Oggi dedico 10 minuti per segnalare un libro particolare. Un capolavoro a mio modo di vedere, opera del genio del brivido Stephen King: La Tempesta del Secolo. Non è possibile etichettare questo romanzo in una sola parola perché è un concentrato di orrore come mai se ne prova. Non è il solito racconto coi cervelli che volano e gli zombie immortali. L’horror di King è diverso. Esce dai canoni dell’horror come lo intendiamo noi oggi. Per questo La Tempesta del Secolo rappresenta un capolavoro.

 

Procediamo con ordine. Nell’introduzione al libro l’autore spiega che questa è sicuramente la storia più spaventosa che abbia mai scritto; è così particolare che la forma nella quale è stata scritta è insolita, ma assolutamente adatta alla sua natura: è una sceneggiatura. Una sceneggiatura, rispetto ad un romanzo nella solita veste, è una visione scarna della storia, ma assolutamente diretta e permette a tutti quanti di focalizzare nella propria mente immagini e sequenze allo stesso identico modo: il risultato è la stessa dose di orrore provata dai più disparati lettori. Ma non è per questo che King ha scritto La Tempesta del Secolo come una sceneggiatura; il romanzo si presenta così “perché così andava scritto”: i tanti particolari descritti, visti più che letti, danno un deciso taglio thriller all’opera, creando quindi un ibrido eccezionalmente valido di mistero, paura e di conseguenza incertezza. Nello stesso lettore (me compreso) affiora man mano la sensazione di essere la in mezzo agli eventi che poco per volta finiscono col coinvolgere attivamente tutti i personaggi, dai più ai meno conosciuti, fino agli sconosciuti. La tensione sale instancabile dalla prima pagina fino all’ultima, al decisivo e insolito finale.

Ma cos’ha di tanto particolare questo libro? All’apparenza nulla: anzi, leggendone un breve riassunto (poco spoileroso magari), ci si accorge che è una storia come altre che magari sono già state scritte. Infatti, presa senza André Linoge, questa storia suggerisce ben poco. E’ Linoge la vera forza della storia, il main character e al tempo stesso main villain. Dico main villain perché Linoge è capace con una facilità sconcertante di tirar fuori il male da ogni persona, anche da quegli uomini che si definiscono servi di Dio. E nel far ciò riesce a confondere a tal punto le persone da render gli amici nemici e nel creare scompiglio e disperazione ovunque: capace di far del male anche standosene seduto in una cella a un chilometro di distanza dagli altri. Tutti quanti sono quindi dei potenziali villain. Ma per cosa? Per la comunità ovviamente. La forza di Linoge sta proprio nel poter agire liberamente in una comunità di persone così chiusa da essere una rarità. La comunità è quella di una piccola isola di fronte alle coste del Maine, Little Tall, la stessa isola nota per la storia di Dolores Claiborne (sempre ideata da King). Gli isolani fanno gruppo in tutte le situazioni e, soprattutto, sanno mantenere un segreto. Sono due caratteristiche che si confanno ai piani di questo uomo, di questo Linoge. E a far da contorno a questa comunità c’è la tempesta ovviamente: la tempesta del secolo, una perturbazione mostruosa nata dallo scontro di due instabilità metereologiche grandissime proprio sopra il Maine e sulle coste antistanti la sua costa. In alto si scatena la Natura, su Little Tall si scatena il Demonio. Tagliata fuori dal resto del mondo, vista la violenza della tempesta, la comunità si ritrova unita nel Municipio per far fronte a tre giorni di avversità.

André Linoge (come dice di chiamarsi) aspetta, come gli isolani, la tempesta. Aspetta che la sua preda rimanga isolata dal resto del mondo per poter agire in tutta calma. Ammazza col suo spettrale bastone da passeggio, sormontato da una altrettanto spaventosa testa di lupo in argento, una vecchia, tale Martha Clarendon, sedendosi poi sulla poltrona nel soggiorno della sua vittima come se fosse la cosa più naturale del mondo. Si fa arrestare tranquillamente; sul suo volto non scorgiamo nessun rimorso, ne tantomeno timore per quello che potrebbe accadergli. Di lui conosciamo solo nome e cognome: rimarrà chiuso nella cella dello “sceriffo” di Little Tall per un pò, provocando la morte di 4 persone a distanza, con la sola forza del pensiero. Si libererà, mostrerà veramente chi è. E chiederà il prezzo per la sua partenza: “Datemi quello che voglio e io me ne vado” ripete ovunque passi (o non passi).

Ci si accorge, quando gli eventi prendono una piega fuori dall’ordinario e del razionalmente spiegabile, che potrebbe non essere Linoge quello chiuso in una cella con gli isolani a controllarlo, ma forse proprio gli isolani chiusi nella cella più grande del mondo, ossia la tempesta, con Linoge che li controlla. E forse è proprio questa la forza della storia, che rende così spettrale il silenzio delle abitazioni degli isolani nel buio della tempesta, nelle ombre, anche nel semplice urlo del vento. Alla fine della lettura rimangono due cose: il terrore per aver letto una storia così spaventosa e la terribile domanda “e se esseri del genere effettivamente esistessero?”. Avere davanti un André Linoge capace di tirar fuori ogni singola goccia di peccato da ognuno di noi e di spiattellarlo in lungo e in largo ci lascerebbe veramente indifferenti? Impossibile. Impossibile perché alla fin fine ci si rende conto che ognuno di noi ha dei segreti che non direbbe mai, come Linoge. E che molti di noi sono stati artefici o complici di orrori, come Linoge. E’ inutile mascherare il peccato e discolparsi quindi.

Era tantissimo tempo che non riassaporavo La Tempesta del Secolo. E questa volta è stata come la prima volta. Terrificante. Indimenticabile.

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