Il più grande predatore che il mondo abbia mai conosciuto. La più terribile aggressione della storia umana. In qualche modo la mente da copywriter di Ed Regis continuava ad elaborare testi! Ma poté sentire che le sue ginocchia cominciavano a tremare in modo incontrollabile, i pantaloni sbattevano come bandiere. Gesù se era spaventato! Non avrebbe voluto essere lì. Unico, tra tutta quella gente nelle due auto, Ed Regis sapeva cosa fosse un attacco di dinosauro. Sapeva cos’era successo a chi era stato attaccato, Aveva visto i corpi dilaniati dopo l’attacco di un raptor. Poteva raffigurarselo nella mente. E questo era un rex! Molto, molto più grande! Il più grande carnivoro predatore che avesse mai calpestato la terra!

Gesù!
 
Ecco, queste sono le parole che usa Michael Crichton (“Il più formidabile creatore di fiction che io conosca”, parole di Spielberg) per descrivere la paura di Ed Regis, il responsabile delle pubbliche relazioni del Jurassic Park, poco dopo l’attacco del Tirannosaurus rex adulto alle due jeep, episodio che viene in modo molto efficace rappresentato anche nella trasposizione cinematografica di Spielberg. Siccome tutte le idee nascono da almeno una domanda, ecco che io mi sono fatto la mia: come si è arrivati a tutto questo? Come si è arrivati perdere il controllo di un animale così grosso? Anzi: si è mai avuto il controllo di quell’animale? E degli altri? E durante il lavoro di clonazione i genetisti della InGen sapevano a quali rischi andavano incontro? In altre parole… si sono mai posti dei problemi “morali” in ciò che facevano? Ci si fanno delle domande e si cercano delle risposte e le risposte sfociano in un mare di idee che aspettano solo di essere messe per iscritto, incise in qualche modo.
 
Anche il modo in cui vengono raccontate delle storie è importante: non basta la sola idea, la forma narrativa deve rafforzare il messaggio. Il mio obiettivo per inciso è quello di rendere tridimensionale un carattere piatto: Henry Wu, tutto di lui e tutto il suo lavoro, partendo da cosa ci dice Crichton. I racconti saranno incentrati si su di un solo personaggio, ma vedremo altri personaggi noti del novel universe entrare in gioco, interagire, influenzare l’operato del discepolo di Norman Atherton.
L’idea fissa è quella della sceneggiatura: come Stephen King in “La tempesta del secolo”, dove l’obiettivo dell’autore era quello di fornire un mucchio di dettagli (in fondo era un thriller), qui io voglio immortalare il ritmo lento di cosa succede, dei notevoli insuccessi prima del successo definitivo. Tutto per capire i retroscena che portarono poi a quello che successe a Ed Regis: una delle tante conseguenze del successo di Henry Wu.
Cosa si richiede per un lavoro del genere? Prima di tutto il tempo… tanto tempo, quindi procederò molto lentamente visti gli impegni che mi attanagliano; poi, seconda cosa, una lettura approfondita e riflessiva dei due romanzi, come mai ho fatto prima d’ora. Il solo pensiero mi spaventa, devo ammetterlo, perché ad ogni capitolo vanno raccolte info. In base a quelle info si deve quindi procedere: si incastra il possibile in una trama preesistente. E’ l’unico modo di agire, perché parto da un capolavoro ben affermato.
 
A breve si parte! 🙂
 

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