Lo avevo ribadito altrove, tempo fa… questi ultimi anni mi hanno visto sempre meno interessato a cose che prima invece costituivano il mio massimo interesse e a volte divertimento. Per far posto a cosa? Ad altro? Spesso no… spesso ho fatto spazio al niente, all’ozio più completo. Continuo a chiedermi “perché” questa “caduta”, ma non riesco mai a darmi una risposta. Saranno le molteplici distrazioni, o i tanti pensieri che affollano la mia mente… o la voglia di passare il tempo libero che ho in un modo diverso rispetto a come lo passavo anni fa. Quello che sicuramente posso affermare è che il Donato di oggi ha ben pochi interessi nel continuare a leggere news e documentarsi sul mondo del passato di quanti non ne avesse il Donato di ieri.

A volte mi trovo a leggere quello che scrivono i miei amici ma sono sempre più frequenti le volte che leggo con disinteresse, distrattamente, come se la cosa non mi riguardasse più. Forse è così per davvero, perché un motivo ci dev’essere se la mia idea jurassicparkiana sta li in un angolo della mia mente a far la polvere quando invece potrebbe essere presa, sviluppata e arricchita. E dire che da piccolo ero convinto di voler studiare paleontologia. Era il mio sogno! Un sogno martellante, fisso, però affascinante! Stare all’aria aperta e ricostruire il mondo del passato! La natura incontaminata, la cosa che da piccolo mi affascinava così tanto! E ora? Poco e niente. Non mi va di passare il tempo ad arricchire le mie conoscenze in materia… C’è sempre un freno. Come se qualcosa di me si opponga oramai. Quando trovo quel pò pò di interesse, svanisce dopo poche righe di lettura. E’ inspiegabile. E’ come se fosse oramai una cosa relativa al mio passato, alla mia adolescenza, quando ancora intuivo che schifo fosse la società in cui vivo, ma avevo ancora speranza – quasi certezza – che potessi comunque raggiungere il mio traguardo con le forze a mia disposizione: dimostrare quanto potessi fare. Oggi invece mi rendo conto che certe cose è meglio perderle, come l’interesse per il mondo del passato, perché in un certo senso è un settore brutto. Non per la materia, ma per la gente che ci lavora. Forse è per questo che il mio interesse è andato scemando col tempo. O forse anche perché ho sempre avuto meno tempo da poter dedicare. Sicuramente c’è rabbia per le possibilità pari a zero che il settore offre in Italia. Una rabbia forte, perché fino a poco fa attribuivo le mie sofferenze negli studi all’incapacità del mio paese di offrire reali possibilità di sopravvivenza a chi studia scienze naturali. Obbligato a non poter studiare quello che avevo sognato di approfondire, col tempo ho perso anche interesse. Solo a volte, ma molto raramente, qualcosa sembra in un certo modo emergere nella mia coscienza: è quella sensazione provata quando andavo in giro alla ricerca di fossili.

In parte la colpa di ciò la attribuisco all’ambiente poco stimolante in cui vivo, sia casa che università. Senza stimoli non si solletica l’interesse. E senza l’interesse non si ha la forza di far niente, neanche di alzarsi per mangiare qualcosa. L’università è organizzata così male che una persona se veramente volesse approfondire qualcosa dei suoi studi dovrebbe buttar via quel pò di tempo libero che gli rimane dopo tanto studio. E sinceramente non mi va di diventare pazzo per un approfondimento; preferisco parlare con qualcuno, far qualcosa di divertente. Staccare la spina, insomma. E’ la stessa identica situazione che ho vissuto alle scuole superiori praticamente: studiare controvoglia in attesa di raggiungere la fine e godersi un pò di riposo. Ormai ci sono dentro e va bene così: come si dice… ho fatto il callo a certe situazioni. Ma quando si perde anche la capacità di farsele piacere le cose come si fa?

Invidio quelli che hanno la testa per lo studio delle cose che destano in loro interesse: cavoli se li invidio. Quando andavo a scuola riuscivo a far combaciare il mio tempo libero con gli approfondimenti. Non per vantarmi, ma in un modo o nell’altro ne capivo sempre un filo in più dei miei compagni di classe quasi in tutto. E quella situazione di star sui libri nel tempo libero non mi pesava affatto: lo facevo con piacere. Addirittura io conoscevo l’esistenza del Quarto Mondo, mentre la mia professoressa di Geografia e Storia neanche l’aveva mai sentito nominare (e, con essa, i miei compagni di classe che ad un certo punto dissero che io ero troppo puntiglioso): un esempio stupido ma che la dice lunga sul fatto che io col minimo sforzo assimilavo quello che per gli altri costava tempo e noia. Non è un vantaggio derivato dalla mia maggiore intelligenza, affatto: l’intelligenza è un dono e le persone sono diverse tra loro solo perché capaci in misura diversa di usare questo dono. Io non ero affatto intelligentissimo, ma forse ero più volenteroso degli altri. La volontà fa miracoli perché spinge ad usare le nostre capacità nel raggiungere un obiettivo. Se manca la volontà, perché manca interesse, allora tutto diventa più difficile. E’ una catena:

Interesse > Volontà > Obiettivo

Se un anello viene a mancare, adiòs.

Mi sono laureato con un bel voto. Il bel voto non è certo relativo al semplice lavoro di stage, anzi, quello forse non ha proprio influito. Sono stato premiato con un bel voto perché negli anni scorsi mi sono impegnato nei limiti del possibile per imparare quanto più possibile dai corsi che ho seguito. Ma quanta voglia di ho messo? Ben poca se si tolgono i primi esami. Ben poca perché mi accorgevo di aver sbagliato del tutto il corso di studi. Molto spesso durante le spiegazioni lasciavo cadere la penna sul quaderno degli appunti, preso dallo sconforto più totale: spiegazioni incomprensibili, materie noiose, professori incapaci. Non l’università… sembrava un normale liceo. E io che mi immaginavo da qualche parte a studiare i minerali, i fossili e la biologia. Povero bambino illuso. A oggi sono un dottore in Tecnologie Alimentari, posso ancora parlare del bello e del cattivo tempo sul latte alimentare, tenere un discorso sulla biochimica che non vada troppo nel particolare, interpretare un grafico alla meno peggio, ragionare sulla forza di gravità, discutere dell’importanza di una dieta equilibrata… ma… Cos’altro conosco? Si può dire che la mia cultura generale sia cresciuta in questi anni? La risposta è negativa. Rispetto a quelle persone che in questi anni hanno studiato poco e si sono dati alla cultura generale (con cazzeggio spinto per il 90% del loro tempo) io non conosco assolutamente niente. Gran parte del tempo perso sui libri o sugli appunti di qualcosa che non stimolava il mio interesse mi hanno rovinato. Quindi se sono quel che sono oggi devo dire grazie sempre e in ogni caso all’università. Anche per la perdita di interessi vari, che non siano necessariamente quelli del passato.

Non mi resta che vivere in questo stato di insoddisfazione. Non cosa fare, cosa dire, cosa ascoltare. Vuoto, come un guscio. Boh…

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