Stasera, come anche gli ottusi sanno, si gioca l’esordio dell’Italia del calcio nella Confederation Cup. E’ appunto la prima volta per noi giocare in un torneo così ibrido, una via di mezzo tra il Trofeo Tim e il campionato del mondo e speriamo di far bene, visto che è un’occasione rara. Le squadre sono organizzate in due gironi da quattro e solo le prime due di ogni girone accederanno alla fase finale. Ora, vincere o perdere in questa competizione conta pochissimo. Certo, ci sono le persone che ci tengono a far bella figura comunque e tra queste il sottoscritto, ma io questo torneo lo inquadro nella categoria “occasione per preparare la squadra al Mondiale”, quindi una prova generica per meglio capire il modulo e i giocatori da convocare per l’evento del prossimo anno.

Come tutti sanno, dal 2006 il vincitore del Campionato del mondo di calcio è obbligato, come tutte le altre squadre a disputare il torneo mondiale di qualificazione e per noi italiani, a dire il vero, è un vero toccasana. Senza le partite di qualificazione, infatti, non saremmo in grado di arrivare preparati ad una competizione del genere. E poi dobbiamo considerare anche altro nel nostro caso: la vittoria in Germania di tre anni fa è arrivata al termine del cammino di una squadra che già era andata vicina alla conquista dell’Europeo in Olanda e Belgio (2000) e che da allora ha dato prestazioni soddisfacenti (se tralasciamo Euro 2004, dove giocammo veramente molto molto male). Con l’arrivo di Lippi, tutta l’esperienza accumulata negli anni da quel gruppo ci ha permesso, a ragione, di domare squadre come la Francia e di vincere in casa contro la Germania che, seppur non irresistibile, aveva tutto lo stadio dalla sua (e, ricordiamolo, i tedeschi nelle competizioni mondiali giocano male, ma raramente si fermano ai gironi eliminatori, specie ultimamente); lasciamo stare chi dice che se avessimo giocato col Brasile non avremmo vinto: l’organico c’era ed avevamo consapevolezza della nostra forza, eravamo una squadra vera e lo abbiamo dimostrato alla fine del torneo, quando a conti fatti il più efficace dei nostri bomber era un difensore: non avevamo fuoriclasse, ne persone capaci di prender la palla, saltare tre giocatori e fare l’assist o il goal più bello. Eravamo l’Italia, quella affamata di vittorie, quella che soffre ma non molla mai. Questo è stato il maggior pregio di Lippi, durante il periodo 2004-2006: saper aggiungere la ciliegina sulla torta ad un gruppo che aveva voglia di vincere. E ci siamo riusciti. Abbiamo sofferto, ripeto, perché il nostro calcio negli ultimi tempi è nettamente peggiorato, ma siamo usciti vincitori. E ce lo siamo meritati.

 

Ma la situazione oggi, non è la stessa del 2005, affatto, e le partite disputate nei giorni scorsi lo provano: abbiamo dato vita a partite decisamente mediocri, sofferto contro avversari decisamente alla nostra portata e vinto a volte anche per fortuna. Siamo in un periodo di deciso passaggio dalla vecchia alla nuova generazione: i vari Pirlo, Toni, Del Piero, Cannavaro e Materazzi sono oramai il passato. Non dobbiamo fare l’errore di contare sempre sui nomi pretendendo il risultato utile, perché il calcio è uno sport in cui si domina solo per un certo periodo di tempo, poi si deve per forza lasciar spazio ai giovani. La Spagna, per esempio, che non ha mai vinto niente, ora, con la squadra di giovani che si ritrova, stupisce il mondo: giustamente è una delle favorite alla vittoria mondiale. La crisi dei grandi nomi, la stiamo attraversando assieme ai nostri tanto odiati cugini francesi (loro hanno anche l’handicap di un allenatore handicappato); la Germania, per quanto riesca nei tornei ad raggiungere dei risultati eccellenti, non ha mai mostrato un grande gioco e sinceramente dopo gli ultimi scontri contro di noi (altisonante 4-1 prima del mondiale e 2-0 a casa loro proprio nel mondiale) , i tedeschi devono solo chinare la testa, dire “va bene” e andare a posto, invece di considerarsi sempre e comunque come i più forti del mondo. Il Portogallo, che prometteva faville durante gli ultimi Europei è stata una mezza delusione, l’Olanda le ha prese dalla Russia (?), dopo averle date a noi (abbastanza gratuitamente) e alla Francia, come se fosse la squadretta del Brunei contro il Brasile di Pelé e l’Inghilterra fa e dice, ma alla fine si limita ai 6-0 ai danni dell’Andorra. Insomma, a parte la Spagna, di bel gioco non se ne vede ultimamente. E il Brasile, che vince oggi a fatica 4-3 contro l’Egitto (con tutto il rispetto per gli eredi di Tutankhamon, ma tecnicamente non c’è paragone con la Seleçao), sembra tutto fumo e niente arrosto, come lo era nel 2006 e nel 2002 (nonostate poi vinse il Mondiale – si, però è anche vero che in quello stesso mondiale la Corea del Sud arrivò in semifinale… l’umanità presa in giro in mondovisione). Insomma, il panorama è rassicurante, però noi dobbiamo essere furbi a sfruttare l’occasione.

Non è detto che una bella prestazione a questa Confederation Cup ci permetta di andare ai mondiali da squadra tra le favorite; anzi, a dirla tutta, non vogliamo neanche che ci considerino favoriti, vogliamo essere la sorpresa, nonostante raramente lo siamo. Abbiamo ancora un anno di tempo per preparare una corazzata deluxe. Se non possiamo vincere il mondiale, vogliamo almeno farci una bella figura.

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