Ieri sera ho avuto la conferma che internet è un mondo praticamente sconfinato dove si può trovare praticamente di tutto. E tra quel di tutto ci sono anche cose che io desidero ardentemente da anni e che poi, d’un tratto, mi trovo davanti quando oramai la speranza sembra del tutto sfumata. Sto parlando di musica: sono riuscito a scaricare da Youtube e a trasformare in mp3 delle song che non possono mancare nel mio repertorio di pezzi dance: The Reel, Ritmo, Discotek People, Bass, Beats & Melody, Walking All Together, Inside To Outside… e tanti altri, tutti in versione estesa. Parliamo di alcune delle song che mi hanno accompagnato dalla seconda media fino ai primi anni di scuola superiore! Tra i tanti ricordi associati a questi pezzi e in parte accantonati in un angolo delle mie memorie, me ne è tornato in mente uno che pensavo di aver dimenticato.

Si tratta di un ricordo che copre un discreto lasso di tempo e che riguarda la mia amicizia coi vecchi amici del mio gruppo. Ricordare certe cose mi ha permesso in particolare di ragionare un pò sull’amicizia di uno di loro, Paolo, e di come, con il tempo, si siano evoluti i nostri rapporti: di come, da amici fidati, siamo diventati prima nemici, poi “amici”, poi conoscenti, e infine perfetti sconosciuti. Tutto ciò mentre sullo sfondo, in quei mesi, Domenico e Raffaele osservavano il susseguirsi degli eventi  con un certo distacco e scherno. Il loro atteggiamento, col senno di poi, è comprensibile e riconosco che ai tempi ero diverso da come sono oggi e questo potrebbe aiutare a spiegare alcune delle cose che vennero dette e vennero fatte.

La prima sera che Paolo uscì con noi era autunno inoltrato, probabilmente il mese di ottobre, anno 2000. Lui faceva parte di quella combriccola di ragazzi da molto più tempo di me: io, diciamo, ero la new entry all’epoca. Ogni quartiere aveva la sua gang, gruppetti abbastanza numerosi di ragazzi di età molto simile che spendevano i loro pomeriggi per le vie del quartiere, giocando a “calcio”, o ai più semplici, vecchi, tradizionali giochi (dal nascondino, a spaccamontagne e via dicendo). Il mio quartiere all’epoca era il Bacile. Ora, questo quartiere è abbastanza grande e comprendeva diversi gruppetti di ragazzini. Fino all’anno prima facevo parte di un altro gruppo, sempre di quel quartiere, ma di una zona, quella dove si trova la mia abitazione: eravamo un gruppo abbastanza numeroso ma molto eterogeneo e ci ritrovavamo solitamente da qualche parte in via Manzoni, una strada un po’ marginale nel quartiere. Sapevo che Domenico e gli altri avevano il loro bel gruppone del Bacile, che era solito riunirsi i pomeriggi estivi e le sere proprio davanti alla casa di Domenico. Tra il mio gruppo di fine anni ’90 e quello degli altri non c’erano di fatti, rapporti di nessun tipo: noi avevamo la nostra “zona”, loro la loro “zona”. Le partitelle a calcetto che si disputavano, nel 90% dei casi, davanti casa mia (che fosse anche solamente una porta tedesca, o una porta romana) non interessavano altri gruppi di ragazzi. Questo stato delle cose durò fino all’estate del 2000.

Con il settembre di quell’anno molte cose cambiarono. Iniziai le scuole superiori e tornai a percorrere le strade che avevo percorso da bambino durante le scuole elementari, quelle che portano verso il quartiere sant’Anna, proprio attraverso il Bacile. Il risultato fu lo spostamento del mio “baricentro”, diciamo. In classe con me avevo Raffaele e Domenico. Di Raffaele sapevo poco ai tempi, visto che non avevo mai avuto un bel rapporto (una volta eravamo arrivati quasi alle mani); si era unito al gruppo di Domenico da poco meno di un anno per dissidi interni al suo precedente gruppetto di amici (che, per la cronaca, era un altro gruppetto del Bacile). Di Domenico ricordavo poco, perché anche se frequentavamo il catechismo assieme, con il passare del tempo avevamo perso i contatti, o comunque non avevamo occasione di parlare. Il primo giorno di scuola, quindi, mi ritrovai con loro e con il mio amico di sempre nonché vicino di casa Michele, nella stessa classe. Si preannunciava una bella amicizia e in effetti le cose andarono benissimo: il pomeriggio del terzo giorno di scuola* io e Michele entrammo nel cortile della mia ex-scuola elementare per dare due calci al pallone in una zona tranquilla, e dopo poco ci raggiunsero proprio Domenico e Raffaele, non “convocati”. Quello credo che fu l’inizio… giocammo un pò, poi arrivarono altri ragazzi e partì una serie di sfide e partitelle. Di quel pomeriggio ricordo le parole di Raffaele che stava aspettando il suo turno fuori dal campo: disse a Domenico che sarebbe stato bello avere me nella loro squadra del Bacile. I ragazzi infatti avevano una squadra con tanto di divisa. Non erano gli unici, ogni quartiere aveva una squadra, almeno. Questa realtà mi era nota da un po’: l’anno prima avevo partecipato ad un mini torneo tra quartieri (per pochissimo tempo ho giocato con il quartiere Casabella, pur abitando dall’altra parte del paese, per fare un favore al mio amico Mauro). Quelle parole di Raffaele mi lusingarono e non poco, perché loro evidentemente mi consideravano bravo a calcetto (lo ero per davvero, poi?).

Iniziò quindi un’amicizia che si rinforzò col tempo, e che mi fece del bene perché si stava creando un gruppo intorno a me e mi sentivo come in una botte di ferro: noi tre (io, Raffaele, Domenico) eravamo come strafottenti di tutto ciò che non ci riguardava e i problemi li risolvevamo assieme, come un gruppo di vecchi amici. Questo è quello che ricordo di quei mesi. E’ nitido il ricordo delle serate passate al piano terra, a casa di Domenico, a fare gli esercizi di chimica e matematica. Io aiutavo loro e stavamo tutti assieme.

Poi una sera, uscì assieme a noi anche Paolo. Fu una serata divertentissima perché ridemmo praticamente dall’inizio alla fine: penso, ora, che quello fosse normale perché ci trovavamo bene tra di noi. Come normalissimi ragazzi adolescenti ci divertivamo a fantasticare, ad avventurarci in cose che potevano metterci nei guai, a progettare di costruire una nostra “base operativa”, lontana dagli occhi degli altri, dove trovarci assieme, giocare a carte, fare i compiti… tutto tra di noi. E col tempo sono finito col legare più con Paolo e staccarmi un po’ dagli altri due. Ad oggi posso dire che mi dispiace tanto aver assunto un certo atteggiamento di parte. Aveva ragione Raffaele, una sera buia in villa, mentre mi dondolavo sulle altalene, “…stai attento a Paolo”. Gli risposi che mi sembrava una persona a posto, e ignorai il suo avvertimento.

Nei mesi che seguirono Paolo iniziò ad invitarmi a casa sua (uno dei primi forse in assoluto, visto che suo nonno non tollerava la presenza di estranei in casa). Stringemmo una bellissima amicizia, tra Play Station, film in tv (memorabile il pomeriggio passato a guardare l’Esorcista: sembrava di guardare un film comico, tanto fu il divertimento) e musica dance. E così passarono i mesi e arrivò la primavera. Paolo iniziò ad interessarsi e ad ascoltare musica dance, che all’epoca consumavo come un drogato in astinenza e questo rappresentò un altro elemento che contribuì al nostro rapporto e che mi spinse un po’ lontano da Raffaele e Domenico. Spesso andavamo a giocare assieme al campetto di Sant’Anna e quando acquistò il suo primo computer fisso mi invitò a casa sua per mostarmelo; iniziai a vedere da vicino un computer, e a cimentarmi con Windows 2000 e col registratore suoni (erano altri tempi). Ci vedevamo praticamente tutti i giorni. In marzo, tutti assieme realizzammo il fuoco di S. Giuseppe, un’esperienza nuova per me: fu una serata straordinaria, emozionante e che resterà impressa nella mia memoria a lungo.

Poi arrivò maggio e l’alba dei problemi. Paolo era si era invaghito di una sua amica di scuola ma il problema era che anche Raffaele era interessato a lei. Io, stupidamente, presi le parti di Paolo (mai schierarsi quando due amici litigano…), per un motivo all’epoca molto importante per me (Raffaele era all’epoca anche interessato ad una ragazza che piaceva a me, e ci stavo molto male: comprendevo che Paolo stava male per le mie stesse motivazioni). Il 4 maggio, Raffaele ci annunciò che lui e questa ragazza si erano messi assieme e Paolo ci rimase più che male. Erano le 5 del pomeriggio del 4 maggio e Raffaele, in bici e sotto un cielo nuvoloso, cercava di spiegare a Paolo che era stata la ragazza a farsi avanti per prima. Ah, le sofferenze adolescenziali!

Tra maggio e giugno ci buttammo a capofitto in un altro progetto, quello di costruire il nostro centro operativo, il nostro nascondiglio, un’idea che ci era venuta in mente mesi prima e che volevamo seriamente realizzare. Avevamo scelto la location e l’albero. E, da pazzi, avevamo scelto anche il cantiere dal quale rubare pannelli in legno e pali coi quali costruire l’impalcatura. Iniziammo a costruire, ma presi parte ai “lavori” solo marginalmente. La scuola infatti era finita e mia mamma decise che era arrivato il momento per me di abbandonare l’estate spensierata in mezzo alle strade del paese per un impegno lavorativo che mi tenesse occupato e che mi dimostrasse quanta fatica si deve fare per guadagnare un po’ di soldi. Obiettivo nobile, ma a 15 anni avevo in mente ancora il pallone e la bici e trascorrere l’estate in un’officina meccanica, da solo, in piedi, sporco tutto il giorno non era proprio il mio desiderio più grande. L’estate del 2001 passò quindi lenta e noiosa. Quando arrivò l’autunno ero felicissimo di poter tornare a scuola, di passare i pomeriggi coi miei amici.

Poi, una sera di settembre accadde una cosa nuova. Michele, che fino ad allora era uscito con noi poche volte, iniziò a stringere amicizia con Paolo e quella sera la passarono praticamente separati da noi. Li per li non mi offesi. Oggi, ripensando a quella sera, capisco come si debbano essere sentiti Domenico e Raffaele mesi prima, quando al posto di Michele c’ero io. E questo nuovo “evento” finì col precipitare, d’improvviso, le cose. Qualche giorno dopo, durante una delle nostre solite partite di calcetto alla villetta di Sant’Anna, successe di tutto: nonostante fossimo in pochi, avevamo la forza di giocare a tutto campo. Le squadre, volute da Paolo non so per quale motivo, vedevano me, Raffaele e Domenico contro lui, Michele ed altri. Da una parte le due ali e l’attaccante della squadra di quartiere, dall’altra, letteralmente, il nulla. Mi dispiace dirlo, ma non c’era neanche gusto nel giocare. Ad un certo punto ricevo la palla da fallo laterale da Raffaele; stop di petto, metto a terra e mi giro verso il centrocampo: davanti a me a destra Paolo e a sinistra Michele. Mi ci butto in mezzo con uno slalom veloce, supero con uno scatto Paolo, poi subito cambio direzione e sfuggo a Michele. Inizio la mia falcata, ma dopo due passi inciampo malamente e cado. A terra, sull’asfalto. Ginocchio destro e palmi delle mani sanguinanti. Mi arrabbiai e piansi per la rabbia. Ero sicuro fosse colpa di Michele perché lui non era nuovo a fallacci di questo tipo (poco dopo sullo stesso campetto finì per spezzare il braccio di un altro ragazzo). Paolo però difendeva Michele, con mia grande meraviglia. In quel momento qualcosa si ruppe. Iniziai a non vederci più dalla rabbia e per la delusione. Continuai a giocare, incredibilmente, con le lacrime agli occhi per il dolore. Fu la partita più cattiva e fallosa che abbia mai giocato: entrate scorrette, colpi da dietro, sgambetti, parolacce. Sulla strada per casa Michele andò via da solo, mentre Paolo continuava a battibeccare con me sul fallo dicendo che ero caduto da solo. Il litigio continuò e dissi a Paolo che ero stanco di parlare, che volevo parlare il giorno dopo. Lui rispose che non mi voleva più parlare. Ah bene! Mi dissi. Non vuole parlare con me per difendere quell’incapace! Che faccia come vuole! Ero stato offeso e deluso dalla persona che fino a qualche mese fa era stata la più vicina a me. “Stai con Michele, allora!”.

Fu una lite lunga. Nessuna confidenza di giorno e nessuna parola la sera. Fingevo Paolo e Michele non fossero con noi. Al tempo stesso diedi il peggio di me: presi a comportarmi diversamente, canzonando Michele, esprimendo disprezzo per lui e ridendo con quelli che ridevano di lui. Pensavo veramente queste cose, e me ne vergogno. Eravamo ragazzini, va bene, ma io ero letteralmente fuori di me dalla rabbia.

I primi giorni di novembre ci fu un mezzo “disgelo” e quei due si aprirono un pò verso di me, rivolgendomi parola in occasione della visita al cimitero per la commemorazione dei defunti. Ma io non cedevo, nel senso che per me, fin quando non fossero arrivate le scuse ufficiali, non esisteva pace possibile. Non accettavo neanche le scuse di Paolo, che provò a parlarmi. Quando in settembre/ottobre** successe il caos al magazzino dell’ENEL, io, Domenico e Raffaele facevamo gruppo a parte in una stanza piccola, mentre loro due si dividevano una stanza che sarebbe andata bene per 4. Il gruppo si era avviato verso una spaccatura seria. Il mio voler a tutti i costi ignorarli ed emarginarli ci costò così la divisione del gruppo in due sottogruppi. Quando in quel periodo giocavamo a calcetto ero il più pericoloso, perché miravo a gambe e ginocchia: volevo a tutti i costi arrivare alle mani per dare una lezione a qualcuno. Volevo capissero quanto male mi avevano fatto con il loro comportamento; volevo capissero perché io mi ero arrabbiato.

Finì il 2001 e iniziò il 2002. Nonostante un iniziale riavvicinamento reciproco durante dicembre 2001 io e Paolo oramai eravamo molto meno amici e confidenti rispetto a prima: restava forte il rapporto tra lui e Michele, mentre io ero tornato definitivamente con Domenico e Raffaele e mi ci trovavo bene. In marzo, in occasione della festività di San Giuseppe, ci fu un altro litigio, questa volta tra Raffaele e Paolo. Non mi ci infilai però mi divertii, sadico quasi, nel vedere che Paolo si stava scavando la fosse con le sue stesse mani. Dopo una mezza sfuriata tra i due in mezzo al corso qualche giorno dopo (volarono offese e insulti) le strade di Paolo si separarono definitivamente dalle nostre. L’importante, pensavo, è che io non rimanga solo. Discorsi da egoista, lo so, ma a quei tempi l’importante per me era rimanere nel gruppo. Non per chissà quali mire. Solo che la solitudine non mi è mai piaciuta, tutto qua.

Ebbi l’occasione di riparlare con Paolo durante una giornata al mare. Durante tutta la primavera e l’inizio dell’estate 2002 ci avevo parlato pochissimo. Quella domenica mattina lui era li al lido dove io alloggiavo in affitto. Quel giorno Paolo mi ha letteralmente supplicato di convincere gli altri a farlo tornare nel gruppo. Non potevo decidere per gli altri, quindi risposi che dovevo parlarne Domenico e Raffaele. Devo ammettere che col quella chiacchierata iniziai a provare dispiacere per la sua situazione. Certo, non avevo mica dimenticato cosa era successo mesi prima, però, cavolo – mi dicevo – è ora che la fai finita, basta. Così Paolo riprese ad uscire con noi. Raffaele non vedeva di buon occhio questo ritorno “in grande stile” e lo avvertivo chiaramente. Lui e Paolo non so parlavano mai, anzi, si evitavano.

L’amicizia tra Paolo e Michele, che io ho sempre visto come la causa principale della fine della mia amicizia con Paolo, venne rafforzata maggiormente durante l’estate del 2002, che passai di nuovo lavorando, lontano da tutto e tutti. E questa coppia improbabile andò incontro alla catastrofe più assoluta, durante l’anno 2002-2003. Durante l’estate del 2002 una ragazza si interessò d’un tratto a Michele. E qui inizia la telenovelas. Prima di tutto fu un colpo durissimo per il mio assurdo orgoglio da 16enne rincretinito: anche la persona che più era “insignificante” ai nostri occhi aveva trovato una ragazza, mentre io ero “zitellone”, quello brutto che nessuna ragazza si cagava mai. Amarezza alle stelle, mi par ancora di poterla sentire. Ragionavo così: “Perché tutti si e io no?”. Sembrava che fosse destino: colui che in fondo si vedeva superiore agli altri (il sottoscritto), alla fine veniva beffato anche da chi credeva non potesse essere più fortunato. Questa ragazza era tanto simpatica quanto uomo, ma i gusti sono gusti. Non ricordo per quanto la storia amorosa con Michele sia andata avanti, ma il bello arrivò quando, dopo l’ennesimo litigio tra i due, lei si mise assieme a Paolo (!), per poi mollarlo con una scenata per strada dove ammetteva di essersi messa con Paolo per far sentire geloso Michele (che intricata la psicologia degli adolescenti). Insomma, un giro di storie assurde che io neanche sopportavo di ascoltare (mi hanno sempre schifo le telenovelas, immaginatene una con la protagonista antipatica…). E insomma, stai con Paolo, stai con Michele, alla fine la tipa si rimise assieme a Michele. Memorabile la sera quando ero a casa di Michele assieme a Paolo e dopo aver mandato un messaggio amoroso al primo la tipa fece uno squillo al secondo: “Ma questa è tutta matta” disse Paolo. Io, sinceramente, assistevo agli eventi con distacco e forse anche una punta di gelosia.

2003. Il tanto osannato e maledetto anno. Con Paolo l’amicizia era tornata a livelli accettabili: niente di comparabile al principio, ma c’era un rapporto cordiale. Tra Michele e Paolo invece le cose andavano male per via dell’amour. Per colpa di questa ragazza si parlavano alle spalle e si facevano dispetti. L’incantesimo che li aveva tenuti stretti come due innamorati neanche un anno prima si era irrimediabilmente spezzato. In quel periodo io avevo la testa da altre parti. Una piccola collaborazione estiva tra me e Paolo per andare a pescare in giugno in bici tutti assieme sembrava poter ravvivare un po’ il nostro rapporto. Ci divertimmo un mondo, non lo nego, ma oramai ero cambiato e non lo vedevo più come amico e confidente: non era più l’amicizia di due anni prima, neanche lontanamente. Mi dispiaceva? Non so. Non ricordo. Ciò che mi infastidiva era l’insistenza di Michele nel capire a tutti i costi sapere chi era la ragazzina a cui piacevo (perché ad un certo punto ne venne fuori una, miracolo!), quasi avessi stretto un patto con la Gazzetta del Mezzogiorno per la pubblicazione dei miei fatti personali. La cosa mi infastidì, e molto, perché i miei affari personali li condivido con chi mi pare. Arrivò poi il mio 17simo compleanno e Paolo mi regalò una copia di Hit Mania Dance Champions e di Techno Mania vol.1 che io ancora non ero riuscito ad avere. Erano passati due anni da quel 4 maggio 2001, con lui distrutto e io a stargli vicino e a consolarlo, ma sembravano passati secoli. Fu un regalo eccessivo perché non eravamo più gli amici di un tempo. Apprezzai tanto il gesto, ma per me non cambiava nulla. Avevo da tempo oramai rinsaldato la mia amicizia molto con Domenico e con Mauro, ma per tutta una serie di motivi: la scuola era uno di questi, il solito rapporto di simbiosi, ma la cosa divertiva sia me che lui: in fondo erano 3 anni che andavamo a scuola assieme.

I miei rapporti col gruppo però si logorarono sempre più nel 2004, anche perché all’improvviso io stesso non mi trovavo più bene con Domenico e Raffaele: troppe cose erano cambiate e io iniziavo a non stare più tanto bene con loro. Per l’estate del 2004 partii per Riccione e vi trascorsi 3 mesi di duro lavoro e tante soddisfazioni. Al mio ritorno vidi Paolo pochissime volte: si era aggregato ad un gruppo di ragazzi poco raccomandabili. Aveva scelto quella strada e si sparsero presto voci poco rassicuranti.

Capitolo chiuso, alla fine Paolo si trovò tagliato fuori dalla mia amicizia e anche da quella di Michele, che era stato praticamente tradito da lui. Fuori dal nostro gruppo di amicizie, dai ragazzi del Bacile, coi quali era cresciuto. Non so se ricorda ancora le risate in compagnia mia e degli altri. Non so se si sia pentito di quello che ha fatto e detto. Non so alla fine cosa pensi di me, perché non lo vedo oramai da 2 anni. Mia madre di tanto in tanto lo vede in giro e a quanto pare ora lavora con suo padre (che è un modestissimo muratore). Ha comprato un’automobile, ma non so se sta sempre assieme alla solita simpaticona che aveva cercato di strappare a Michele (alla fine c’è riuscito, ma mi par di ricordare che litigavano 10 giorni a settimana).

Alla fine del 2000 ero convinto del tutto che non esiste il “migliore amico”, e che in fondo sia solo una leggenda. Durante il 2001 però mi ero quasi ricreduto. Sono stato scaraventato violentemente a terra dalle scelte di quella che ritenevo una persona affidabile.

Ancora oggi però non riesco a capire se sono più gli errori fatti da lui o quelli fatti da me.

 

*che io riuscissi, all’epoca della scrittura di questo post a ricordare che fosse precisamente il terzo giorno di scuola mi meraviglia decisamente tanto (aggiunto 11/07/2017)

**sarei tentato di affermare che fosse la fine di settembre, perché all’epoca io e Michele non ci parlavamo di già e questo è certo. In più, iniziammo a frequentare la struttura in occasione dell’inizio dei corsi di recupero di matematica, che Domenico e Raffaele seguivano in settembre. Quella struttura serviva da “sala studio” e rappresentava la nostra nuova “base operativa”. Il giorno che io e Raffaele l’abbandonammo, comunque, c’era ancora relativamente caldo e per questo penso non fosse ancora ottobre. (aggiunto 11/07/2017)

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