Giornata tranquilla oggi! Beh, menomale, c’è da dire. Solo una chiamata fino ad ora, esattamente stamattina, alle 9 e mezzo, mentre ero sotto la doccia e lo stereo picchiava il Lento Violento di Gigi D’Ag. Poi nient’altro. A quanto pare sono poco d’aiuto oggi… meglio!!! Posso fare quello che mi va con meno interruzioni rispetto alla norma. Ecco, riguardo a questo, prima pensavo, questi primi mesi da vicedirettore sono stati alquanto tranquilli. Mi aspettavo delle giornate infernali, invece ne ho passate di tranquille. E molte meno pretese di quelle che immaginavo a luglio. Nel senso che la gente è molto meno scocciante (per usare un termine particolare) di quanto immaginassi tempo fa. Io pensavo che Raffo fosse perennemente stressato da richieste idiote, invece mi sa che sbagliavo… In effetti la più noiosa delle richieste alla quale mi è capitato di dover rispondere è stata quella del "mi apri la camera di tizio che devo prendere una cosa?".
A tal proposito volevo esprimere la mia incredulità per il fatto che su 100 richieste mensili, mettiamo almeno 80 vengono fatte a me. Non mi da fastidio, anzi: sono stato abituato a sudarseli i compensi… però almeno sotto questo profilo avevo ragione a luglio: i ragazzi chiamano più me che Andrea. Mi fa piacere fino ad un certo punto, perché insomma, Andrea non è poi cattivo o menefreghista, anzi. Però loro chiamano sempre me, forse perché sono del sud. In realtà la causa principale di questa preferenza la conosco bene e posso dire con sicurezza che ho ragione: lo dissi anche a Don Celso prima della fine dello scorso anno accademico: i più grandi (riferimento particolare a quelli del piano terra) chiameranno sempre me, perché con Andrea ci hanno parlato poco o niente. E infatti i numeri dicono questo: quelle poche volte che hanno chiamato i vari Peppe, Stefano eccetera… hanno chiamato me, non Andrea. Fa riflettere questo fatto perché potrebbe anche stare ad indicare una sorta di adattamento mio migliore di quello di Andrea, come una sorta di simpatia maggiore che io ho riscosso in tre anni di tempo, rispetto ad Andrea, per quelli del piano terra. Sono dei ragazzi normali eh, nonostante oramai ci sia questa sorta di stereotipo del ragazzo mafioso (si, proprio mafioso!). Sono un gruppo chiuso, non c’è che dire, però ho iniziato a cambiare idea su di loro due anni fa, quando collaborai con Daniel Viva, allora presidente della Consulta qui in collegio, per la realizzazione del video di fine anno: un ragazzo veramente serio e capace. Il contrario di quanto pensavo in un primo momento. E ci sono rimasto in buoni rapporti, nonostante il fatto che fino ad allora non ci avevo scambiato così tante parole. Una bella sensazione, dai. In fondo allargare la cerchia dei miei conoscenti non mi è mai dispiaciuto.
Lo stesso dicasi per ragazzi come Peppe e Stefano. Presi singolarmente sono dei bravi ragazzi: puoi ridere, scherzarci, scambiare opinioni: il contrario di quanto appaiano esternamente, il contrario di quanto dica la gente. Per carità, anche loro sbagliano, ma in fondo tutti sbagliamo. Anche io sbaglio spesso, è risaputo ^^. Però parlare con Stefano è possibile, per esempio: è intelligente, mica presuntuoso. Molto migliore di altre persone qui dentro, questo è poco ma sicuro. E tutti quanti non mancano di ringraziarmi quando apro loro la porta della camera o della cucina eh! E cosa ancora più sorprendente, mi salutano tutti, anche quando magari non li vedo in giro.
E qui si arriva al punto: siamo sicuri che tutti quanti qui in collegio siano così premurosi nei miei confronti perché sanno che io sono fatto in un determinato modo? In parole povere: sono tutti lecchini? Penso che buona parte delle modifiche "comportamentali" nei miei confronti siano dovute all’azione "lecchinaggio" (brutta parola, ma è la verità): saluto Donato per in giro così lui mi permette di andare al femminile senza rompere. No, errato, sbagliato. Posso accettare il saluto, si, ma in misura di rispetto, non per accattivare una falsa amicizia. I false friends sono la cosa più odiosa che ci si possa augurare, quindi non li contemplo. Amo le amicizie sincere, non quelle opportunistiche. Ho torto a ragionare in questo modo? Quindi non è che Pasquale va al femminile e a me va giu questa idea, o modo di fare: no, affatto. Si prendono i miei rimproveri, a volte amichevolmente, spesso non tanto amichevolmente. Io sono qua per far rispettare le regole e per risolvere qualche scaramuccia, quindi faccio il mio lavoro senza favoritismi: conoscere me non vuol dire avere favori . E penso che così debba funzionare.
Sono alla mano, sopporto certe cose, chiudo un’occhio su cose infime e prive di importanza: sopporto nei limiti del possibile. Penso che con 160 persone un luogo debba prevedere una sorta di elasticità, che si deve poi accoppiare ad un certo buonsenso delle persone. Se tutti quanti fossimo capaci di evitare l’esagerazione in tutto quello che facciamo, forse il collegio sarebbe veramente un luogo dove poter vivere in pace con poche liti. Peccato non sia così però…
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