Avviso: ci sono spoiler riferiti ai due sequel di Pirati dei Caraibi.
 
Chi ha visto la trilogia di Pirati dei Caraibi sa a chi mi riferisco: è il personaggio antagonista del secondo film, un mostro umanoide senza cuore, quasi un semidio, capitano dell’Olandese Volante, nave terrore dei mari. Per 10 anni non può toccar terra, e ogni dieci anni appunto un solo giorno gli è concesso tra la gente.
Per un pirata non so quanto possa contare il restare a terra. I pirati erano (quando il termine corrispondeva all’immagine vera del pirata, quindi mi riferisco al periodo della pirateria vera e propria) gente di mare, gente che amava il mare. Non era questo il problema vero del Davy Jones de Pirati dei Caraibi. A fianco al nome di Jones ci viene proposto il nome “scrigno”: lo scrigno di Davy Jones. Cos’era lo scrigno di Davy Jones? Cito wikipedia:

 
“…attraverso l’espressione Davy Jones’ locker, "lo scrigno di Davy Jones", un eufemismo per "il fondo del mare", inteso come luogo in cui riposano i marinai annegati ("Una tomba in fondo al mare").”
 
Ci si può ricollegare alle parole di capitan Feng nel terzo film, parole rivolte a Barbossa:
 
"Tu stai per andare in fondo al mare, lo Scrigno di Davy Jones… e io mi chiedo perché!"
 
E’ chiaro che per questo aspetto gli sceneggiatori hanno tenuto fede alla leggenda. Secondo i marinai del 18simo secolo (fonte Wikipedia):
 
Questo stesso Davy Jones […] è il demone che presiede su tutti gli spiriti maligni delle profondità, e appare in numerose forme, appollaiato sulle navi alla vigilia di uragani, naufragi e altri disastri a cui la vita del mare è esposta, avvertendo i devoti sventurati della morte e del disastro che si avvicinano.
 
Una figura grottesca, un messaggero di sventura in pratica. E’ sul grottesco e mostruoso che gli sceneggiatori del film ricreano l’aspetto del personaggio che abbiamo visto al cinema. Il che non può che farci ammirare lo spettacolo di tale precisione grafica: secondo molti, dopo Gollum, Davy Jones è la più bella creatura 3D mai realizzata per un film; io ritengo sia in assoluto la più realistica.
Ma in realtà è così mostruoso?
 
Guardando e riguardando la trilogia dei Pirati mi sono accorto che la figura di Jones traspare in modo forte, ma la gente pare non accorgersi neanche delle sofferenze del personaggio, ingannata e concentrata com’è dall’aspetto fisico.
Davy Jones prima di tutto e soprattutto, era un uomo. L’incapacità di mostrare il suo vero volto fu il risultato di una maledizione.
C’è molto fantasy nella trilogia, ma non è un difetto anzi: com’ebbi modo di osservare altre volte, ambientare una storia in un mondo che sorpassa i normali canoni di ciò che noi riteniamo “normale”, “reale”, “possibile”, ci da ampia possibilità di scelta, sia che per le storie fantascientifiche – dove giustifichiamo questa libertà con l’ambientazione di solito futuristica e molto avanzata – e sia con il fantasy, dove possiamo prenderci anche libertà del tipo “la forza di gravità non esiste”. Insomma, non dobbiamo spiegare il perché di tutto, e facciamo intendere che tutto ha comunque una logica, seppur diversa da quella del nostro mondo. Il fantasy di Pirati dei Caraibi è univoco in linea di massima. Non ci sono ampi cambiamenti tra il primo film e i sequel successivi, quindi io personalmente ho subito accettato Davy Jones e la sua ciurma come ai tempi accettai Barbossa e l’equipaggio della Perla Nera. E per questo motivo non comprendo come alla gente sia piaciuto un film di scheletri e non sia piaciuto un film di mostri marini: in fin dei conti è lo stesso universo, cambia solo il tipo di maledizione.
Davy Jones come detto, era un pirata, un uomo normalissimo. Ai tempi il dominio dei mari era nelle piene mani della dei dei Mari, Calypso, capace di mutar forma e piegare le acque alla sua volontà. Noi veniamo a conoscenza dell’identità di Calypso durante il terzo film (io personalmente non ci sarei mai arrivato, dopo aver visto il secondo film) e ne assaggiamo parte del suo carattere mutevole e imprevedibile, causa della sofferenza di Davy Jones.
Detta in termini poveri ed essenziali, Davy Jones è stato preso in giro. Per quale motivo? Non ci è dato saperlo, ma di una cosa possiamo esser certi: Calypso non era innamorata seriamente di lui, altrimenti non lo avrebbe lasciato capitano dell’Olandese Volante. Davy Jones aveva donato il cuore a Calypso, come emerge dal discorsetto nel secondo film:
 

Conoscete Davy Jones? Un lupo di mare… un gran marinario! Finché è incappato in ciò che fa tribolare gli uomini… una donna! Si è innamorato!

No, no, no, no, io so che è del mare che si è innamorato

Stessa storia diverse versioni, e sono vere tutte! Si, parliamo di una donna… volubile e crudele e indomabile come il mare

Quindi la donna di cui si era innamorato Jones è il mare. E’ Calypso!

Insomma… esattamente cos’ha messo nel forziere?

“…Il suo cuore! […] Non valeva la pena di provare le fugaci, piccole gioie della vita! E così si cavò il cuore dal petto, lo serrò in un forziere che nascose al resto del mondo

Il capitano dell’Olandese Volante non può morire di vecchiaia fin quando non termina il suo compito; anche strappandosi il cuore, Jones vive e anzi, è più protetto dalla morte: solo pugnalando il cuore si può metter fine alla sua vita. Il gesto compiuto dall’uomo immortale è disperato: il dolore è così grande che non vuole più avere un cuore, letteralmente parlando. Se lo strappa e da sfogo alla sua vena violenta, non assolve al compito datogli da Calypso, della quale era innamorato, e naviga sulle acque di questo mondo, attaccando navi di passaggio e portando morte e distruzione con se. E così diventa un mostro, la maledizione per non aver rispettato il suo compito si abbatte su di lui e sulla sua ciurma: intrappolato…

Il suo dramma si può capire da molte delle battute nei film:

Cane crudele!

Jones: “La vita è crudele!!!” (battendosi la dove doveva esserci il suo cuore)

Questo è solo un esempio.
E come sono arrivato a capire il dolore di Jones? Semplicemente ascoltando la composizione di Zimmer apposta per lui: il carillon è la parte umana di Jones, mentre il resto della composizione, maestosa, pesante, colossale, è la sua vena violenta, il suo opporsi al compito cui doveva assolvere, il suo essere infuriato col mondo, il suo voler fare del male. La composizione di Zimmer mi ha aperto gli occhi sul mostro che in fondo era uomo. Jones non è nel film per fare il cattivo; un potere maggiore del suo ha operato, potere cui ha dovuto purtroppo chinarsi: il mare e l’amore, due cose che per i marinari significavano praticamente tutto. E mi sono rattristato a pensare al suo dramma (intrappolato e non amato), forse perché per molto tempo anche io mi sono sentito un pò Davy Jones: non preso in giro, ma abbandonato a me stesso, ad un’esistenza triste.
E’ umano soffrire per amore: gli animali non si innamorano. E’ umano fare del male, gli animali non fanno del male per puro piacere di farlo. Invece Jones fa l’uno e l’altro: fa frustare Will dal suo stesso padre (quando non ce n’era il bisogno) e gode della situazione perché sa del legame tra i due e poi uccide di sua mano lo stesso Will dichiarando:
 
Ah! L’amore! Un’orrenda colpa!
 
Lo rifiuta, è vero, odia coloro che lo vivono e lo provano, ma non può a sua volta sottrarsi al dolore che gli provoca: quando capisce che Calypso lo ha abbandonato definitivamente, infatti, Jones non rimane indifferente, ma urla di dolore e rabbia. Cerca anche di sopprimere i suoi sentimenti, ma non ci riesce: al dolore subentra poi la rabbia, affiancata a sua volta dall’impossibilità di poter far qualcosa per poter uscire dalla situazione. E’ umano e come tale è oggetto di compassione.
Quindi in definitiva Jones incarna una situazione del tutto umana: io personalmente metto da parte il suo aspetto esteriore (per quando spaventoso e spettacolare) e comprendo appieno che possa essere vivere intrappolato a quel modo.
 
Non so cosa la gente consideri dei due sequel di Pirati dei Caraibi quando si appresta a scriverne recensioni. Da parte mia cerco sfumature nei personaggi, cerco delle chiavi di lettura diverse dalle solite troppo staccate e ancorate alla classicità dei giudizi (lunghezza del film, effetti speciali, ritmo e azione, trama scorrevole o noiosa), nonostante sia alla fin dei conti un film di avventura. Posso arrivare a giudicare pienamente un film quando l’ho visto e rivisto, non sarei capace di fare certe considerazioni dopo una singola visione.
 
Sparrow: “Ti potrei liberare compare
Jones: “La mia libertà da tempo è ormai perduta!
 

Annunci