Mamma mia, aiuto. Anzi, meglio dire Dio mio dammi la forza. Sarebbe più coerente ai miei problemi. Oggi mi è caduta la matita di mano, quando ho letto questo pezzo:

L’io individuale e personale è pensato all’interno della collettività; l’io individuale determina e insieme è determinato dalla collettività. Con la sua decisione l’io individuale contribuisce a formare l’io collettivo e questo, a sua volta si esprime nell’individuo e lo determina. L’io e la collettività sono in rapporto di inevitabile osmosi. Porto un esempio. Il punto di una linea in insieme un elemento unico e insostituibile, parte irrinunciabile della linea; senza lui la linea cessa di essere linea e diviene somma di segmenti, eppure ha una autonomia dalla linea: una seconda linea può incontrare la prima solo incontrando un punto. Il punto quindi costituisce  e determina la linea, eppure è costituito e determinato dalla linea. Qualcosa di simile avviene, secondo l’AT, per l’umanità e l’individuo. La fede è la risposta a Dio, è il punto, l’io individuale dove Dio incontra l’umanità”.

Ho pensato che fosse impossibile per me cercar di cavar fuori un ragionamento logico da queste righe. E ci credo tutt’ora, eh. Non ci ho capito un’acca da quello che è scritto e neanche la mia mente riesce ad evocare immagini esplicative, immagini che mi permettano di comprendere i concetti racchiusi in questo pezzo… Queste sono le difficoltà cui vado incontro quando si tratta di studiare degli argomenti così poco intuitivi, come la Teologia. In fondo a cosa mi serve perder tempo su questi discorsi se neanche due giorni dopo l’esame tutto ciò che rimarrà nella mia memoria è l’affermazione “Dio è amore”? Insomma, questi sono discorsi che si possono fare con tanto di soddisfazione alle persone con preparazione umanistica. Io non ho mai studiato filosofia, ne le materie affini e non me ne pento. Perché ora, per la mia laurea triennale, devo obbligarmi ad imparare a memoria frasi per me senza senso?

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