"The pass of Caradhras" – Howard Shore

Chi dice che le composizioni di Shore per la trilogia de "Il Signore degli Anelli" siano scadenti, penso non capisca niente di niente. Va bene, non sono un esperto, non suono musica, ma le colonne sonore in un film è risaputo che danno carattere e profondità. E le composizioni di Shore si adattano alla perfezione alla scenografia e alla sceneggiatura del film. Per questo sono perfette. Adesso che ascolto questo pezzo, mi sono svegliato da poco, mi tornano alla mente i momenti mitici del primo film. Forse perché è una colonna sonora azzeccata? Gandalf che guida la Compagnia verso Sud per poi essere sconfitto dal Cornorosso, il crudele Caradhras, "invidioso" di tutto quanto camminasse su due piedi. Una tormenta di neve come mai s’erano viste… le Montagne Nebbiose a volte sembrano sputar fuori tutto l’odio del loro artefice Melko, che le innalzò per ostacolare i viaggi solitari di Oromë, nei Tempi Remoti. E il povero Gandalf è costretto ad un viaggio che non lo rallegra, perché le notizie di Moria facevan tremare anche i più coraggiosi. Meglio ancora sarebbe dire le non notizie di Moria, perché erano ormai trent’anni che il coraggioso Balin vi si era avventurato con i suoi fedeli per riconquistare il reame. Cosa c’è di tanto prezioso in Moria? Ah, beh, a parte quel po’ di mithril, penso che all’epoca della Guerra dell’Anello ci fosse rimasto veramente poco: Moria venne saccheggiata più volte, dopo il risveglio del Balrog. Dalle prime informazioni a quanto pare Balin era riuscito a conquistarsi qualche sala di uno dei sette abissi (adesso non ricordo quale), e riusciva a tenere lontani gli orchi, ma da qualche anno non giungevano più notizie. Non so voi, ma io leggendo il libro ebbi un tremore, anche se conoscevo già cosa fosse successo, avendo guardato il film. Le miniere di Moria rappresentano il lato più maestoso, antico, superbo e oscuro di tutta la storia della Terra di Mezzo, più oscuro di Dol Guldur o delle pianure di Gorgoroth, nel Regno Nero. Era costituita da immensi saloni, una volta illuminati perennemente da enormi lampade. Il Nanosterro lo chiamavano i Nani, ed era una fortezza impenetrabile talmente efficiente che neanche Sauron, durante la guerra degli Anelli della Seconda Età, riuscì ad entrarvi. Quale vantaggio sarebbe stato per i suoi eserciti impossessarsi del mithril! Il mithril era materiale più prezioso dell’oro, era chiamato "veroargento" e i Nani lo utilizzavano per i loro commerci e per le loro armature: quasi un equivalente del titanio, il Mithril era resistentissimo, ma al contempo leggero. Frodo Baggins salvò la sua vita proprio per la cotta di mithril che indossava nelle Miniere di Moria, durante la battaglia che si tenne nella camera di Mazarbul, per esempio. Ma quale fu la fine di Moria? Fu presa dall’interno, invece che dall’esterno. Non per tradimento! Ma per avarizia. I Nani scavavano continuamente le radici del Caradhras alla ricerca di filoni di mithril e alla fine risvegliarono il male "senza nome": uno spirito di fuoco, ultimo superstite dei comandanti degli sconfinati eserciti di Angband, fedele al solo, unico, vero Signore Oscuro, il Vala più potente di tutti quelli esistenti salvo Manwë: un Balrog. Esso uccise Durin il re e distrusse la potenza dei Nani. Moria venne abbandonata e al posto dei Nani arrivarono gli Orchi, che ripulirono più volte gli immensi saloni dei vari abissi. Moria divenne un nome infausto, un nome simbolo del male. Anche noi quando pronunciamo il termine Moria abbiamo la sensazione di qualcosa di non proprio bello, forse per la somiglianza col termine "morte" o per il termine "morìa". Beh, anche elfi e nani provavano lo stesso timore. Anche perché al terrore si aggiunge il mistero. I Nani di Moria non avevano memoria delle guerre dei Silmaril nel Beleriand della Prima Era, perché non vi presero parte, e di tutti i nani che combatterono negli eserciti di Belegost alla Nirnaeth Arnoediad ben pochi sopravvissero e credo che ai tempi della rovina di Moria pochi erano i discendenti di quei coraggiosi combattenti, capaci di mettere in fuga il drago Glaurung, che avevano memoria dei Balrog, in base a quanto raccontato loro dai propri familiari. E, dicevo, al terrore si aggiunse mano a mano che passavano gli anni, il mistero. Cos’è la creatura che ha decretato la fine del regno di Moria? Nessuno sapeva spiegarselo, e nessuno pensava ad un Balrog perché durante la Guerra d’Ira si pensava fossero stati annientati tutti. E invece no. Uno ne sopravvisse, l’ultimo. E si nascose proprio sotto Caradhras. Che derivasse da lui tutto il male di quelle montagne? Possibile. Quando la Compagnia incontrò il Balrog nelle Miniere di Moria lo stesso Gandalf ne fu sgomento: "Un balrog! E io sono già stanco!". Una lotta di pari livello quella che si tenne poi sul ponte di Khazad-dûm; Gandalf cadde nell’abisso e tutti sappiamo come andò a finire. Moria però, rimaneva fuori della portata dei Nani della stirpe di Durin e chissà per quanto tempo ancora sarebbe rimasta tale.

Un tesoro irrecuperabile per l’orgoglio dei Nani. Un po’ come quando noi perdiamo qualcosa e sappiamo di non essere in grado di recuperarla.

Ci sono così tanti misteri negli eterni saloni del Nanosterro che non basterebbero dieci biblioteche per svelarli tutti. L’immensità e il mistero che fanno viaggiare la mia immaginazione, così come l’immaginazione di tanti appassionati come me.

Che bello!!!

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