Tra ieri e oggi altre due feste di laurea. Un pò di tristezza mi viene, nonostante so che il prossimo sono io. Quando sono la, è capitato spesso quest’anno, a guardare i miei colleghi esporre i loro lavori, mi viene il complesso dell’inferiorità. Nonostante tutto quello che ho mostrato a me stesso di saper fare, ultimamente sto perdendo la fiducia nelle mie capacità.

Oggi ho assistito alla presentazione della relazione di stage di un mio collega: niente di che, solo le solite cavolate. E li, mentre lo ascoltavo esporre ho dato un’occhiata ai professori davanti a lui e mi è tornato in mente ancora una volta lo stesso, deprimente, pensiero: è solo una buffonata.

Una persona si può impegnare quanto vuole negli studi, ma  alla fine quello che conta è l’apparenza. Si, perché tra i miei due colleghi oggi, quello dei due che meritava veramente un voto alto ha preso un voto minore dell’altro che invece meritava poco. E’ brutto in fondo non vedersi sullo stesso livello di chi è inferiore. E forse è anche brutto il sentirsi male per questo, non so. Mi è capitato a volte, però quando mi sentivo così ero solo amareggiato. Ero consapevole dell’essere superiore, del poter dare sicuramente di più: l’aver sbagliato una prova scritta o un’esposizione orale è sempre stata un’occasione mancata. Ci sono tanti motivi per i quali un esame può andare male. Si può essere preparati più del professore e fare sbagli da stupidi. Il risultato è un esame passato con un voto basso. Che schifo, quando le cose vanno così. Ti senti incavolato con te stesso! Non incolpi gli altri, spesso non pensi neanche a loro: pensi solo “perché ho sbagliato?”. Una volta la risposta era “ero con la testa tra le nuvole”, un’altra era “ero troppo indeciso”. Ma un esame è un’occasione: un voto di laurea è il risultato della tua preparazione, di tre anni o più di studi, di comprensione. Si deve premiare non la cifra ma la sostanza. La verità oggi era una sola: Anna è molto più preparata di Alberto. Come mai Anna si è laureata con un voto inferiore a quello di Alberto? Non è per chissà quale difesa in favore della dolce donzella di Castel San Giovanni… ma non siamo un’università dove viene premiata la qualità? Che differenza c’è se ci comportiamo come una normale università statale? In definitiva… conta cosa so o quello che in apparenza so? Che brutto quando si capisce che nella stragrande maggioranza dei casi conta l’apparenza!

Questo pensavo mentre i miei colleghi esponevano. Un buco, questo c’è nel sistema universitario, e noi ci stiamo nel mezzo. Non c’è modo di capire se il 110 e lode di uno studente sia meritato o no, se sia veramente il risultato di cosa è capace di fare lo studente… o di cosa in apparenza è capace di fare. Essendo i sistemi universitari – almeno credo – fornaci di produzione delle classi dirigenti di ogni paese (oltre al fulcro della ricerca e del progresso), non c’è allora da meravigliarsi se l’Italia rotola verso l’abisso in tutti gli aspetti (quello culturale tristemente detiene il titolo del peggiore settore in assoluto).

E per questo oggi quando mi è stato detto “dai che il prossimo 110 e lode è tutto per te” io ho risposto “la lode se la possono anche tenere, ne ho prese sei, potrei prenderne un’altra e nonostante tutto laurearmi con un voto inferiore rispetto ai signori che abbiamo visto oggi”. Quando arriverà il momento, prenderò qualsiasi voto mi daranno. Commenterò ovviamente, considerando gli sforzi che ho fatto in questi anni, e molto probabilmente i miei commenti saranno in negativo; nella migliore delle ipotesi saranno commenti neutri e disinteressati, come di un evento che chiude un ciclo, tutto qua. Ma di tempo ancora ce n’è. Per ora pensiamo a quello che ci aspetta nell’immediato futuro.

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