E rieccomi, quindi.
Ieri sera diciamo si trattava di un piccolo appunto sul viaggetto di ritorno, uno dei più brutti che abbia mai fatto da quando studio qua c’è da dire. Non ho parlato per niente delle mie "vacanze".
E’ brutto da dire, però sono state delle giornate talmente scontate, che non mi va neanche di parlarne. Colpa mia o colpa non mia, non so, ma il fatto è che a casa si mi sento a mio agio, ma oramai sono solo. Le persone con le quali uscivo in passato neanche le ho incontrate. A quanto pare qualcuno è passato per casa mia prima di Natale, ma io in quel momento ero in mansarda, ascoltavo musica. Non ho sentito ne mia sorella chiamarmi, e neanche il citofono suonare. Boh. In parte l’ho voluto anche io. Non vedere nessuno, perché sinceramente non mi andava. Quel che devo dire lo devo dire. Oramai mi sento quasi uno sconosciuto da quelle parti, perché a furia di passare 10 mesi all’anno in un ambiente del tutto differente, sto cambiando anche io. I miei nonni mi hanno visto si e no quei giori delle feste importanti, perché mangiavamo li a casa loro, ma per il resto…
Non sono uscito per niente da casa, se non per sbrigare qualche faccenda prima di Natale e dopo capodanno. E basta. Ho passato le giornate al pc, giocando ora a questo, ora a quello, mixando qualcosina, installando programmi che volevo fossero sul pc fisso. Ma più di questo niente. Dovevo copiare tanti di quei film… e neanche ci sono riuscito, perché il pc di casa a quanto pare è tanto lento che fai prima a guardare il film che a copiarlo su DVD. Che scandalo! Dio solo sa che rabbia avevo quando provando ogni volta a copiare qualcosa, il computer rispondeva con una lentezza da Guinnes dei primati. Ci ho rinunciato a copiare DVD su quel computer. Disgrazia ha voluto che lasciassi il mio portatile a Piacenza quando sono sceso, e quindi non ho potuto applicare il piano B ("Usa tecnologie collaudate e funzionanti e tutto andrà bene". Dal Vangelo secondo Me). E, cosa più importante, non ho aperto libro. Uno pensa allora: "Beh anche in estate non hai aperto libro volontariamente, e ti sei divertito". Beh in estate qualcosa la trovi da fare… in inverno pretendi di andare in giro in bici quando il cielo scarica acqua a barili dal mattino alla sera? Neanche a pensarci! Quindi sono rimasto chiuso, a fare questo, a fare quello… mi serviva internet per fare la ricerca per l’esame di contaminanti, ma per diversi problemi, neanche la connessione telefonica era a disposizione. Quando le maledizioni ti perseguitano ce la mettono tutta.
Come al mio solito mi sono consolato leggendo. Ho letto ancora il settimo libro di Harry Potter e ho letto metà de Il Silmarillion. E’ inutile, sono libri che più leggi, più ti piacciono. E’ un amore in crescendo!
Poi ci sono i parenti gelosi.
Sono uno di parola, quando dice di voler fare una cosa, ce la mette tutta. E infatti avendo promesso a mi madre di non voler fare gli auguri alla famiglia degli invidiosi, non sono neanche andato a trovarli per dire "Sono tornato". I cugini malevoli non mi hanno neanche visto, non sono passati per casa mia (menomale!) e io non ho visto loro… così tutti vissero felici e contenti. Io sto meglio e loro evitano di pensare a me. Solo la mia zietta e suo marito mi hanno visto. E la mia reazione quando sono entrati in casa di mia nonna, con un bel "Buonasera", è stata semplice: silenzio tranquillo. Non ho neanche risposto al loro saluto. Eravamo seduti al tavolo del pranzo, opportunamente liberato da tutti i piatti, e giocavamo a carte: io, mia sorella, le mie cugine, mia madre. Distanti, vicino alla porta e al braciere caldo, mia nonna e mio nonno. Arrivano i miei zii preferiti, "Buonaseeeera". Gli unici a rispondere? Mia nonna e mio nonno. Nessuno di noi ha risposto; nessuno si è alzato per dire: "Zia, auguri", "Zio, auguri". Nessuna confidenza, abbiamo continuato a giocare. A ridere e a divertirci. Come se nulla fosse successo. Personalmente non devo le scuse a nessuno e tantomeno devo spiegazioni. Se si sono offesi peggio per loro, io non ho detto che si devono offendere, ne ho arrecato offesa ignorando delle persone che mi vogliono male.
E’ quello che due giorni prima cercavo di dire a mio padre a tavola, ma lui irremovibile, alzando la voce (come al solito), mi imponeva di andare a casa di mia zia per gli auguri. Ho 22 anni, oramai, sono abbastanza responsabile da capire le conseguenze delle mie azioni; lui continuava a dire "Dovete andare a fare gli auguri" e io "Certo, stai tranquillo". Non ci volevo andare e non ci sono andato, perché se vuoi rispetto prima di tutto lo devi dare. Io per i miei parenti non ho mai provato gelosia, ho sempre voluto il bene di tutti, ma a quanto pare non è così che funziona il mondo. E allora no, basta. Non mi metto a sparlare come fanno loro, non sono un bambino, però hanno perso il mio rispetto e il mio saluto. Tutto qua. Non li voglio vedere ne sentire e per questo ringrazio di essere già qua, lontano da tutti.
Sentivo la mancanza dei miei netfriends però, nonostante tramite sms un contatto rimaneva. Ma internet è l’adeguato sostituto a tutti i marchingegni, l’ho capito solo adesso: si parla, discute, ci si informa con un solo computer, invece di avere radio, tv, telefonino e altro. Adesso che qua posso connettermi in tranquillità mi sento molto più a mio agio!
A mio agio invece non mi sono sentito quando sono andato sabato in posta. Altro che rispetto del prossimo, è stata un’esperienza oltre ogni schifo. Lo so che quando si va in posta giù al mio paese si perde la mattinata, vuoi per il gigantesco numero di persone che ogni giorno affollano l’ufficio, vuoi per la lentezza di chi sta dall’altra parte del vetro, vuoi perché la gente ha tanto di quel sale in zucca da farti sentir geloso per quanto sei stupido. Anni fa c’era un litigio al giorno perché nessuno rispettava la fila. Oggi ci sono gli affari per il biglietto, che dovrebbe in teoria azzerare il problema del turno dell’uno o dell’altro, e invece se le inventano di tutti i tipi e i furbi hanno trovato anche il metodo per avitare la fila. Che schifo. Applicassero la loro furbizia per rendere il paese un posto migliore, ne godrebbero di vantaggi. E invece i miei compaesani hanno un senso del dovere pericolosamente basso e così facendo ecco che hai un ufficio postale pieno zeppo di gente, 2 operatori su 5 a sbrigar la gente (e gli altri 3? In vacanza?) e il furbo di turno che si presenta dall’operatore con una ventina di biglietti diversi, con venti numeri diversi (e allora pensi: "Ecco come mai c’erano così tanti biglietti mancanti nella successione del turno!"), molto probabilmente prelevati di mattina presto, scavalcando la fila. E la cosa che ti fa innervosire maggiormente è che non si tratta di giovani senza rispetto, ma di gente anziana. Uno pensa che invecchiando una persona diventi saggia e sempre più giusta. Ahimé no, a quanto pare giu la gente peggiora e diventa irrispettosa e arrogante. Come si può convivere con persone così? Me lo sono chiesto seriamente quella mattina, ma non mi sono dato delle risposte soddisfacenti. Sono vissuto per così tanti anni giù eppure solo adesso mi accorgo di quanto meschini siano i miei compaesani: sempre a fare i furbi.
Dopo quello spettacolo ho iniziato a fare il conto alla rovescia per il mio ritorno qua. Dopo due settimane volevo già cambiare aria: un record!
Ora penso solo a mettermi sui libri per eliminare quest’altro esame… torno giù ad aprile, se mi va!

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