L’ho già detto a qualcuno (LOL)… in questi giorni avevo iniziato a leggere di prima intenzione Il Codice Da Vinci, ma ben presto mi è tornata la voglia di leggere un racconto del Professor Tolkien ed ecco come dopo appena 3 giorni di lettura, mi sono "pappato" ancora una volta "I Figli di Hùrin". E’ quel romanzo che più leggo più mi piace… per molti aspetti! Ogni capitolo è tragico, lascia poca speranza per il protagonista; è la disperazione che traspare in modo molto evidente dalle vicende dei figli di Hùrin, frutto di una forza invisibile ma enormemente grande, la maledizione di Morgoth. E proprio di questa forza immensa parla il libro. Tra tutti i capitoli, quello che più di tutti mi affascina è il colloquio tra Hùrin e Morgoth stesso, che qui riporto:
 
Quindi Hùrin fu portato al cospetto di Morgoth, perché questi sapeva, grazie alle proprie arti e spie, che Hùrin godeva dell’amicizia del Re; e tentò d’intimidirlo con lo sguardo. Ma Hùrin, pur sempre indomabile, sfidò Morgoth, il quale pertanto lo fece incatenare e sottoporre a lente torture; dopo un pò andò da lui e gli offrì di scegliere di andarsene libero dove volesse, oppure di avere i poteri e il grado del massimo tra i suoi comandanti, a patto che rivelasse dove Turgon aveva la propria fortezza e quant’altro sapeva delle intenzioni del Re. Ma Hùrin il Costante se ne fece beffe dicendo: "Cieco sei, Morgoth Bauglir, e cieco sarai sempre, perché vedi solo il buio. Ignori ciò che governa il cuore degli Uomini, e se lo sapessi non potresti dirlo. ma stolto è colui che accetta quel che Morgoth offre. Perché ti prenderesti il premio per poi ritirare la promessa; e io avrei solo morte se ri dicessi quel che mi chiedi".
Rise allora Morgoth e disse: "Ti capiterà di desiderare la morte da me qale una grazia". Così portò Hùrin allo Haudh-en-Nirnaeth, che era stato appena eretto e vi stagnava sentire di morte; Morgoth mise Hùrin in cima al tumulo e gli ordinò di volgere lo sguardo a ovest, verso lo Hithlum, e di pensare a sua moglie, a suo figlio e agli altri del suo sangue. "Perché ora essi sono nel mio regno" disse Morgoth "e alla mia mercé".
"… Che a te manca" replicò Hùrin. "Ma non arriverai da Turgon tramite loro. Essi infatti ne ignorano i segreti."
Allora Morgoth montò in collera e disse: "Ma posso mettere le mani su di te e la tua maledetta casa: e sarai spezzato per mio volere, fossi tu anche d’acciaio".
E prese una lunga spada che lì stava, e la spezzò sotto gli occhi di Hùrin, che fu ferito al volto da una scheggia. Ma Hùrin non batté ciglio. Allora Morgoth, puntando il lungo braccio in direzione del Dor-lòmin, maledisse Hùrin, Morwen e la loro discendenza, dicendo: "Ecco! L’ombra del mio pensiero sarà su di loro ovunque vadano, e il mio odio li perseguiterà sino ai limiti del mondo."
Ma Hùrin ribatté: "Parli invano, perché non puoi vederli né dominarli da lontano: finché conserverai quest’aspetto, e desidererai ancora di essere un Re visibile sulla terra".
Al che Morgoth, volgendosi a Hùrin, gli disse: "Stolto, piccolo tra gli Uomini, i quali sono gli ultimi ad avere la parola! Hai mai visto i Valar o misurato il potere di Manwë e Varda? Conosci la portata del loro pensiero? O credi forse che il loro pensiero sia su di te e che da lungi possano proteggerti?".
"Non lo so" rispose Hùrin. "Ma potrebbe essere, se lo volessero, giacché il Re Antico non sarà detronizzato finché durerà Arda".
"Sei tu che lo dici" disse Morgoth. "Sono io l Re Antico: Melkor, primo e più possente di tutti i Valar, che era prima del mondo e che l’ha creato. L’ombra del mio disegno di stende su Arda, e tutto quanto è in essa lentamente e sicuramente si piega alla mia volontà. Ma su tutti coloro che tu ami il mio pensiero graverà come una nube del Destino e li getterà nella tenebra e nella disperazione. Ovunque andranno, sarà male. Ogniqualvolta parleranno, le loro parole saranno foriere di cattivo consiglio. Qualsiasi cosa facciano, si rivolterò contro di loro. Moriranno in disperazione, maledicendo sia la vita che la morte."
Hùrin però rispose: "Dimentichi forse a chi parli? Cose simili tu le hai dette molto tempo fa ai nostri padri; ma siamo sfuggiti alla tua ombra. E ora abbiamo contezza di te, perché abbiamo guardato i volti che hanno visto la Luce e udito le voci di coloro che hanno parlato con Manwë. Prima di Arda tu eri, ma anche altri; e non sei stato tu a crearla. Né sei il più possente, perché la tua forza l’hai sprecata su te stesso, e l’hai vanificata nel tuo proprio vuoto. E ora non sei altro che uno schiavo fuggiasco dei Valar, e la loro catena ancora t’attende".
"Hai imparato a memoria la lezione dei tuoi padroni" fece Morgoth. "Ma è un’infantile sapere che non ti sarà d’aiuto, ora che sono tutti fuggiti."
"Un’ultima cosa voglio dire, schiavo Morgoth," disse Hùrin "e non viene dalla sapienza degli Eldar, ma in questo momento stesso mi è stata posta nel cuore. Tu non sei il Signore degli Uomini, e non lo sarai anche se tutta Arda e Menel cadranno in tua balìa. Non potrai perseguitare coloro che ti rifiutano oltre i Cerchi del Mondo."
"Oltre i Cerchi del Mondo non li perseguiterò" convenne Morgoth. "Perché oltre i Cerchi del Mondo è il Nulla. Ma all’interno di essi non mi sfuggiranno finché non entreranno nel Nulla."
"Menti" ribatté Hùrin.
"Vedrai, e dovrai ammettere che non mento" disse Morgoth. E, riporta Hùrin in Angband, lo mise su un seggio di pietra in un luogo elevato delle Thangorodrim, dal quale poteva scorgere lontana la terra dello Hithlum all’ovest e le contrade del Beleriand al sud. Lì fu avvinto dal potere di Morgoth, e Morgoth standogli accanto ancora lo maledì e lo coprì del proprio potere, sì che non potesse né allontanarsi da quel luogo né morire finché Morgoth non lo avesse liberato.
"Stattene qui seduto" gli disse "e guarda le contrade dove male e disperazione pioveranno su coloro che tu hai consegnato nelle mie mani. Ché hai osato farti beffe di me, e hai messo in dubbio il potere di Melkor, Padrone dei destini di Arda. Pertanto, con i miei occhi vedrai, e con le mie orecchie udrai, e nulla ti sarà celato".

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