Visto che il wifi in camera è penoso, passo a scrivere qualche memoria su questo diario virtuale, in attesa di poterle poi un giorno rileggerle e ricordare.

Ieri sera ho avuto la conferma che internet è un mondo praticamente sconfinato dove si può trovare praticamente di tutto. E tra quel di tutto ci sono anche cose che io desidero ardentemente da anni e che poi, d’un tratto, mi trovo davanti quando oramai la speranza sembra del tutto sfumata. Sto parlando di musica in questo caso: sono riuscito a prendere da youtube e poi a trasformare in file mp3 delle song che non possono mancare nel mio repertorio di pezzi interi: The Reel, Ritmo, Discotek People, Bass, Beats & Melody, Walking All Together, Inside To Outside… e tanti altri, tutti in versione estesa. Le song che mi hanno accompagnato dalla seconda media fino ai primi anni di scuola superiore! E tra i tanti ricordi accantonati in un angolo della mia mente, riascoltando Ritmo di Carolina Marquez, mi è giunto uno che pensavo di aver dimenticato. E’ uno dei tanti momenti passati in compagnia dei miei amici e colleghi di classe, niente di che… però mi ha permesso di ragionare un pò sull’amicizia di Paolo e di come, con il tempo, siano cambiati i rapporti tra noi due, di come, da amici fidati, siamo diventati prima nemici, poi “amici”, poi conoscenti, poi perfetti sconosciuti. Tutto mentre sullo sfondo, in quei mesi, Dome e Raffa osservavano in modo distaccato il susseguirsi degli eventi, criticando un pò (e in parte anche a ragione, perché diciamo che ai tempi ero un pò diverso).

La prima sera che Paolo uscì con me, Dome e Raffa era autunno inoltrato, non saprei dire quale mese, ma penso ottobre. Lui ovviamente faceva parte della combriccola da molto più tempo di me, che invece ero la new entry quell’anno. Eravamo soliti dividere le compagnie di ragazzi a seconda del quartiere di provenienza, un pò come le baby-gang. Eravamo il Bacile. Una rappresentanza del quartiere. Io fino all’anno prima facevo parte di un altro gruppo di ragazzi, sempre di quel quartiere, ma di una zona, quella dove si trova la mia abitazione, più marginale al quartiere, non nel suo centro. Sapevo che Dome e gli altri avevano il loro bel gruppone del Bacile, che era solito riunirsi i pomeriggi estivi e le sere davanti alla casa proprio di Domenico. Lo sapevo perché andando in giro in bici con gli altri, li vedevamo spesso. Erano un bel gran gruppo. Tra i nostri gruppi ci fu sempre un rapporto di indifferenza: noi avevamo la nostra zona, loro la loro zona. Le partitelle a calcetto che si disputavano nel 90% dei casi davanti casa mia (che fosse anche solamente una porta tedesca, o romana) non interessava altri gruppi di ragazzi, perché noi di via Manzoni eravamo tanti. Questo fino al 2000. Con il settembre di quell’anno molte cose cambiarono e la modifica principale nella mia vita fu lo spostamento del mio “baricentro”. Era iniziata la scuola, io ero al primo delle superiori e in classe con me venivano Raffaele e Domenico. Di Raffaele sapevo poco ai tempi, visto che non avevo mai avuto un bel rapporto; si era unito alla gang di Domenico da poco meno di un anno per dissidi interni al suo gruppetto di amici. Di Domenico ricordavo poco, perché anche se frequentavamo il catechismo assieme, con il passare del tempo avevamo perso i contatti, o comunque non parlavamo mai. Il primo giorno di scuola mi ritrovai con loro e con il mio amico e vicino di casa Michele nella stessa classe. Si preannunciava una bella amicizia e in effetti le cose andarono coi fiocchi: il pomeriggio del terzo giorno di scuola io e Michele entrammo nel cortile della mia ex-scuola elementare per giocare a calcio in una zona tranquilla, e li dopo un pò ci raggiunsero proprio Dome e Raffa. Fu l’inizio… giocammo un pò, poi arrivarono gli altri e via a fare sfide, partitelle e robe così. Fin quando, nel bel mezzo di una partita Raffaele disse a Domenico che sarebbe stato bello avere me nella squadra del Bacile. Loro avevano una squadra con tanto di divise, una cosa carina che avevo visto già l’anno prima in occasione della mia partecipazione ad un mini torneo tra quartieri diversi (io all’epoca militavo nelle “file” di Casabella, pur abitando dall’altra parte del paese per fare un favore al mio amico Mauro) e quella proposta mi lusingò non poco, perché mi consideravano bravo a calcetto all’epoca (e forse non lo ero per davvero?). Iniziò un’amicizia che si rinforzò col tempo, e infatti man mano che andavamo avanti non riuscivo ad essere triste, perché era com’essere in una botte di ferro: noi tre (io, Raffa, Dome) eravamo come strafottenti di tutto ciò che non ci riguardasse e le cose che ci toccavano le risolvevamo assieme, proprio come un gruppo: ancora ricordo nitidamente le serate passate al piano terra della casa di Dome a fare gli esercizi per la scuola. Io aiutavo loro e stavamo tutti assieme. Poi una sera, uscì per il corso assieme a noi anche Paolo. Fu una serata divertentissima perché ridemmo praticamente dall’inizio alla fine, anche per delle cavolate: penso ora che fosse il segno che ci trovavamo bene tra di noi, che ci accettavamo per come eravamo… eravamo sulla stessa frequenza. Come i ragazzi adolescenti di tutti i tempi e di tutti i luoghi, amavamo fantasticare, avventurarci in cose che potevano metterci nei guai, progettare di costruire una nostra base operativa, lontana dagli occhi degli altri, dove trovarci assieme, giocare a carte, fare i compiti… tutto tra di noi. Qui col tempo sono finito col legarmi più a Paolo che agli altri due… mi dispiace tanto, oggi che ci ripenso, ma purtroppo aveva ragione Raffa quando mi diceva, quella sera buia in villa mentre mi dondolavo sulle altalene per passare il tempo, “…stai attento a Paolo… più lo conosci più impari com’è fatto”. Risposi che mi sembrava una persona a posto, ma ovvio che se Raffa mi diceva una cosa del genere un motivo c’era sicuramente. Nei mesi che seguirono venni invitato a casa di Paolo (uno dei primi forse in assoluto, visto che suo nonno, non tollerava la presenza di estranei in casa), e anche più volte. Stringemmo una bellissima amicizia; ci piaceva sempre scherzare, ridere. E passavano i mesi così. Paolo ascoltò il tipo di musica che ascoltavo, cominciò ad interessarsi anche lui. Spesso andavamo a giocare assieme al campetto di Sant’Anna, all’epoca ancora praticabile; quando acquistò il suo computer fisso mi invitò a casa sua per mostarmelo; ci vedevamo praticamente tutti i giorni. Dall’inverno arrivò la primavera e realizzammo tutti assieme il fuoco di S. Giuseppe, per la prima volta in vita mia: fu una serata bellissima, ancora impressa nella mia memoria. Poi arrivò maggio, il mese del mio compleanno; tralasciamo i problemi sentimentali che mi attanagliavano ai tempi. Quello che era importante era l’interessamento di Paolo per una sua amica di scuola, Carmen. Il problema era che anche Raffa era interessato a lei e la cosa ovviamente provocò dei contrasti. Io da parte mia mi ero schierato da parte di Paolo (cosa assurdamente sbagliata, mai schierarsi quando due amici litigano… meglio tirarsi fuori per non rovinare nessuna delle amicizie)… ma mi ero schierato da parte di Paolo per mille e un motivo. Il primo sicuramente era l’interessamento di Raffa per una ragazza che ai tempi piaceva anche a me, e la cosa mi faceva soffrire un mondo, per cui capivo in che situazione si trovava Paolo e mi dispiaceva ancora di più. Quando poi Raffa e questa Carmen si misero assieme il giorno 4 maggio, Paolo ci rimase malissimo e lo ricordo ancora nitidamente. Eravamo io e Paolo a giocare al campetto di Sant’Anna, c’era poca gente e il tempo era nuvoloso. Poco prima era piovuto e le strade erano un tantino bagnate. Arriva Raffa in bici e inizia a parlare a Paolo, dicendo che era stata Carmen a domandargli questo e quello. Lo ricordo ancora. Paolo stava molto male quel pomeriggio e io ero l’unico che gli era vicino. Dopo maggio arrivò giugno e nel frattempo da aprile circa avevamo iniziato progettare la costruzione di una casetta su un albero, alla zona artigianale, su un terreno oramai abbandonato, dove si alzava solitario un albero mi pare di olivo. Niente di speciale, io divenni cintura nera di Karate a luglio, poi iniziai ad andare a lavoro. L’estate del 2001 passò lenta e noiosa e quando arrivò l’autunno ero felicissimo di poter tornare a scuola, di passare i pomeriggi coi miei amici. Però una sera di settembre accadde qualcosa non tanto bella. Era una delle rare volte che Michele usciva con noi e Paolo praticamente passò tutta la serata a parlare con lui e a scherzare con lui, non degnando ne me ne gli altri di una parola. E che diamine. Li per li non mi offendeva minimamente, in fondo c’erano anche gli altri, ma l’influenza che ebbe quella sera sui fatti che seguirono secondo me fu determinante. Infatti verso ottobre, durante una delle nostre solite partite alla villetta di Sant’Anna, successe di tutto: eravamo in pochi, ma avevamo la forza di giocare a tutto campo e le squadre volute da Paolo vedevano me, Raffa e Dome contro lui, Michele ed altri (adesso non mi ricordo chi c’era con loro). Inutile dire che quando si gioca così e in squadra hai dei velocisti bravi nel dribbling, non c’è storia, e infatti durante quella partita lo stavamo dimostrando. Fallo laterale, Raffa batte, mi passa la palla, io stoppo di petto, metto a terra e mi giro verso il centrocampo. Avevo verso la mia destra Paolo e alla mia sinistra Michele che venivano verso di me. Mi ci butto in mezzo con uno slalom veloce, in modo da fuggire verso la porta. Non appena mi avventuro tra i due – lo ricordo come fosse ieri – porto avanti la palla col destro, e supero con uno scatto Paolo, poi subito cambio direzione e sfuggo a Michele che invece era sulla mia sinistra. Inizio la mia falcata, faccio un passo, un altro, ma al terzo cado a terra: la gamba destra infatti mi era stata spostata dietro la sinistra. Ero già veloce purtroppo (sono uno scattista nato), quindi quando caddi striciai col ginocchio a terra… e con le mani. Il campetto non era in erba sintetica, ma in asfalto. Inutile spiegare com’ero combinato. Perdevo sangue dalle mani e dal ginocchio destro, non potevo più piegare la gamba. Urlai di dolore, perché la caduta era stata brutta, ma quando alzai lo sguardo in alto verso i due, Michele continuava a far finta di non aver fatto niente. Allora mi arrabbiai come non mai, perché Michele non era nuovo a fallacci di questo tipo (poco dopo infatti sullo stesso campetto finì per spezzare il braccio di un altro ragazzo…). Continuai a giocare, con le lacrime agli occhi per il dolore. Fu la più cattiva partita che abbia mai giocato: entrate scorrette, colpi da dietro, sgambetti, parolacce. Una cosa mai vista, nessuno mi riconosceva. Sulla strada per casa Michele andò via da solo, mentre Paolo aveva iniziato a battibeccare con me sul fallo dicendo che ero caduto da solo. Una delusione mai provata prima mi attraversò da capo a piede. Ero così incavolato che non mi importava chi mi stava parlando, avevo ragione io. Un litigio da manuale alla fine del quale dissi a Paolo che ero stanco di parlare, che volevo parlare il giorno dopo. Lui rispose che non mi voleva più parlare. Ah bene! Mi dissi. Non vuole parlare con me per difendere quell’incapace! Che faccia come vuole! Ero così offeso e deluso… anche oggi è difficile immaginare che tipo di delusione fu. “Statti con Michele, allora!”.

Fu una lite lunga. Adesso che mi viene in mente almeno un mese senza scambiar parola, la mattina quando andavamo a scuola neanche passavo per casa sua. La sera per il corso facevo finta che non ci fosse. E riuscivo a fregarmene, perché sapevo d’aver ragione e – malignamente – sapevo che Michele non era “alla nostra altezza” visto che era continuamente canzonato da tutto e tutti per via del suo cognome. Pensavo veramente queste cose, e me ne vergogno. A novembre poi capitò che andammo al cimitero per la commemorazione di morti e via dicendo e tornammo tutti assieme. Lì quei due si aprirono un pò verso di me, mi parlarono per un pò. Io ero sempre menefreghista oltre ogni limite: non mi interessava niente. Non accettavo neanche le scuse di Paolo! Adesso che ricordo lui venne una volta a casa chiedendo scusa, ma io non lo calcolai minimamente, gli risposi che no, che non accettavo scuse. Quando successe il caos al magazzino dell’ENEL, io, Dome e Raffa facevamo gruppo a parte in una stanza piccola, mentre loro due si dividevano una stanza che sarebbe andata bene per 4. Questo solo per dire in che rapporti oramai vivevamo. Il mio voler a tutti i costi non calcolarli ci costò la divisione del gruppo in due sottogruppi. Quando in quel periodo giocavamo a calcetto ero il più pericoloso, perché miravo a gambe e ginocchia: ero intrattabile. Questo perché volevo capissero quanto male mi avevano fatto con il loro comportamento. Volevo capissero perché io mi ero incavolato. In passato ero così, quando qualcuno mi faceva un torto ricambiavo con la stessa moneta; oggi sono diverso, tendo più al perdono, e se poi è una persona alla quale tengo particolarmente, faccio finta di niente =3. Il mio comportamento nei confronti di Paolo e Michele a quei tempi fu lo stesso che riservai a Maria due anni dopo, con mia grande soddisfazione iniziale. Pagai le conseguenze poi in altro modo.

Finì il 2001 e iniziò il 2002. Nonostante un iniziale riavvicinamento reciproco durante dicembre 2001 io e Paolo oramai eravamo molto meno amici e confidenti rispetto a prima: molto più legati erano lui e Michele. Io oramai facevo del mio polo Dome e Raffa, quelli che mi avevano portato nel loro gruppo e con cui condividevo le ore delle giornata e molte del pomeriggio; gli altri mi interessavano poco. Durante il marzo del 2002, un anno dopo il nostro fuoco di San Giuseppe, Paolo con Michele realizzò il suo falò, ma noi non vi prendemmo parte, anzi vi fu anche un mezzo litigio. Questa volta mi tirai da parte, non volevo altre discussioni. Quello che posso dire è che non ero tanto scontento che ci fosse questa sorta di divisione. Non ero neanche contento, ero semplicemente indifferente. Dopo una mezza sfuriata in mezzo al corso (durante la quale Raffa fu tanto malefico eh) le strade di Paolo si separarono definitivamente dalle nostre. L’importante, pensavo, è che io non rimanga solo. Discorsi da egoista, lo so, ma a quei tempi l’importante era per me rimanere nel gruppo. Non per chissà quali mire eh! Solo che la solitudine non mi è mai piaciuta.

Riparlai con Paolo durante una giornata al mare. Durante tutta la primavera e l’inizio dell’estate 2002 ci avevo parlato pochissimo in giro. Quella domenica mattina lui era li al lido dove io alloggiavo con la casetta affittata per 15 giorni. Ero in riva e vedo che arriva con il cugino di Raffa. Mi porta da parte e mi fa la solita supplica. Ai tempi eravamo molto rigorosi: lui mi chiedeva di tornare con noi, io risposi semplicemente che dovevo parlarne con gli altri. Non gli promisi niente, ma devo ammettere che mi dispiaceva di quella divisione, a quel punto. Non avevo mica dimenticato cosa era successo in passato, però cavolo – mi dicevo – tutti possono sbagliare. Così Paolo riprese ad uscire con noi. Raffa non vedeva di buon occhio sto ritorno in grande stile e lo avvertivo chiaramente. Lui e Paolo non parlavano mai direttamente, si evitavano. Non so bene cosa sia successo durante l’estate del 2002 perché la passai a lavorare da mio zio (con mia grande rabbia).

L’amicizia tra Paolo e Michele, che io ho sempre visto come la causa principale della fine della mia amicizia con Paolo, venne rafforzata ancora maggiormente, andando incontro alla catastrofe più assoluta, durante il periodo 2002-2003. Durante l’estate del 2002 una ragazza si interessò d’un tratto di Michele. Immaginatevi che colpo per il mio assurdo orgoglio da 16enne rincretinito, arrivato a quel punto: anche la persona che più era “insignificante” ai nostri occhi aveva trovato una ragazza e io no. Amarezza alle stelle, mi par ancora di poterla sentire. Ragionavo così: “Perché tutti si e io no?”. Sembrava che fosse destino una cosa del genere: colui che in fondo si vedeva superiore agli altri, alla fine viene beffato. Insomma, questa ragazza era tanto simpatica quanto bella, ma i gusti sono gusti. La storia con Michele non so per quanto è andata avanti, ma il bello arrivò quando, dopo un litigio scoppiato non so in relazione a cosa (non ricordo), lei si mise assieme a Paolo, per poi mollarlo dopo una scenata per strada dove ammetteva di essersi messa con Paolo per far sentire geloso Michele. Insomma, un giro di storie assurde che io neanche sopportavo di ascoltare (mi hanno sempre schifo le telenovelas, immaginate se la protagonista è antipatica…), ma che purtroppo succedevano. E insomma, stai con Paolo, stai con Michele, alla fine la tipa si rimise con Michele. Memorabile la sera quando ero a casa di Michele e c’era anche Paolo e dopo aver mandato un messaggio amoroso a Michele la tipa fece uno squillo a Paolo: “Ma questa è tutta matta” disse Paolo. Io, sinceramente, assistevo agli eventi con un distacco tale che… era tanto dire che conoscevo le persone implicate in tutto il caos! Chiusi il 2002 con una bella febbre da record a letto.

2003. Il tanto osannato e maledetto anno. Con Paolo l’amicizia era una normale amicizia, mentre con Michele le cose andavano male (ahah, non l’avevo detto io mesi prima??). Per colpa delle ragazze (che poi fosse stata bella sta tipa…) si parlavano alle spalle e si facevano dispetti. Io avevo la testa da altre parti, non mi interessava niente di loro due. In estate collaborammo io e Paolo per andare a pescare in giugno in bici tutti assieme e ci divertimmo un mondo, ma cosa vuoi essere amico di uno con cui oramai hai così pochi interessi e pensieri in comune? Non era più l’amicizia di due anni prima, neanche lontanamente. Mi dispiaceva? Non so. Non ricordo. Ricordo che Michele voleva a tutti i costi sapere chi era la ragazza cui ero interessato, quasi avessi stretto un patto con la Gazzetta del Mezzogiorno per la pubblicazione dei miei fatti personali. La cosa mi infastidì molto. Ah, ricordo che per il mio 17simo compleanno Paolo mi aveva regalato una copia di Hit Mania Dance Champions e di Techno Mania vol.1 che io ancora non ero riuscito ad avere. Fu un regalo anche eccessivo, visto in che rapporti di noncuranza eravamo oramai io e lui. Del 2003 ricordo solo questo di quell’amicizia. Avevo da tempo oramai versato la mia amicizia molto di più nei rapporti con Dome, ma per tutta una serie di motivi: lui sembrava quello che più poteva capire me e quindi andare d’accordo con me e io l’aiutavo come potevo a scuola. Il solito rapporto di simbiosi, ma la cosa divertiva sia me che lui: in fondo erano 3 anni che andavamo a scuola assieme. E poi c’erano altri motivi, molto meno profondi… Insomma lui era il mio contatto ed informatore segreto!

I rapporti si logorarono sempre più nel 2004, anche perché all’improvviso io stesso non mi trovavo più bene con Dome e Raffa: troppe cose erano cambiate e io non ci stavo più bene con loro. In estate nel 2004 partii per Riccione e al mio ritorno vidi Paolo pochissime volte: si era aggregato ad un gruppo di spacciatori e di ragazzi poco affidabili. Aveva scelto la sua strada e le notizie che circolarono in quei mesi non erano le più belle.

Capitolo chiuso, alla fine Paolo si trovò tagliato fuori dalla mia amicizia e anche da quella di Michele, che era stato praticamente tradito da lui. Fuori dal nostro gruppo di amicizie, dai ragazzi del Bacile, coi quali era cresciuto. Non so se ricorda ancora le risate in compagnia mia e degli altri. Non so se si sia pentito di quello che ha fatto e detto. Non so alla fine cosa pensi di me, perché non lo vedo oramai da ben 2 anni. Mia madre di tanto in tanto lo vede in giro e a quanto pare lui lavora col padre (che è un modestissimo muratore), ha un’automobile, ma non so se sta sempre assieme alla solita simpaticona che aveva cercato di strappare a Michele (alla fine c’è riuscito, ma mi par di ricordare che litigavano 10 giorni a settimana).

Se alla fine del 2000 ero convinto del tutto che non esiste il migliore amico, che in fondo quella del migliore amico sia solo una leggenda, beh, durante il 2001 mi ero quasi ricreduto. Sono stato scaraventato violentemente a terra (moralmente) dalle scelte di quello che ritenevo una persona affidabile. E ancora oggi non riesco a capire se sono più gli errori fatti da lui o quelli fatti da me.

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