Quando un regista decide di girare un film storico le responsabilità sono tante, ma proprio tante. E credo che il lavoro sia il doppio rispetto ad un normale film basato su una storia inventata. Quando poi la storia che vuoi narrare è quella di un gruppo di eroi, allora diventa ancora tutto più complicato e se quegli eroi sono vissuti nel periodo più buio della nostra storia… La sfida di Singer, a mio modo di vedere, quindi, è stata molto rischiosa, ma il compitino è stato svolto in modo più che buono.

Un film storico è un film che narra i fatti così come sono accaduti, non introduce che piccole modifiche per il bene della narrazione, fa parlare gli eventi e i personaggi: è lo spettatore che deve giungere alle conclusioni. “Operazione Valchiria” sotto questo aspetto è magnifico. Io conosco la storia avendola ascoltata più volte, eppure con questo film sono arrivato al punto in cui ero teso come un violino: il solo nome del dittatore tedesco scatena in me un odio e un disprezzo immensi (miscelati ad un arcano senso di rispetto, ma credo di sapere da dove derivi) e gli attimi precedenti lo scoppio della bomba sono stati abbastanza strazianti. Volevo sentire l’esplosione, volevo per qualche secondo illudere la mia mente che la storia fosse andata per il dannato verso giusto quel 20 luglio 1944. La bomba esplode, non sappiamo (!) come sia andata, il regista è bravo a nascondere la verità, fino a poco prima della fine. A Berlino i cospiratori fanno tutto da manuale (più o meno), la notizia si diffonde: “Le SS hanno ucciso il Fϋhrer, diamo il via all’Operazione Valchiria”. E poi? Poi il nulla: il dittatore paffuto non può morire, c’è il demonio che lo accompagna. Von Stauffenberg e gli altri cospiratori possono iniziare a pregare perché il loro destino è segnato.

Mi è piaciuto, molto. Solo una cosa forse è stata un pò trascurata, ma credo che il film ne sarebbe diventato troppo lungo e forse noioso: il personaggio… non è molto approfondito. Non ho visto il film guardando Tom Cruise, che sia chiaro: io immaginavo il vero Claus von Stauffenberg sullo schermo, perché è così che il film va visto. La performance di Cruise è più che sufficiente secondo me, nonostante molti abbiano detto che appaia piatto, privo di emozioni. I toni del film sono quelli di un thriller, il regista poi è bravo e spinge su questo; Cruise è teso per quasi tutto il film, ma non penso che il vero von Stauffenberg fosse tanto rilassato in quei drammatici momenti. Ho visto con mio grande piacere, inoltre, che le ultime parole dell’eroe tedesco sono state rispettate e vengono citate: a dire il vero ci tenevo molto perché sono le parole di un tedesco : “Lunga vita alla santa Germania”.

Possiamo salvare la Germania o il Fϋhrer, non entrambi”. No. Non è la frase di un colonnello insoddisfatto di come vanno le cose al fronte, ma la frase di un uomo che non può più obbedire agli ordini dei suoi superiori. “Sono un soldato, ma nel servire la mia nazione, io ho tradito la mia nazione”. Uno dei pochi che avevano capito in quale incubo viveva la Germania e in quale incubo ancora maggiore si stava infilando; von Stauffenberg è stato l’eroe della Germania, il simbolo della resistenza rappresentato dai 15 attentati che vennero architettati contro Hitler. Dei quindici, forse, è quello che più di tutti è riuscito nel suo scopo. Stauffenberg era un tedesco, non un nazionalsocialista, ha combattuto per la Germania, non per il suo “condottiero”, è morto per la sua nazione. Ha perseguito nel suo scopo anche in momenti di pericolo dove altri al posto suo mostravano debolezza. Ha accettato la morte con la consapevolezza che il suo l’aveva fatto, e per niente pentito delle sue azioni. Signori, questi sono gli eroi, e mi fa tanto più piacere parlare di loro perché sono veramente esistiti, non sono frutto della nostra fantasia. Rendete quindi onore a von Stauffenberg.

operazione valchiria

Voto: 9/10

Dobbiamo dimostrare al mondo che non eravamo tutti come lui.” – Von Treskow

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