Quando un regista decide di girare un film storico le responsabilità sono tante. E credo che il lavoro sia doppio rispetto ad un film basato su un soggetto originale. Quando poi la storia che vuoi narrare è quella di un gruppo di eroi, allora diventa ancora tutto più complicato e se quegli eroi sono vissuti nel periodo più buio della nostra storia… La sfida di Singer, a mio modo di vedere, quindi, è stata molto rischiosa, ma il compitino è stato svolto in maniera più che buona.

Un film storico è un film che narra i fatti così come sono accaduti, non introduce che piccole modifiche per il bene della narrazione, fa parlare gli eventi e i personaggi: è lo spettatore che deve giungere alle conclusioni. “Operazione Valchiria” sotto questo aspetto è magnifico. Conosco discretamente la storia dell’Operazione e come tutti gli altri, durante la visione ero pienamente consapevole del suo sviluppo e della sua conclusione: nonostante questo, il film riesce a montare una tensione di un certo livello e in alcuni punti funziona abbastanza bene. E’ questo il pregio principale di questo film, giocare con la tensione per provare a creare aspettative nello spettatore. La prima parte del film è forse meglio riuscita della seconda, che altro non è che un lungo scivolare verso l’epilogo finale.

In definitiva, il film mi è piaciuto abbastanza. Le critiche alla recitazione di Cruise sono in parte fondate e credo si potesse fare di più solo scegliendo un attore di diverso tipo, ma penso che il regista, Bryan Singer, non si sia concentrato tanto su questo aspetto. Diciamo che Cruise fa il compitino, senza sforzarsi più di tanto. Emerge in maniera abbastanza chiara il peso di una coscienza tradita, che è il motore principale che spinge, letteralmente, il gruppo di personaggi principali che si muovono sullo schermo. Il ritratto di questi generali tuttavia è, per necessità, in parte scremato e semplificato. Dal punto di vista storico, per quanto le motivazioni dei personaggi siano ben riportate, gli obiettivi non lo sono, quasi per nulla. Il sacrificio della totale fedeltà storica sotto questo profilo è sostanzialmente imposto dal soggetto, per cui avendo da una parte il cattivo più cattivo della storia dell’umanità, dall’altra parte non ci poteva che essere un gruppo di eroi. Sta bene, nel senso che infarcire la storia di questi soldati di luci ed ombre avrebbe portato il film su un altro binario, senza aggiungere nulla di realmente consistente per la trama.

Possiamo salvare la Germania o il Fϋhrer, non entrambi”. No. Non è la frase di un colonnello insoddisfatto di come vanno le cose al fronte, ma la frase di un uomo che non può più obbedire agli ordini dei suoi superiori. “Sono un soldato, ma nel servire la mia nazione, io ho tradito la mia nazione”. Uno dei pochi che avevano capito in quale incubo viveva la Germania e in quale incubo ancora maggiore si stava infilando; von Stauffenberg è stato l’eroe della Germania, il simbolo della resistenza rappresentato dai 15 attentati che vennero architettati contro Hitler. Dei quindici, forse, è quello che più di tutti è riuscito nel suo scopo. Stauffenberg era un tedesco, non un nazionalsocialista, ha combattuto per la Germania, non per il suo “condottiero”, è morto per la sua nazione. Ha perseguito nel suo scopo anche in momenti di pericolo dove altri al posto suo mostravano debolezza. Ha accettato la morte con la consapevolezza che il suo l’aveva fatto, e per niente pentito delle sue azioni. La ricerca ha negli ultimi decenni rispolverato verità quasi perdute e interessanti dinamiche e risvolti sono stati rivelati: è cambiata la percezione della tragicità della resistenza tedesca durante la seconda guerra mondiale. In quanto voci fuori dal coro, in quanto paladini ideologici, questi eroi – perché tali sono – andrebbero onorati tutte le volte che se ne ricordano le gesta.

operazione valchiria

Voto: 7,5/10

Dobbiamo dimostrare al mondo che non eravamo tutti come lui.” – Von Treskow

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