Stamattina mi sono svegliato con la voglia di vedere un film che non vedevo da tantissimo tempo: The Lost World! E mi sono goduto fino in fondo le meraviglie della pellicola sequel del fortunato Jurassic Park di Steven Spielberg, affidandomi alle battute di Malcolm e alla spettacolarità delle ambientazioni.

E’ vero che per fare un sequel ci vuole come minimo la stessa passione messa per realizzare il primo film. Spielberg ce l’ha messa tutta e il risultato è un film tanto bello che a volte mi vien da incoronarlo come migliore dei tre film su Jurassic Park.

Cosa mi piace di The Lost World? L’ho detto: prima di tutto le ambientazioni, fedelissime a quelle del primo episodio, ma più inquietanti. In questo film il tocco della tecnologia, che in un certo senso darebbe un pò di fiducia nello spettatore (come a pensare “ah, qui c’è passato l’uomo, stiamo tranquilli allora”), manca per più di un’ora. Mi riferisco ovviamente alla Ingen. Soffocati nel centro dell’isola i complessi della società di bioningegneria capitanata da Hammond sono invisibili per quasi tutta la durata del film. I personaggi si muovono in un mondo che non appartiene a loro, in una vegetazione a tratti soffocante e che rievoca il bel clima caldo tropicale dell’epoca preistorica. Alle piante si aggiunge poi la fauna, tipicamente mesozoica, nonostante il “mix epocale”: anche se il nome Jurassic Park rievoca l’epoca giurassica, buona parte degli animali clonati risale al Cretaceo. Alcuni anche dal Triassico (i Compy). Non mi va di entrare nelle particolarità anatomiche degli animali protagonisti della storia: la paleontologia è in continua evoluzione e solo oggi possiamo dire che gli animali immaginati nel 1993 o nel 1998 sono errati per questo, quello e quell’altro; all’epoca erano perfetti o quasi. Il problema, anche, è che non ci si accorda mai sul vero aspetto di questi animali, perché ci sono così tante teorie contrastanti da scoraggiare chiunque. E’ un lavoro, quello di capire gli aspetti della vita preistorica, che coinvolge migliaia, se non milioni di persone sul pianeta, e tante di quelle idee, teorie, prove vere o presunte… che purtroppo per realizzare un’opera visiva come un film bisogna prendere una di queste idee e ignorare le altre.

Insomma, i controlli della InGen sulla popolazione degli animali clonati, a quanto pare, erano tutt’altro che perfetti. Il controllo della Lys, la punta di diamante di tutti i sistemi di controllo perché basava i suoi presupposti sulla manipolazione genetica, non aveva sortito gli effetti sperati su Isla Sorna – il territorio di questa avventura – e gli animali erano la, vivi e vegeti. Dopo Isla Nublar la InGen abbandonò anche Sorna e tutto il lavoro di tanti anni di ricerca… ma Sorna era la, e con essa il suo ecosistema.

Il problema tornò a farsi sentire, quando Sorna iniziò a rappresentare una minaccia per i comuni mortali che si avvicinavano alle sue coste. Una famiglia di ricconi in giro per il Pacifico con il proprio yacht fa una breve escursione sulle coste di Sorna, ma la piccola viene morsa e quasi uccisa da un branco di Compy affamati. Episodio del primo romanzo del genio Crichton ben utilizzato come intro in questo secondo episodio: bellissima la realizzazione; perfetta oserei dire.

Isla Sorna era biologicamente divisa in due comparti principali: l’esterno dell’isola e l’interno, rispettivamente popolati di erbivori e carnivori. La sola eccezione penso fosse rappresentata dalla popolazione dei Compy, che appunto vediamo apparire ad inizio film sulle coste e che quindi era distribuita suppongo su un areale ben più ampio delle altre specie. E questo entrare man mano verso l’interno dell’isola, quindi verso il vero pericolo, è la trama del film. Le due squadre – quella di Malcolm e quella di Ludlow – si espongono quindi all’olocausto nel disperato tentativo di lasciar vivi l’isola. Ancora una volta c’è la fuga dell’uomo nei confronti della natura, più forte. E’ notevole il cambiamento! All’inizio del film, quando le due squadre arrivano su Sorna sono forti del loro potenziale tecnologico e tutto va bene; quando per un motivo o per un altro, vien meno l’apporto della tecnologia l’uomo corre rischi impressionanti. Su Sorna, infatti, regna l’istinto di predatori spietati e se in alcuni casi è anche eccessivo (Stark ammazzato dai Compy in quel modo mi pare un’esagerazione, non smetterò mai di ripeterlo), a volte invece è più che giustificato (i Tirannosauri che attaccano le jeep, per allontanarle dal loro territorio). Nonostante il pensiero espresso da Malcolm nel primo romanzo “Perciò mi chiedo se per caso non abbiano appreso, a un certo punto, che gli esseri umani sono facili da uccidere” (detto in altre parole, non essendo animali che convivono con gli umani, ne li hanno mai visti… come fanno a capire che possono essere prede facili da uccidere?), la sanguinosità dei Raptor in The Lost World non da fastidio. Anzi sembra anche giustificato dalla loro struttura! E forse qui andiamo un pò tutti in errore: essendo i Raptor carnivori veloci, sicuramente lo erano a tutte le ore del giorno. Non mi pare di aver mai visto un animale che caccia per puro piacere di farlo anzi: in natura gli animali cacciano solo quando necessario, perché la caccia richiede uno spreco impressionante di energie. Ne va che se l’animale non ha fame non caccia. Guardando i raptor nel film vien da pensare che siano degli ingordi! Però questi sono pensieri che vengono da un pensiero critico del film: nessuno ci avrà pensato alla prima visione, al cinema o a casa!

Un altro punto di forza del film è rappresentato dai numeri: si vedono tanti di quegli animali da farti star male. Orde intere di erbivori e molti più carnivori. Mi ci gioco casa e famiglia che nella testa di Koepp e Spielberg non è passato per niente il pensiero di far apparire un numero decente di erbivori e carnivori in rapporto tale da poter giustificare il sostentamento da parte dell’ecosistema, ma ancora una volta… cosa conta questo? Conta poco. Ci sono tanti animali e c’è azione; in un film del genere è più che giustificato, la cosa che conta è saper giocare seriamente coi giocattoli. Un regista deve realizzare un film con qualsiasi numero di robe, però deve saperle sfruttare al meglio e Spielberg, come al solito, lo sa fare bene. Cioé, con questo film forse si correva il rischio di mettere troppa carne sul fuoco, ma il risultato finale è eccellente! E lo dimostra il fatto che dopo aver spento il lettore DVD ero contentissimo di aver rivisto un classico come TLW!

Il finale è forse scontato, ma non rovina affatto il film. E la scena finale? Oggi anche mia madre, osservando gli Pterosauri planare verso la telecamera e posarsi sull’albero in primo piano, mi ha detto “Ma allora erano già liberi prima del terzo film!”. Penso che sia un modo errato di interpretare quella scena. In fondo non abbiamo modo di capire se sia una scena realistica, o solo simbolica. Io opto comunque per la seconda scelta, anche perché, a far caso ai particolari, avremmo anche una scena alquanto improponibile, quella degli Stegosauri che passeggiano a meno di 20 metri di distanza dai Tirannosauri, tranquillamente. Quella scena va interpretata come idilliaco scorcio della vita di Isla Sorna che torna tranquilla dopo lo squilibrio apportato dagli esseri umani. Una sorta di messaggio contenuto anche nell’intervista ad Hammond da parte della CNN, che si sente fuori campo: se ci facciamo da parte, la vita troverà il modo.

Una piccola dipendenza dagli eventi del primo film non rendono infine The Lost World completamente indipendente, ma per contro ha un finale che chiude la storia e ci manda a casa soddisfatti. Un gran bel film, quindi, da guardare e riguardare!!!

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