile, ma nessuno dice che debba essere sempre dannoso, mentre non è possibile dire che sia sempre positivo o meglio neutro nei confronti della natura: siamo anche noi parte della natura, ma lo dimentichiamo spesso, anzi, sempre. Con questo cosa voglio dire? Voglio dire che non è vero che l’uomo è un “virus” dell’ambiente, ne che lo sta diventando: qualsiasi specie animale provocherebbe problemi ad un ecosistema qualora la sua crescita sia incontrollata. Che la crisi sia vicina è forse molto vero: siamo più di 6 miliardi e le dinamiche che ci permettono di sopravvivere sono complesse; poggiano le loro basi su elementi naturali che si stanno rapidamente modificando oppure ancora esaurendo. Non si potrà continuare di questo passo, c’è bisogno di un radicale cambiamento.

Prendiamo l’energia, forse il maggior punto dolente perché senza petrolio quasi quasi anche il pianeta Terra smette di ruotare intorno a se e intorno al Sole. Oltre al fatto che il petrolio è la materia prima per la produzione di combustibili fossili (mentre come giustamente fa notare Mario Tozzi sarebbe meglio indirizzarlo totalmente nella produzione di plastiche e tessuti sintetici), inquina enormemente e lo sappiamo tutti. E inquinerà fin quando? Fin quando ne avremo ovviamente, il che, per tutti coloro che non pensano mai proiettandosi, almeno in certi campi, al futuro, è una novità: siamo nati nell’era del petrolio e stiamo assistendo velocemente al suo declinio. Per cosa usiamo i combustibili fossili? Per muoverci, per avere energia elettrica. E in quanti hanno mai pensato che la produzione animale e vegetale costi anche in termini di inquinamento atmosferico?

Non c’è dubbio: che immettiamo anidride carbonica nell’atmosfera è sotto gli occhi di tutti. Le polemiche sono sugli effetti dell’immissione di tali proporzioni, circa 36 miliardi di tonnellate per anno. Chi sono i responsabili di queste emissioni? Tutti quanti risponderebbero “l’industria”. E, al secondo posto, i commerci. E magari, al terzo posto, i frigoriferi (molti sono ancora legati alla concezione di frigoriferi a CFC) e i sistemi di condizionamento. Basta così. Nessuno pensa mai che l’agricoltura, settore di primaria importanza, necessita al pari dell’industria automobilistica, di energia per produrre. Secondo alcune stime il 22% circa delle emissioni di anidride carbonica (quindi corrispondenti a circa 8 miliardi di tonnellate) sono attribuibili al consumo di carne. Per noi che viviamo in paesi sviluppati del “primo” mondo è normale considerare la carne come alimento quasi base della nostra alimentazione, indipendentemente da carne bianca o rossa: la rivoluzione alimentare l’abbiamo superata decenni fa con l’aumento del benessere. Ma è veramente un bene per i paesi industrializzati presentare una domanda in carne così elevata? In primis, considerando gli aspetti prettamente nutrizionali, no: l’abituale consumo di carne aumenta l’esposizione a malattie e problemi cardio-circolatori per esempio, e non solo; poi c’è da considerare il costo ambientale di tale produzione. Nessuno ha mai pensato infatti che le produzioni animali inquinano molto di più di quelle vegetali. E la situazione si aggrava quando a questo si aggiunge il trasporto, che appunto incrementa le emissioni. Per avere un’idea basti ricordare che il rapporto produttivo proteine animali/proteine vegetali è 0,0625, spaventosamente basso. Vuol dire che per l’apporto proteico i vegetali sono decisamente preferibili e inquinano di meno. Spero, con tutta la cattiveria che mi è possibile sprigionare, che i tanti ragazzi che vanno al McDonald a mangiare una sera si e una no si rendano conto di quanto sia triste quel 22% di emissione sul totale dell’anidride carbonica prodotta annualmente dall’uomo.

La soluzione è così chiara e intuitiva che penso sia stupido anche riportarla. La domanda da porsi è: riusciremo mai a rispettare rigorosamente la piramide alimentare a vantaggio nostro e dell’ambiente? In altre parole… ci sarà un motivo per cui alla base della piramide alimentare ci sono alimenti di origine vegetale e non animale, no?

E anche in questo caso molto importante è l’educazione alimentare. Proprio oggi ho letto che i dolcificanti (che erroneamente consideravo miracoli della chimica applicata alla salute) sono inutili: non sarebbe il caso di riportare questa notizia in modo da avvisare il consumatore? Quante persone contano sui dolcificanti per permettersi un caffé caldo e dolce la dove non possono utilizzare il saccarosio per problemi di glicemia? L’educazione alimentare è non meno importante di quella stradale e di quella ambientale. Con una corretta educazione eviteremmo molte piaghe, come quella dell’obesità. La grande domanda di alimenti intensifica le produzioni, impoverisce l’ambiente… e non mi si dica che le produzioni alimentari servono a mala pena ad alimentare la popolazione perché non è vero: noi dei paesi sviluppati abbiamo a disposizione risorse alimentari e idriche di molte volte superiori ai paesi in via di sviluppo e di quelli poveri: uno spreco che non conosce fine. Uno spreco che comunque immette nell’atmosfera quantità enormi di gas serra.

Sarà che non è del tutto provata la diretta correlazione tra anidride carbonica e aumento della temperatura, però è significativo che per i nostri gusti (non necessità alimentari, ma semplicemente gusti) vengano immesse ogni anno circa 8 tonnellate di gas serra nell’atmosfera quando invece, con un’alimentazione corretta dai mille benefici potremmo rispettare maggiormente l’ambiente e di conseguenza avere un impatto minore sull’ecosistema Terra. Non sarebbe ora di iniziare ad invertire il trend?

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