Allora, eccomi qua. Ho in bocca ancora i residui della festa di ieri.

Forse “mi sono chiamato” la sfiga addosso, non lo so. Non sono tipo da superstizioni, anche se ieri sera c’è stata l’occasione per ripensare ad alcune posizioni riguardo a questo argomento.

Ieri mattina mia mamma mi ha svegliato alle 9, nonostante l’avviso del giorno prima “domattina in piedi presto”. Scendo di sotto, mi dicono di far colazione perché di li a poco sarebbe arrivata la parrucchiera per sistemare mia madre. Mangio e mi metto in pantaloncini: la prospettiva di indossare l’abito due ore prima della messa non era proprio piacevole. Poi è arrivata la parrucchiera; sono andato di sopra a vestirmi (odioOoooOooOoooo!!!). Già mi sentivo come un idiota con quei pantaloni e quella camicia. Vabbé, scendo di sotto… il tempo che la parrucchiera termini di sistemare i capelli a mia mamma, gli ultimi preparativi e andiamo verso la chiesa. C’è gente fuori. Il mio amato cugino (fratello dello sposo), in occhiali da sole (e che sole c’era –.-) cravatta, camicia, bla bla bla. Basta, non voglio ricordare. Entro in chiesa. Caldo. Bestiale. Esco. Arriva mia zia con i miei nonni materni. Rimango fuori, come parte degli invitati. Dentro c’è troppo caldo. La messa termina tipo verso le 12… passate. Escono gli sposi, foto, urla grottesche, applausi, coriandoli (addosso a me), riso (addosso a me)… vabbé. Decidiamo come sistemarci nelle auto. Vado con mio zio, dove c’è spazio nell’auto. Facciamo quindi il tipico giro nel paese, clacsonando a più riprese come si fa in queste occasioni. Dio, grazie per l’aria condizionata: mio zio ce l’aveva nell’auto e fortunatamente sono stato bene. Un breve giro, poi ci avviamo verso il ristorante “Il giardino del Mago” in località Canosa di Puglia. Dio, grazie per l’aria condizionata: 30 km coperti in tre quarti d’ora. Fossi stato in auto con mia mamma e mio papà sarei morto di caldo.

Arriviamo a destinazione e subito si inizia con un bel rinfresco. Un rinfresco forse un pò troppo “marcato”, nel senso che c’era tanta di quella roba che una persona normale a termine avrebbe già perso appetito. Fortunatamente sono uno di quelli che per perdere appetito devono mangiare tanto. Insomma, mangiamo tanto: rustici, pizzette, delizie da bar, poi ci chiamano in sala. Avvertivo un leggero mal di testa. Ci sediamo, entrano gli sposi, l’animatore della festa, simpaticissimo ci tiene compagnia, quindi facciamo la fila per gli auguri a sposi e parenti prossimi, poi ci sediamo finalmente al tavolo. Non sono tipo da feste brasiliane, si sa. E poi non mi piace ballare. Oltre a non esserne capace. E poi non ne ho voglia. Insomma, si capisce perché io sono 10 anni che non vado ad un matrimonio! Non mi perdo niente se non una festa noiosa. Per fortuna mia zia aveva organizzato i tavoli in modo da farmi capitare tra i cugini dello sposo: c’era mia sorella, e i cugini da parte di mamma con i fidanzati. Eravamo 7 persone. Mia mamma e mio padre erano ad un altro tavolo. Mi sono risparmiato i soliti “vai a ballare” di mia madre, ma in compenso mi sono dovuto sorbire altre noie. Il mal di testa, infatti, aumentava sempre più. Le portate erano abbondanti ed erano a base di pesce per lo più, specie i primi piatti. Non ho a portata di mano un menu, altrimenti avrei elencato tutte le pietanze servite. Io ovviamente ho solo assaggiato quello che mi veniva portato: il resto finiva nel piatto di mia sorella o dei miei cugini, golosi di pesce come raramente se ne trovano in giro. Però dopo un pò anche loro iniziavano a soffrire la sazietà che dopo un pranzo del genere inevitabilmente colpisce tutti. E, tra un ballo e un altro, a me il mal di testa saliva sempre più. Sono arrivato al punto in cui non riuscivo neanche ad alzarmi dal tavolo. Non vedevo l’ora che il martirio terminasse: la musica a volume altissimo, le luci, e tutto quel mangiare mi davano un fastidio… Finalmente poi è arrivato il gelato e in seguito siamo stati invitati a prender posto fuori, in giardino, dove si sarebbe svolta la parte finale del banchetto. Tempo prima avevo preso un moment per il mal di testa, ma il mal di testa non dava il minimo segno di attenuazione: era fisso, non calava e la cosa non poteva che darmi molto fastidio. La parte finale della festa è stata, se vogliamo, ancor più distruttiva di quella appena trascorsa. Fuori, infatti, a breve venne il buio e vennero accesi i fari per far luce. La musica ovviamente era sempre a livelli da discoteca (nonostante non fossero dance i pezzi passati – e quando mai) e la mia testa pulsava a ritmo, quasi. Quando iniziarono a portare i dolci tavolo per tavolo mi venne su un conato di vomito, che riuscii fortunatamente a frenare: ne avevo abbastanza di mangiare col mal di testa così forte. E forse anche il mio stomaco ne aveva abbastanza di tutto quel cibo. Intorno i miei cugini mangiavano frutta e pasticcini come se non ci fosse un domani: la sola vista di quella fame assurda (ma mangiavano per fame? A me qualche dubbio viene…) mi faceva risalir su in bocca tutto quello che avevo ingerito. Mia mamma, saputo che il mal di testa non passava, iniziò a preoccuparsi sul serio. Chiamò una sua zia (che, per riflesso educativo anche io ho sempre chiamato zia), chiedendole se poteva farmi il cosiddetto “ucchiatour”. E’ un rito strano, quasi tribale se vogliamo, durante il quale “lo stregone” (che brutto termine, ma è per rendere l’idea), mormora qualcosa di incomprensibile mentre con una mano calca la fronte del malcapitato (io) tracciando delle croci. Non so quanto vecchio sia questo rito, ma è di chiara ispirazione cristiana, anche se non capisco cosa si mormori ogni volta, se è preghiera o altro. Comunque sia, dopo questo “ucchiatour” (non so come chiamarlo altrimenti), questa zia iniziava a sbadigliare terribilmente, e i suoi occhi iniziavano a lacrimare. Una cosa stranissima! Mai vista una reazione del genere. Praticamente mi disse che sicuramente qualcuno mi aveva “gettato” l’”ucchiatour”: tradotto in parole semplici qualcuno mi aveva nominato esprimendo un giudizio su di me (benevolo, malevolo? Boh.). Sicuramente tra gli invitati c’era qualcuno che aveva fatto questa cosa, perché lei non smetteva di sbadigliare e gli occhi le lacrimavano come se le fosse morto il marito. Sembra una barzelletta, ma è vero! Praticamente quelle reazioni su di lei sono tipiche di quando, fatto “l’ucchiatour”, la causa è una persona che, appunto, avesse gettato l’ucchiatour (non so spiegarmi meglio, spero sia chiaro almeno che il mio mal di testa non era “naturale”… per questo non mi era passato con il moment). Insomma, una cosa che va nel paranormale ma che da quando sono piccolo ho sentito più volte. O meglio, non è la prima volta che mi capita una cosa del genere. Ieri sera il mal di testa poi ha raggiunto delle vette molto alte, tanto che non appena la festa è terminata siamo scappati via verso casa. Non ho salutato neanche gli sposi, siamo scappati. Io volevo mettermi a dormire a tutti i costi.

Arrivati qui in paese siamo passati per la casa di questa mia zia. Mi ha rifatto il rito dell’”ucchiatour”, questa volta accompagnando il rito con un’operazione particolare, ancora più da stregoneria medioevale se vogliamo: preso un piattino in ceramica, ha versato un pò di acqua, poi ha bagnato il dito indice in un pò di olio di oliva comunissimo e lo ha fatto gocciolare per 9 volte nell’acqua. La cosa scientificamente inspiegabile è stato il comportamento della prima goccia: incredibilmente appena toccato lo specchio d’acqua si è quasi dissolta. Nel giro di una frazione di secondo infatti si è allargata tantissimo, fino a diventare quasi trasparente. Mia mamma e mia zia hanno espresso la loro incredulità ad alta voce: quella era la prova che il mio mal di testa non era cosa naturale, ma “colpa” di qualcuno. Infatti, secondo quando detto da mia mamma, le gocce d’olio dovrebbero rimanere di dimensione diciamo fissa, non dovrebbero allargarsi: se lo fanno invece è segno che il mal di testa non è naturale. Addirittura mia zia è riuscita a capire, dalla distribuzione delle gocce, che chi aveva espresso questo giudizio su di me era una donna e non un uomo. Cose strane. Soprannaturali possiamo dire. Ma che comunque hanno fatto centro, credo. Il mal di testa da allora mi diminuì molto.

Arrivati finalmente a casa andai a letto. Ho dormito col fazzoletto bagnato e il mal di testa finalmente mi è passato. Stamattina ero ok. Vorrei far notare però che una festa a cui non volevo partecipare e che non mi ha mai entusiasmato è diventata un incubo. Colpa mia o non colpa mia, fatto sta che a me questo genere di feste non emoziona. Per i miei è diverso. Non so perché.

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