Girando per il web se ne trova di roba eh! Infatti cercavo qualche poesia bella magari da appendere in camera… e ne ho trovate! Ovvio che la mia ricerca era mirata: Il Signore degli Anelli è pieno zeppo di poesie e canti. Quindi bastava andare su un sito e cercarle. Su Eldalie.it c’è una sezione apposita. Con tutte le poesie! Bello rileggere quelle di maggiore effetto. Hanno un ruolo chiave a volte, nel definire quella "profondità storica" che l’autore ha cercato di trasmettere (con successo!!!) al lettore. Qui ne elenco solo alcune delle più belle.

La prima è famosissima anche per quelli che hanno a malapena visto una volta il film. Apre il romanzo e conferisce a tutto quel senso di maestoso e misterioso:

Tre Anelli ai re degli Elfi sotto il cielo che risplende,
Sette ai Principi dei Nani nelle loro rocche di pietra
Nove agli Uomini Mortali che la triste morte attende,
Uno per l’Oscuro Sire chiuso nella reggia tetra
Nella Terra di Mordor, dove l’Ombra nera scende.

Un Anello per domarli, Un anello per trovarli,
Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli,
Nella Terra di Mordor, dove l’Ombra cupa scende

Si apre il libro e si leggono questi versi. È un avviso: "stai attento che ciò che qui dentro è riportato è molto più di quanto immagini". Come tutti i canti anche questo richiama a cose antiche e precedenti, a storie mai narrate, che vorremmo ascoltare. Attira… la Terra di Mordor? L’Ombra cupa? Nani nelle rocche di pietra??? Da oscurità, ad oscurità, qui riporto "L’incantesimo dei Tumulilande":

Fredda la mano ed il cuore e le ossa,
Freddo anche il sonno è nella fossa:
Mai vi sarà risveglio sul letto di pietra,
Mai prima che muoia il Sole e la Luna tetra.
Nel vento nero le stelle anch’esse moriranno,
Ed essi qui sull’oro ancora giaceranno,
Finchè l’oscuro signore non alzerà la mano
sulla terra avvizzita e sul mare inumano.

Questa fa rabbrividire, anche perché è uno spettro dei Tumuli a cantarla. È come quei canti di potere che si sentono tanto ne Il Silmarillion, quei canti che fanno perdere le forze e ti fanno entrare in uno stato di sonnolenza paurosa, non perché noiosi, ma perché magici. A fianco ai canti e alle poesie, poi, J.R.R. Tolkien ci ha lasciato in eredità un bel "enigma" se così si può dire, qualcosa su Aragorn figlio di Arathorn, erede al trono di Gondor:

Non tutto quel ch’è oro brilla,
Né gli erranti sono perduti;
Il vecchio ch’è forte non s’aggrinza
E le radici profonde non gelano.
Dalle ceneri rinascerà un fuoco,
L’ombra sprigionerà una scintilla,
Nuova la lama ora rotta,
E re quei ch’è senza corona.

Parole mitiche. Quando le lessi la prima volta mi pareva di averle ascoltate di già. Fenomenale la parte finale, da "Dalle ceneri" fino a "corona". È un preludio a quel che sarà il destino di Aragorn. E dalle belle speranze si passa a qualcosa di più triste: "La Caduta di Gil-Galad":

Gil-galad sugli Elfi soleva regnare:
Tristi cantano ora i menestrelli
I giorni ancor liberi e belli
Del suo regno tra i Monti ed il Mare.

La sua lancia era aguzza, la sua spada tagliente,
E da lungi il suo elmo splendeva possente.
Migliaia di stelle che in cielo raggiavano
Nel suo elmo d’argento si rispecchiavano.

Ma mille anni fa egli cavalcò via,
E nessuno oggi sa dov’egli adesso sia;
E la sua stella cadde nelle tenebre profonde,
A Mordor dove la cupa ombra si diffonde.

Gil-Galad fu l’ultimo Supremo Re dei Noldor, e regnava nel Lindon della Seconda Era, ad Ovest della Contea (che ancora non era stata fondata). Si oppose con tutte le sue forze a Sauron prima dell’arrivo dei Numenoreani (come ho citato in passato) e perì in guerra al fianco di Elendil l’Alto. Il passo veramente bello di questa poesia è l’ultimo: "Ma mille anni fa egli cavalcò via/ E nessuno oggi sa dov’egli adesso sia/ E la sua stella cadde nelle tenebre profonde/ A Mordor dove la cupa ombra si diffonde". L’addio di Gil-Galad alla Terra di Mezzo… Tralasciamo i canti di Eärendil e di Beren e Lùthien, perché troppo lunghi ed arriviamo all’Enigma di Boromir, quello che lo spinse a raggiungere Gran Burrone per chiedere consiglio ad Elrond:

Cerca la Spada che fu rotta,
A Imaldris la troverai;
I consigli della gente dotta
Più forti di Morgul avrai.
Lì un segno verrà mostrato,
Indice che il Giudizio è vicino,
Il Flagello d’Isildur s’è svegliato,
Ed il Mezzuomo è in cammino.

Se non è segno di Ilu in persona questo… parole chiare e nette, tanto è che possiamo anche non chiamarlo enigma. Si capisce chiaramente il significato del messaggio. Però rimane bello lo stesso! Quindi si giunge al momento forse più triste di tutta La Compagnia dell’Anello, il periodo post morte di Gandalf, cantato da Frodo:

Grigia era la sera nella Contea,
Il suo passo si udì sulla Collina;
Ma prima che brillasse l’alba argentea,
Già era partito per la sua via.
Dalle Terre Selvagge agli occidentali lidi,
Dai deserti del Nord ai colli verdeggianti,
Nel covo del drago e nei nascosti nidi
Egli camminò a lungo nei boschi ombreggianti.

Con Hobbit e con Elfi, con Uomini e con Nani,
Con coloro che non muoiono e con i mortali,
Con la bestia nel covo e l’uccello sui rami,
Egli sapea parlare le lingue locali.

Voce squillante, mano che guarisce,
Una schiena curva sotto il grave peso,
Bastone che guida, spada che ferisce,
Un pellegrino stanco sul sentiero scosceso.

In sapienza ed in saggezza egli era signore,
Un vecchio dal cappello antico e corroso,
Alla collera e al riso pronto a tutt’ore,
Appoggiato sul suo fedele bastone nodoso.

Solo si ergea sul ponte,
Sfidando sia il fuoco che l’ombra;
Rotto il bastone nel monte,
Khazad-dûm fu la sua tomba.

Una poesia di una tristezza incredibile. È capace di darci il perfetto ritratto di Gandalf in così poche righe. Il Grigio Pellegrino, amico di Elfi e Uomini, saggio, potente, giusto, coraggioso, intraprendente, sempre di fretta. "Solo si ergea sul ponte/ Sfidando sia il fuoco che l’ombra/ Rotto il bastone nel monte/ Khazad-dûm fu la sua tomba". Più nel libro che nel film si finisce per affezionarsi a Gandalf, è come un padre affettuoso; è la guida, un vecchio amico. Quando vien meno all’appello ci si sente vuoti, spaesati. E con questa poesia che il piccolo Hobbit dedicò allo Stegone caduto, l’autore aveva penso proprio l’obiettivo di confermare questo legame. E si arriva quindi a "Le due Torri". È un canto lungo, ma devo riportarlo per la sua impressionante bellezza: il "Canto funebre di Boromir":

Su Rohan, su campi e stagni, tra l’erba verde e alta,
Soffia il Vento dell’Ovest, e il muro e il vallo assalta.
«Che nuove stanotte per me, o Vento dell’Ovest vagante?
Boromir l’Alto vedesti, al chiaro di luna o al sole avvampante?».

«Sette torrenti passò cavalcando, grigi e ruggenti;
L’ho visto in terre deserte, solo, inseguire i venti
E l’ombre del Nord, per sempre. Ha udito il Vento del Nord,
Forse, suonare il corno del figlio di Denethor».
«O Boromir!, dalle mura guardo a ovest, cercandoti invano,
Ma tu più non sei tornato dal buio deserto lontano».

Soffia il Vento del Sud, da dune e scogliere, dal Mare,
Con voce tremante, e porta fin qui del gabbiano il gridare.
«Che nuove dal Sud per me, o vento che spiri fremendo?
Dov’è Boromir il Bello? Tarda, ansioso lo attendo».
«Non chiedermi dove egli sia…Le ossa son molte
Sui neri scogli e sulla bianca rena, nelle cupe notti sconvolte;
Tanti, in cerca del Mare, dell’Anduin solcan la via.
Chiedi al Vento del Nord che ne è di quelli che m’invia!».
«O Boromir! Là dove geme il Vento, la via porta a sud verso il Mare,
Ma tu non giungi al grido dei gabbiani, dalle grige sponde del Mare».

Dalla Porta dei Re soffia il Vento del Nord, sopra rapide e forre;
Freddo e limpido il suo richiamo scroscia e tuona intorno alla torre.
«Che notizie dal Nord, o vento possente, rechi oggi per me?
Che ne fu di Boromir l’Intrepido, che da tempo qui più non è?».
«Sotto Amon Hen gridava, oppresso da molti nemici.
L’elmo rotto, la spada in frantumi, alle acque l’affidaron gli amici.
Il capo fiero e il bel volto alla morte han consegnato.
E Rauros, le rapide d’oro, lontano con sé l’ha portato».
«Boromir! La Torre di Guardia sempre a nord rivolta sarà,
Verso Rauros, le rapide d’oro, sino all’ultimo dì che verrà».

Il coraggioso Boromir muore dopo aver cercato coraggiosamente di riparare al suo errore. Anche questa è una perdita importante per la Compagnia, però devo ammettere che il Boromir del romanzo e più rude e meno espressivo del Boromir cinematografico, per cui la sua morte nel film ha più effetto su di me, rispetto al libro. Il canto in questione è intonato da Aragorn, Legolas e Gimli. Notate come manchi il Vento dell’Est. E di triste in triste… arriva il momento allegro: Barbalbero che cerca di collocare gli Hobbit tra le creature delle vecchie liste ne "La lunga lista degli Ent":

Impara ora la storia degli Esseri Viventi,
Ricorda che son quattro le libere genti.
Elfi vengono quelli più antichi chiamati,
Nani gli scavatori delle buie dimore,
Ent i vecchi come i monti e dalla terra nati,
Uomo infine il mortale, dei cavalli il signore.

>Castoro il costruttore, daino il saltatore,
Orso il cacciator d’api, cinghiale il lottatore,
Cane affamato, coniglio spaventato…

Aquila rapace, bue nei campi,
Cervo di corna incoronato, falco veloce ed alato;
Cigno il più bianco, serpente il più freddo…

"L’incredulità del comico Ent quando non trova nella lista gli Hobbit lo manda quasi in panico! Non ha mai sentito parlare degli Hobbit e non sa da dove vengano! Menomale che è l’essere più antico della Terra di Mezzo! Sempre su di lui: ho detto che è l’essere più antico della Terra di Mezzo, beh, basti pensare solo a quando risale la nascita degli Ent! Un passo de Il Silmarillion cita: "Allora Yavanna fu lieta, e si levò alzando le braccia ai cieli, e disse: "Alti cresceranno gli alberi di Kementari, tanto che le Aquile del Re vi possano abitare!". Ma anche Manwë si levò e sembrò drizzarsi ad un’altezza tale che la sua voce scese a Yavanna come lungo i sentieri dei venti. "No", disse "soltanto gli alberi di Aulë saranno abbastanza alti per questo. Tra i monti, le Aquile abiteranno, e udranno le voci di coloro che ci invocano. Ma nelle foreste s’aggireranno i Pastori degli Alberi". E’ un pezzo di storia arcaica oserei dire… talmente antica rispetto alle vicende de "Il Signore degli Anelli" da non avere praticamente collocazione storica, visto che si pone prima della venuta degli Elfi. I pastori degli Alberi, quindi, sono i più antichi viventi della Terra di Mezzo e a ragione di questa affermazione c’è, appunto, la poesia "I Ricordi di Barbalbero":

Fra salici e prati a Tasarinan passeggiavo in Primavera.
Ah! la vista e il profumo di Primavera a Nan-tasarion!
Dicevo: "E’ bello!".
Nei boschi di olmi d’Ossiriand erravo d’Estate.
Ah! le luci ed i suoni d’Estate
fra i Sette Fiumi di Ossir!
Pensavo ch’era ancor meglio.
Ai faggi di Neldoreth giungevo infine in Autunno.
Ah! il rosso e l’oro ed il fremer di foglie d’Autunno a Taur-na-neldor!
Colmava ogni mio desiderio.
Sino ai pini degli altipiani di Dorthonion salivo d’Inverno.
Ah! il vento e il bianco e il nero dei rami d’Inverno a Orod-na-Thôn!
S’innalzava il mio canto nei cieli.
Ed ora sommerse dall’onda son quelle terre.
E io cammino attraverso Ambarona, Tauremorna, Aldalómë,
Attraverso il mio territorio, il paese di Fangorn,
Ove lunghe son le radici,
E più fitti che foglie gl’innumerevoli anni
A Tauremornalómë.

Tutti i luoghi geografici indicati sono relativi al Beleriand, quella porzione di mondo interessata dalla lotta per i Silmaril e dai Regni Elfici Noldor e Sindarin. Questo era tanto per precisare l’iperspazio temporale di tali eventi! E qui arriviamo ad uno dei miei canti preferiti: "Il canto dei Rohirrim", musicato da Howard Shore nella trasposizione cinematografica con la composizione intitolata "Where is the horse and the rider":

Dove sono cavallo e cavaliere? Dov’è il corno dal suono violento?
Dove sono l’elmo e lo scudiere, e la fulgida capigliatura al vento?
Dov’è la mano sull’arpa, e il rosso fuoco ardente?
Dov’è la primavera e la messe, ed il biondo grano crescente?
Son passati come pioggia sulla montagna, come raffiche di vento in campagna;
I giorni scompaiono ad ovest, dietro i colli che un mare d’ombra bagna.
Chi riunirà il fumo del legno morto incandescente?
Chi tornerà dal Mare e potrà mirare il tempo lungo e fuggente?

Beh, diciamo che nel film non è per intero ed è stata leggermente modificata, ma lo spirito rimane lo stesso. È una poesia molto profonda. Che ci porta alla morte di Thèoden, ne Il ritorno del re" e al canto funebre composto in suo onore, dopo la grande battaglia dei Campi del Pelennor:

Dal buio Dunclivo nel cupo mattino
il figlio di Thengel partì col suo scudiero;
giunse ad Edoras, l’antico palazzo
del trono del Mark, velato da brume;
avvolte in tenebre le volte dorate.
Disse addio al suo libero popolo,
al focolare, al trono ed agli amati luoghi,
felici dimore prima dell’oscurità.
Avanzò il Re. Innanzi a lui il destino.
Dietro la paura. Tutti fedeli furono,
e le promesse fatte anch’esse mantenute.
Avanzò Théoden. Cinque dì e cinque notti
sempre più ad est galopparono gli Eorlingas,
attraverso Falda e Fenmarch e Firien,
seimila lance per il Sunlending.
Ecco Mundburg si erge ai piedi del Mindolluin,
città dei re del Mare nel regno del Sud,
assediata dai nemici, cinta dal fuoco.
Il fato li spinse avanti. Le tenebre inghiottirono
uomini e cavalli; il rumore degli zoccoli svanì
nel lontano silenzio; questo narrano i menestrelli
.

Anche in questo caso, vi è la tenebra simbolo di morte: la si vede nei canti per Gil-Galad e in numerosi altri casi. Anche qui le "tenebre inghiottirono". È un’idea macabra, ma che rispecchia al tempo stesso il gran coraggio di un popolo come i Rohirrim, capaci di affrontare grandi difficoltà, ma di uscirne vittoriosi. E infine termino questo post lungo come la Bibbia con le parole che le Acquile dispensarono alle genti di Minas Tirith il giorno della sconfitta definitiva di Sauron, un giorno in cui i destini della Terra di Mezzo per un attimo rimasero sospesi tra due megapotenze in lotta tra loro:

Cantate ora, gente della Torre di Anor,
perché il Regno di Sauron è finito per sempre,
e la Torre Oscura è crollata.

Cantate e gioite, gente della Torre di Guardia,
perché non fu vana l’attesa,
e il Cancello Nero è spezzato,
e il vostro Re l’ha varcato,
ed egli è vittorioso.

Cantate e godete, tutti voi figli dell’Ovest,
perché il vostro Re tornerà,
e in futuro in mezzo a voi vivrà
tutti i giorni della vita.

E l’Albero appassito rifiorirà,
ed egli nei luoghi alti lo pianterà,
e benedetta sarà la Città.

Cantate quindi, o gente!

In definitiva cosa posso mai dire? Ammutolisco di fronte a tanto genio. A me non piace la poesia, ma con richiami epici, di oscurità, di antiche battaglie, di sacrifici… cioè, è Tolkien, maledizione! Non è un qualsiasi scrittore di oggi! È Tolkien!

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