Ormai lo sanno tutti: a me i film di Michael Bay piacciono da morire. Pensatela come volete voi, non mi interessa. Secondo il mio parere sono dei film belli e piacevoli, che li si veda per gli effetti speciali, o per lo humor (diffuso a tratti, o poco presente, è sempre humor e non stona mai!), o per le storie che raccontano. E poi ci sarà un motivo se, nonostante la critica massacri ogni sua pellicola, Bay al cinema riesce sempre ad ottenere incassi strepitosi. Posso capire se fosse un regista poco attivo, di quelli che faccio un film oggi e il prossimo tra dieci anni. Cavoli, Bay è sempre impegnato! E, come dice anche qualche mio amico, ha un metodo di lavoro serio e professionale: sul set lavora come pochi sanno fare. E chi se ne importa se a lui piacciono le esplosioni. Al giorno d’oggi si critica anche per i gusti di un regista. Poi c’è l’altra critica mossa, questa forse con un fondo di verità: nei suoi film si avverte a pelle il suo amore per la patria. La bandiera a stelle e strisce per lui potrebbe sventolare da mattina a sera, dall’inizio alla fine di ogni suo film. Ma… in fondo è americano! Ok, paragonatemelo a Spielberg! Zio Stefano ha messo la bandiera raramente nei suoi film, a meno che non ricordi male io, però c’è una certa differenza tra i film di Spielberg e quelli di Bay… sono due filosofie molto diverse di film e lo si nota prima di tutto da come i due amano girare: a Bay piace molto la ripresa in movimento, con la camera a mano, e ci sta in alcuni punti, mentre Spielberg l’ha usata raramente (unica occasione che mi viene in mente è per il bellissimo Salvate il soldato Ryan). Per carità, per trasmettere realismo in un film movimentato è sacrosanto ogni tipo di stratagemma visivo-sonoro che aiuti a farci capire, che ci trascini nella vicenda. Come per Cloverfield, dove il regista si è affidato ad una storia raccontata da una videocamera: in molti non hanno apprezzato l’idea, invece a me è piaciuta tantissimo. Ecco, Bay lo fa spesso nei suoi film. Come è personalissima l’atmosfera dei film di Bay, le luci particolari… per non parlare delle ambientazioni, sempre molto futuristiche e tecnologiche, una cosa che mi garba assai. L’amore di Bay per le esplosioni non so da cosa sia nato, ma poco importa: essendo un amante degli effetti speciali e di quelli digitali in modo particolare non posso che sbavare di fronte a certe magie per gli occhi! Mi vengono in mente le esplosioni in Armageddon, quelle in Pearl Harbor (in special modo l’esplosione della USS Arizona, impressionante °-°), quelle in Transformers (poche, ma molto d’effetto).

Molti sul web lo prendono in giro; per esempio ho trovato qualche giorno fa un sito che riportava una sua sceneggiatura per The Dark Knight nella quale si legge di tutto. Mi sono divertito tantissimo a leggere quei cinque fogli estratti da questa fantomatica sceneggiatura, ma poi ripensandoci mi sono reso conto che il web è pieno di idioti. Ovvio che la sceneggiatura non era la sua, e a dire il vero penso che film su supereroi non siano neanche il suo tipo di film. Lui tratta di eroi, sempre americani, ma va bene comunque, non di supereroi. E, trattando di eroi, chi meglio di lui poteva girare Pearl Harbor? Quante voci! Quante critiche! Di ogni sorta, in tutte le salse, ci sono persone che gridano al “falso”, quelle che invece dicono che non si vede niente dell’attacco a Pearl Harbor (?), quelle che dicono che il film è lento, quelle che poi insistono nel dire che è troppo lungo (!). Sarò di parte, ma io non riuscirei a pensare ad un modo migliore per raccontare la vicenda. Come Titanic di Cameron, anche Pearl Harbor è un film d’amore. Anche Cameron, ai tempi, decise di prendere pochi caratteri centrali e intorno a questi ricostruire il mondo del transatlantico, tra prima e terza classe, amore e tragedia: anche per Titanic ci sono persone che fanno domande idiote del tipo: “Ma non è possibile che uno di terza classe sia riuscito a farsi invitare in prima classe come un vero ricco”. Fatto sta, però, che non fosse stato per il modo in cui il regista ci fa affezionare ai personaggi, Titanic non avrebbe preso tanti Oscar. Non sono gli effetti speciali all’avanguardia che fanno di un film un gran film, ma il film nella sua globalità. E Titanic nel complesso è un film meritevole, uno dei migliori mai realizzati. Senza superficialità! Lo stesso posso dire per Pearl Harbor. E’ la storia di pochi personaggi intrappolati, durante la mattina del 7 dicembre 1941, negli eventi storici che cambiarono il mondo. Ebbene non è il solito film di guerra. Però quello che si vede non è stato inventato. O almeno si è scelti di rappresentare le cose certe, senza modificare la storia vera alla sceneggiatura; semmai è stato il contrario. Non sapevo, ma avrei dovuto immaginarlo, che prima di girare il film, Bay avesse ascoltato le testimonianze di più di 70 sopravvissuti dell’attacco. E mi ha piacevolmente sorpreso come i loro ricordi siano stati rispettati e vengono riportati nel film. Una delle cose più atroci cose commesse il mattino di quel 7 dicembre? Il mitragliare a bassa quota dei caccia giapponesi sui marinai che cercavano di mettersi in salvo e sui civili, per tacere delle modalità di inizio della guerra.

In tanti (mio padre in prima fila) insistono nel dire che il film racconta la “versione” americana, il che se è vero lo è solo in parte. Infatti le vicende storiche sono riportate o anche solo accennate. Le colpe degli attriti tra le due potenze che si spartivano il Pacifico allora sono da dividersi tra USA e Giappone, ma ci stanno, in quanto in quegli anni niente andava come doveva andare e la filosofia di impero coloniale era più forte che mai. I Giapponesi iniziano una guerra di conquista del sudest asiatico minacciando le colonie europee ed americane e gli USA tagliano i rifornimenti di petrolio al Giappone, così, con le buone, l’impero del Sol Levante avrebbe smesso di rompere le bolle: senza petrolio non la fai la guerra. L’impero dagli occhi a mandorla allora continua a fingere di voler intavolare delle trattative di pace tra i due paesi, ma pianifica una guerra, un attacco che colpisca il nemico al cuore. Dove? Beh, dove è facile che si faccia più danni, a Pearl Harbor. Tutta la flotta del Pacifico è ancorata la! Gli americani neanche si sognano che noi attacchiamo così, senza una dichiarazione di guerra! Per questo il 7 dicembre ‘41 è stato definito il giorno dell’infamia. L’alto comando statunitense si alza la mattina del 7 dicembre col sorriso sulle labbra, c’è un bel sole, andiamo al mare… peccato però che le notizie che arrivano sono preoccupanti: un sommergibile giapponese “mini” (tascabile, si dice… mah!) era stato sorpreso mentre cercava di entrare a Pearl Harbor alle 6:45 ed era stato affondato. Ahia!! Un segnale un tantino preoccupante eh! Quasi contemporaneamente la neo installata stazione radar sul monte Opana rilevava l’avvicinarsi di uno stormo… uno stormo che sicuramente non era di uccelli… “Tranquilli! E’ una squadra di 12 bombardieri americani in arrivo dal continente!” me lo immagino proprio così al tenente Tyler! Peccato che 12 bombardieri non possano mai occupare una macchia così grande su un radar e che la macchia provenga da nord e non da est, come invece avrebbe dovuto se fossero stati veramente i B-52 amici. E poi scusate, vogliamo allertare la flotta? Ehhh quelli dormono ancora, vai a capire se stanno almeno facendo l’alza bandiera a quest’ora!

Passarono solo 10 minuti. 183 aerei calarono silurando e bombardando in picchiata e da alta quota la flotta all’ancora. Bello. Spettacolare. Coraggioso anche, direi. Da veri eroi. Al Battleship Row (il viale delle Corazzate, come veniva chiamato) fu un disastro: la USS California venne silurata 4 volte essendo totalmente esposta e colpita da due bombe: affondò nei bassi fondali della baia. La USS Arizona, una delle grandi protagoniste della distruzione, venne colpita solo da due siluri essendo protetta dalla nave officina Vestal, ma venne bombardata da tre bombe, l’ultima delle quali, lanciata molto probabilmente da un bombardiere ad alta quota (in fondo pesava 250 chili!) sfondò i ponti della corazzata, andando a fermarsi, neanche a volerlo far di proposito, nel deposito munizioni. Testimoni oculari della vicenda affermano che la corazzata volò per aria, tanta fu la forza dell’esplosione; uno addirittura ha detto di non aver avuto mai tanta paura come in quella esplosione. Per l’esplosione e l’affondamento, morirono solo nell’Arizona la bellezza di 1177 uomini. La USS West Virginia venne silurata 5 volte e affondò anch’essa; la USS Oklahoma venne silurata 4 volte sullo stesso fianco e si ribaltò in 8 minuti: in molti rimasero intrappolati nella sala macchine, mentre quelli che finirono in acqua si arrampicarono sulla carena della corazzata, finendo in gran numero uccisi dai caccia giapponesi (quale onore da parte dei samurai!!!). La USS Tennessee e la USS Maryland vennero danneggiate solo in parte, essendo protette in parte dalle corazzate West Virginia e Oklahoma. Tutto questo mentre i caccia mitragliavano aerei a terra (circa 190 distrutti), persone innocenti oltre a cani, gatti e passerotti che si davano la caccia in giro da quelle parti.

Colonnello Fuchida all’ammiraglio Idokuro Yamamoto: “Tora tora tora!!!” (trad. “Evvai li abbiamo fregati!!!”).

Dopo 35 minuti di inferno i giapponesi andarono via. Credo anche perché molto leggeri. Alle 8.55 arrivarono altri 167 aerei. Sempre giapponesi eh! Non ci si risparmia mica, i giapponesi devono assicurarsi di far le cose per bene. E a quanto pare ci riescono; ‘sta volta non usano i siluri, è inutile, tanto le navi son tutte danneggiate, vanno a bombardare a distruggere quello che è rimasto. Gli americani si, tentano di opporre resistenza, qualcosina la fanno, ma quando in una battaglia uno ha il controllo aereo e l’altro il controllo delle pistole e dei fucili, mi pare che il risultato cambi poco. E infatti se alla fine del primo attacco solo l’Arizona era stata praticamente distrutta, alla fine del secondo vennero perse le altre tre corazzate. Però 29 aerei con gli occhi a mandorla vennero abbattuti, questo c’è da dirlo: addirittura 6 vennero abbattuti da due coraggiosissimi piloti che riuscirono, unici, ad alzarsi in volo. “Via di qua”, i giapponesi tornano a casa! 95 minuti di fuoco di sicuro erano bastati a far fuori tutta la flotta nemica. Avevano colpito tutti i loro obiettivi con una precisione da far invidia agli svizzeri (precisione in termini generali). E stilano la relazioncina! Non conosco il giapponese, chissà come sarà suonata. Ma le cose che disse il primo ministro giapponese Tojo erano più o meno queste: “Abbiamo preso il nemico di sorpresa e lo abbiamo annientato in tutti i modi possibili e immaginabili. Ora possiamo tutti andare in vacanza a Honolulu”. C’è da chiedersi come mai il terzo “stormo” non venne inviato a far danni. Mancava la sorpresa.

Gli storici e gli strateghi militari dicono di tutto e di più su questa mossa a sorpresa, sugli effetti, sul reale peso che ebbe poi. Perché li a Pearl Harbor dovevano esserci anche tre portaerei, che invece non erano li. E anche perché delle 8 corazzate colpite 6 tornarono presto in servizio. Nel film i giapponesi dopo l’attacco pensano di aver stuzzicato il can che dorme. Paura ben giustificata penso. Dopo 6 mesi il vento cambiò e i giapponesi si trovarono nella cacca. E persero terreno man mano, fino a quando non vennero polverizzati con le due atomiche.

Questi sono i fatti storici. Riproporli in un film senza un filo conduttore equivale a fare un documentario. Bay ha ben pensato ad una storia di amore e fratellanza. Ed essendo Pearl Harbor forse il più grande momento della storia americana, nessun regista avrebbe potuto fare di meglio. E la precisione degli eventi non è criticabile perché tutti i film si concedono delle piccole modifiche, nessuno escluso! Io credo sia un bel film, per gli stessi motivi per i quali penso che le 11 statuine per Titanic siano ben meritate.

E’ un film patriottico, come quelli che vorrei vedere sulla storia del nostro paese (invece di spender soldi a fare Grande Fratello), sulle nostre battaglie, sulle nostre vittorie (prima fra tutti quella nella Prima Guerra Mondiale). E chissà se un giorno Bay si interessi a produrre un film sugli eroi italiani, invece di rimanere sempre nel campo statunitense! 😛

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