Aveva proprio ragione Crichton. Anzi, ha ragione. Ma in fondo l’ho sempre saputo che una cosa è studiare
un fenomeno, un’altra è scrivere un articolo giornalistico in merito ai
risultati della ricerca fatta. Beh, in Italia ci affidiamo ai giornali poco e
spesso, invece che cercare sul web gli appositi abstract veritieri. E questi sono i risultati. Ci sono cascato
anche io spesso, anzi, posso dire che fino a qualche anno fa ci credevo
fermamente a certe teorie; le consideravo quasi fatti, non tanto più teorie.
Perché i segnali degli ultimi tempi non sono stati proprio rassicuranti:
temperature fuori dai valori norma, inverni tali solo per le sere ghiacciate
(in contrapposizione a giornate quasi primaverili), e Polo Nord che si scioglie
sempre più velocemente. Dei trend non normali, diremmo. Come ho potuto io, che
amo tanto le scienze della Terra, non pensare al fatto che tutto è dinamico?
Quando mai le temperature del nostro pianeta sono state costanti? E perché
dovrebbero esserlo oggi?

La nostra paura, intendo dire come genere umano, è quella di
un futuro brullo, trasformato in un forno crematorio da un’atmosfera incapace
di liberare verso il cosmo i raggi solari che in otto minuti attraversano
quella distanza di una UA (unità
astronomica
) che ci separa dalla nostra stella. Un effetto che si dice sia
dominante su Venere, quello che dovrebbe essere il nostro pianeta gemello.
Venere “soffre” di un effetto serra che gli impone una temperatura di 500°C,
molto maggiore di quella di Mercurio, pensate, che è molto più vicino al Sole,
ma che non è dotato di un’atmosfera. È da quando ho 10 anni che leggo ovunque
il rischio che corriamo, quello di stravolgere la composizione atmosferica
trasformando il pianeta in un forno: tragedie a non finire, perché ovvio che
l’equilibrio ambientale andrebbe a farsi friggere. Addio alla neve, addio ai
poli, tutti sott’acqua, carestie,
malattie tropicali.

Roba dell’altro mondo. La fine della nostra civiltà, come ho
detto più volte. Dopo la paura dell’inverno nucleare ecco quella del
surriscaldamento. Per carità è un nobilissimo atto quello di mettere l’umanità
in allerta da eventi di questo tipo; però passa una notevole distanza
dall’affermare “succederà questo” dal dire “potrebbe accadere che”, perché in
un caso noi ci poniamo nella condizione di poter affermare, nel secondo di ipotizzare
solamente. E quella del surriscaldamento globale, è una teoria, non un fatto. Quindi perché allarmarci? Per vendere notizie
eclatanti, oltre che paure. Menomale
che il mestiere del giornalista era quello di vendere la verità, di informare
la gente.

Non voglio dire che quello che ho incollato sotto sia la
pura e semplice verità, ma solo che ciò che si temeva si sta realizzando. Nel
tumulto generale delle false notizie sulla fine del mondo per mano del
surriscaldamento, vi erano alcuni studiosi che invece guardavano con interesse
a qualcosa di diverso: la diminuzione delle temperature globali. Siamo chiari:
anche le loro sono supposizioni. In base alle loro idee, la corrente del Golfo
potrebbe fermarsi per l’immissione di grandi masse d’acqua dolce riversate
nell’oceano per lo scioglimento dei ghiacci artici. Bloccare la Corrente del
Golfo comporterebbe un grave abbassamento delle temperature nell’emisfero nord,
specie per l’Europa, con tutta una serie di conseguenze. Insomma, verrebbe
fuori un lato del nostro pianeta che ci assicurerebbe problemi: un periodo di glaciazione.
Possibile questo futuro, come possibile l’altro scenario: quello che possiamo
fare è osservare i cambiamenti dei prossimi anni. E proprio di questo parlava
ieri un articolo de Il Giornale, dal
titolo a caratteri cubitali: CLIMA. Insomma una presa in giro agli
ambientalisti. Rei in parte di aver premuto sull’acceleratore della paura per
gli effetti del surriscaldamento globale, essi si sono sempre battuti per il
rispetto dell’ambiente nelle sue molteplici dimensioni (terra, aria, acqua). Ed
ecco cosa scrive Il Giornale:

Dopo anni di
catastrofismi sugli effetti del riscaldamento globale cambia di colpo lo
scenario

Per gli astronomi il
2008 sarà l’anno più bianco dell’era spaziale. E per gli oceani rischio
ghiaccio

Al centro di tutta una bella immagine del nostro Polo Nord
quasi del tutto sciolto (un qualsiasi lettore di quelli che studiano
giurisprudenza capirà mai che si tratta del Polo Nord? Per lui potrebbe essere
tranquillamente l’Antartico – il Polo Sud. Ovviamente diciamo grazie ai
telegiornali italiani che ci propinano storie di protesi al seno, della vita su
“L’isola dei famosi”, dell’ultima storia d’amore tra pappa e ciccia e del
prossimo calendario Max per quelli che non possono vivere senza, e che quando
parlano di problemi seri, parlano del caldo a Milano, Torino, Roma, Napoli, e
qualche altra città di quelle famose per poi proporci la musica commovente
degli orsi a nuoto nei mari Artici, senza più una banchisa dove poter poggiare
i loro piedi. Stop. Basta. Nessuno parla del Polo Sud. Qualcuno ha mai sentito
parlare di scioglimento dei ghiacci al sud? No. “Certo”, mi direte, “al Polo
Sud i ghiacci non si stanno sciogliendo”: graziosa affermazione, ma incompleta,
perché i ghiacci antartici non solo non si sciolgono, ma stanno aumentando di spessore. Per la gioia dei
catastrofisti questa notizia non è mai stata divulgata a dovere. E il bello è
che nessuno sembra sapersi dare una spiegazione del fenomeno e questo mi fa
riflettere parecchio…)

“(…)Nella nuova epoca
del Terrore, che moltiplica i Robespierre verdi, nemmeno se hai un gran
sanculotto ti salverai mai, il Comitato di salute pubblica, eco catastrofisti
di ogni ordine e grado che abitano persino dietro il Pentagono, ci avvisano
ogni santo giorno, come Bernardo Gui nel “Nome della Rosa”, che per gli eretici
la fine del mondo sta per arrivare e noi non abbiamo niente da metterci. L’eco
tormentone è sempre quello: lo sapete o no, testoni che non siete altro, cosa
succederà nel giro al massimo di cento anni? Che la temperatura media del
pianeta si alzerà di sei gradi. Cioè i ghiacci polari si scioglieranno
completamente, la foresta amazzonica, polmone della Terra, diventerà il deserto
del Gobi, uragani mai visti attraverseranno i continenti, un miliardo di
profughi sarà costretto a lascare la propria terra, intere popolazioni si
estingueranno dall’oggi a domani. E senza che noi alziamo nemmeno lo sguardo
dalla playstation.

I naufraghi del
catastrofismo non smettono un secondo di sfornare statistiche angoscianti e
particolari raccapriccianti: entro il 2050 un terzo degli anfibi sparirà dal
pianeta, gli iceberg raggiungeranno le coste del Portogallo, rivolte, carestie,
conflitti ed epidemie diventeranno parte endemica della società, la guerra
tornerà a definire i parametri della vita umana, l’Occidente sarà travolto da
milioni di immigrati in fuga, la Versilia verrà inghiottita dalle acque, la
pasta cambierà sapore, il sugo all’amatriciana forse. Una serie interminabile
di sfighe.

Beh, che dire? Questa parte dell’articolo è assurdamente
vera, e assurdamente idiota allo stesso tempo, perché se da un lato dice con
parole povere quello che frulla oramai nella mia testa con sempre più
insistenza, alla fine mi scade con frasi del tipo “la pasta cambierà sapore, il
sugo all’amatriciana forse”. Rende l’articolo come l’ultima barzelletta della
settimana enigmistica. Sarà una presa in giro? Sembrerebbe di si, ma in un
paese dove più della metà della gente non sa quali sono i veri pericoli che si
corrono in un mondo come il nostro (guardare sopra per capire di chi è la
colpa), non mi sembra il caso di metter giu frasi di questo tipo, perché il
discorso è serio.

Capita però che da
qualche mese l’aria è cambiata e non solo meteorologicamente. Gli studiosi
adesso dicono un’altra cosa, meno consolante, più ambigua. La rivista Nature
per esempio intorno a maggio ci ha spiegato che dal 2010 al 2020 vedremo una
drastica riduzione della temperatura terrestre per colpa del raffreddamento
dell’oceano Atlantico; il mese scorso uno studio norvegese ci ha rivelato che
se è vero (o forse no) che al Polo Nord i ghiacci si assottigliano, al Polo sud
invece aumentano di spessore e che comunque è una cosa normale che succede nei
secoli dei secoli; e l’ultima novità, che arriva dalla NASA, non più tardi di
ieri l’altro, spiega che il sole non è mai stato così povero di macchie solari,
che il vento solare si è misteriosamente indebolito, e la sensazionale
conclusione è che forse “sarebbe il caso di aspettarsi una piccola era
glaciale”, inverni che più gelidi non si può. Raccontano che l’ultima volta che
il sole è stato così inerte, la “piccola era glaciale” durò più o meno cinque
secoli, fino nel 1850. Gelate e siccità strangolarono i raccolti, i porti e i
fiumi ghiacciarono, il commercio si fermò, carestie, pesti e guerre si
moltiplicarono. Così tanto per tornare di buon umore. Con il surriscaldamento
globale insomma farà un freddo becco, l’effetto serra verrà sostituito
dall’effetto frigidaire, e se avete cambiato guardaroba in attesa della fornace
planetaria cavoli vostri.

Qualcosa a dire il
vero s’era capito già da prima. Nord America, Siberia e Cina per esempio lo
scorso inverno, non hanno mai visto tanta neve così, il 2008, che non è ancora
finito, è stato battezzato dagli astronomi l’anno più bianco dell’era spaziale.
E pensare che dovevamo morire arrostiti nel microonde. A dar retta a certi
catastrofisti stai proprio fresco…

Il trend del Polo Sud quindi continua ancora oggi, e da un
bel po’ di tempo (sono diverse migliaia di anni che se non erro va aumentando
il suo spessore di ghiaccio), perché è dal 2002 (se non prima) che si conosce
questo raffreddamento dell’Antartico (lo studio norvegese in pratica ha solo
confermato il trend). Ma la cosa che faccio notare in questo articolo è come si
può usare questa nuova “verità” per spaventare la gente nello stesso identico
modo del surriscaldamento globale: “Gelate
e siccità strangolarono i raccolti, i porti e i fiumi ghiacciarono, il
commercio si fermò, carestie, pesti e guerre si moltiplicarono
”. È
incredibile come siano fantasiosi i giornalisti. Già immagino i titoli di
giornale… senza considerare che in realtà la piccola era glaciale passata, di
cui si fa cenno nell’articolo, non provocò poi così tanti problemi, anzi: le
temperature medie scesero di poco e se ci fu qualche problema, certo non fu la
causa di guerre. La cosa curiosa poi, se mi posso permettere, è la
strumentalizzazione della data 1850, ossia l’inizio della rivoluzione
industriale, da molti vista come la causa principale dell’aumento delle
concentrazioni di CO2* nell’aria.
È mai possibile che, se veramente l’industrializzazione fu la causa
dell’aumento delle temperature, i cambiamenti iniziarono proprio da quell’anno?
Ragionandoci su, a quanto può mai ammontare l’immissione di questo gas
nell’atmosfera con così pochi stabilimenti industriali funzionanti? Gli effetti
che si osservarono sul clima furono postumi al 1850. Non so di quanto, ma
furono postumi. Credo che le conclusioni saltino fuori da sole.

È da scemi non
capire, alla luce di quanto si dice in questo articolo, che il giornalismo
italiano non è fonte corretta di informazioni. Se si vuole arrivare alla verità
si deve leggere ciò che di meglio viene reso pubblico, e non certo le
insinuazioni di scrittori che, nonostante abbiano la capacità di metter giù in
due parole comprensibili argomenti difficili, si ostinano a dire il falso. Più
passa il tempo, più odio l’ignoranza diffusa della gente. Lo dico perché poi la
popolazione non sente i veri problemi fin quando non è troppo tardi per poterli
risolvere: se il nostro paese grava in certe condizioni non è certo per
l’economia di quest’anno o dello scorso anno… ma per le decisione prese tempo
fa; siamo cresciuti con gli occhi bendati di fronte a tanti problemi; ci sono
state dette solo alcune cose, altre ci sono state tenute nascoste, altre
addirittura sono state modificate. In tutti i campi, badate: dall’economia alla
politica, passando per la scienza. Vi sembra giusto tutto ciò?

(*) Per la cronaca
mi sento in dovere di precisare che l’aumento di anidride carbonica dal 1850 ad
oggi stimato corrisponde a 88 ppm (parti per milione), valore comparabile
all’aumento di anidride carbonica stimato per la fine di ognuna delle 4 ultime
glaciazioni (“Atmospheric CO2 concentrations
over the last glacial termination
”, Monnin, Indermühle, Dällenbach,
Flückiger, Stauffer, Stocker, Raynauld, Barnola – 2001), una quantità che ha
permesso si ai ghiacci di ritirarsi ma che non ha compromesso la sopravvivenza
del genere umano.

 

 

 

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